cappella del conservatorio _della Pietà_ a Venezia, che formò la sua
gran riputazione nell'Italia. Alle sue composizioni davasi il nome di
_musica divina_: tutti i teatri faceano a gara per avere sua musica, e a
lui non bastava tempo per comporne. Nel 1782 fu scelto per esser maestro
di cappella del Duomo di Milano, malgrado il concorso di molti altri
gran maestri. Tra le sue opere quella che fece più strepito fu _Giulio
Sabino_, ch'egli aveva composto nel 1781, pel teatro di Venezia; e che
fu impressa a Vienna nel 1784. La sua celebrità giunse fino al nord.
L'imperatrice delle Russie lo chiamò a Pietroburgo, dove egli pervenne
nel marzo del 1785, e diè principio da un concerto spirituale composto
di una musica di venerdì santo, e di alcuni salmi in lingua russa; fu
essa eseguita da un'orchestra di 66 cantanti, e cento corni russi, oltre
gli ordinarj strumenti da corda e da fiato. Tuttavia non essendosi
creduto colà romoroso abbastanza quel concerto, aggiunse egli de' colpi
di cannone a un _Te Deum_, che fece eseguire per la presa d'Okzakow.
Questi cannoni di diverso calibro, situati nella piazza del castello, e
servendo di basso a certi pezzi, formavano una musica assai bizzarra.
Dopo la rappresentazione dell'_Armida_ nel 1786, l'imperatrice gli diè
in dono una superba scatola d'oro, e un anello di diamanti; il nominò
direttore del conservatorio di musica, con l'onorario di 35mila rubbli,
oltre l'alloggio, e altri 15mila rubbli d'indennità pei suoi viaggi, e
lo innalzò al rango della prima nobiltà. Tra le sue numerose
composizioni sono da rimarcarsi per chiesa un _Confitebor_ a sei per
soprani e contralti; un simile _Dixit_ col _Gloria_ a nove; un
_Miserere_ con viole violoncelli e contrabbassi. Pel teatro le _Gelosie
villane_ opera buffa su i teatri di Germania ebbe particolarmente gran
successo: _Giulio Sabino_; _Fra due litiganti il terzo gode_, 1787 in
Vienna; _Armida e Rinaldo_, 1786. Le seguenti opere si danno tuttora ne'
teatri allemanni, l'_Incognito_, gli _Accidenti non provisti_,
l'_Ipocondrico_. Deesi in oltre al Sarti il far rivivere lo stile e 'l
gusto per le _Cantate da camera_ (_M. Ginguené Encycl. méthod_). Egli ha
posto in questo genere di musica le bellissime _canzonette_ del
Metastasio, e le ha espressamente composte per la voce de' Pacchiarotti,
de' Marchesi, e de' Rubinelli. Si comprende facilmente qual esser dee la
perfezione d'una musica da camera fatta da un simil maestro, ed eseguita
da tai cantanti. Racconta il _Carpani_, che Sarti si vantava d'insegnare
in poche lezioni a chiunque la maniera di comporre per basi numeriche;
ma chi ne fece la prova non ne ottenne che la persuasione, che nel Sarti
questo gioco altro non era che un facile mezzo per trarre di molto
danaro dai grandi con poca fatica; ma che i suoi capi d'opera con
tutt'altro venissero composti, che per via di fredde combinazioni
aritmetiche (_Lett. 3_). Narra egli inoltre che nel comporre voleva una
camera grande, vuota, ed oscura; funebremente rischiarata da una
solitaria lampada appesa nel mezzo, e soltanto nella più alta notte, e
nel più cupo silenzio trovava i pensieri musicali. Di questa fatta
scrisse il _Medonte_, tessè il rondò _mia speranza_, e la più bella aria
che si conosca, voglio dire, _la dolce compagna_ (_Lett. 13_). Il
tedesco _Gerber_ mostra di non fare gran stima del genio di Sarti: si sa
non per tanto che il cel. Haydn faceva il più gran caso di questo
compositore, e sopra tutto del suo _Giulio Sabino_. In Italia godè Sarti
della più alta celebrità, e le sue composizioni vengono ammirate per uno
stile or energico, or tenero, e sempre ben adattato alle parole. Carpani
lo chiama il _Domenichino della musica_, ed al pari del Paesiello, e
dell'Haydn eccellentissimo nell'unire alla verità delle idee, all'unità
del pensiero, alla convenienza dello sviluppo il pregio della
naturalezza. Sarti morì a Pietroburgo nel 1802, in età di 74 anni.
SARTI, fratello del precedente, e per quanto ho inteso dire, fu dapprima
gesuita. Venne quindi a stabilirsi in Pietroburgo, e divenne membro di
quell'accademia delle scienze. Negli atti della medesima trovansi dei
sperimenti, e delle osservazioni di Sarti sull'acustica, comunicate
all'accademia li 19 ottobre 1796 (_V. Nov. Act. Acad. Petropol., e
Chladni Acoust. p. 7, 84, 253_).
SAUNDERS è autore di un'opera, che ha per titolo _Treatise on theatres
including some experiments on sound_, London 1790 in 4º, cioè _Trattato
sui teatri contenente alcuni sperimenti intorno al suono_. M. Chladni lo
cita con elogio alla p. 302.
SAUVEUR (Joseph), professore di mattematiche a Parigi, e dell'Accademia
delle scienze, gli si dee la gloria di aver fatto della teoria delle
corde vibranti, e della sua applicazione alla musica, uno
degl'importanti rami della fisica, e di averlo unito alla meccanica.
Egli amava molto la musica, benchè non avesse avuta nè voce, nè
orecchio, e cercò di trovar i mezzi di semplificarla mediante l'idea di
uno stesso tuono generale e fisso per tutti i strumenti e tutte le
orchestre del mondo. Il suo sistema generale de' suoni si trova nelle
memorie della surriferita accademia. Aveva ancora proposto una maniera
di scrivere la musica sopra una sola linea, ed inventato un cronometro.
“Nuova lingua musicale più distesa, e più comoda; dice l' ab. Andres,
nuovi caratteri, nuove regole, nuove divisioni de' suoni, nuovo sistema
d'intervalli, ed in somma una nuova musica, o per dir meglio
un'acustica, di cui la musica non è che una sola parte, sono i frutti
delle sue speculazioni, e che voleva portare alla sua maturità e
perfezione. Egli era in verità un fenomeno strano e maraviglioso, che il
Sauveur, come dice il _Fontenelle_ (dans l'eloge) non aveva voce, nè
orecchio, e non ad altro pensava che alla musica, era ridotto a prendere
in prestito la voce e l'orecchio altrui e ne rendeva in cambio
dimostrazioni sconosciute a' musici, che gli prestavano quell'ajuto. Se
il Sauveur avesse potuto condurre al bramato termine le divisate teorie,
se la morte non l'avesse rapito nel corso delle sue meditazioni, sarebbe
egli stato il Newton dell'acustica, e noi avremmo questa scienza ridotta
alla perfezione dell'ottica. Or non di meno dobbiamo alla sua diligenza
molte scoperte su varj accidenti della propagazione del suono, molte
osservazioni su gli instromenti da corda e da fiato, e molte curiose ed
utili cognizioni su varie parti della musica e dell'acustica.”
(_Dell'origine ec. t. 4_). I trattati sulla musica di M. Sauveur sono
tutti inseriti nella storia dell'Accademia, eccone i titoli: _Principes
d'acoustique et de musique, ou Système général des intervalles des sons
et son application a tous les systèmes et instrumens de musique_, 1701.
_Application des sons harmoniques à la composition des jeux d'orgues_,
1702. _Méthode général pour former les systèmes tempérés de musique et
du choix de celui qu'on doit suivre_, 1707. _Table générale des systèmes
tempérés de musique_, 1711. _Rapport des sons des cordes d'instrumens de
musique aux flèches des cordes et nouvelle détermination des tons
fixes_, 1713. M. Sauveur morì nel 1716.
SAY (Samuele), ecclesiastico di Londra, ivi morto nel 1745, si distinse
per le sue virtù, e per le vaste sue cognizioni: era molto perito delle
mattematiche, e buon letterato aveva sommo gusto per la musica e la
poesia. Egli avea scritto alle preghiere di Richardson due _Saggi
sull'armonia, sulla varietà e 'l potere de' numeri_, che furono
pubblicati dopo la di lui morte in un volume in 4º, Londra 1749.
SCARLATTI (cavalier Alessandro), nato in Napoli, fu allievo in Roma del
Carissimi, maestro della cappella pontificia. Egli si rese cel. come
compositore in tutti i generi: fu il primo che più contribuì a fissare e
perfezionare nel contrappunto la chiarezza, l'espressione e le grazie,
conservandovi sempre la nobiltà e semplicità convenevoli, onde dagli
italiani veniva chiamato _l'onor dell'arte, e il capo de' compositori_.
Fu egli altresì il primo a tentar di ritorre all'infanzia de' secoli la
musica instrumentale. Prima di lui non si sentivano sui teatri d'Italia
altre _ouverture_ o sinfonie che quelle di Lulli: Scarlatti scosse il
giogo, uscì in campo con _ouverture_ di suo conio, e rispondendo il
successo all'impresa, fu riputato un genio. Fu alla corte di Baviera, e
in quella di Vienna dove scrisse delle opere italiane per que' teatri
con esito felicissimo: venne poi in Roma e dopo aver molto composto pel
teatro e per la chiesa, divenne cavaliere, e maestro di cappella della
corte di Napoli, ove passò tranquillamente il resto de' suoi giorni, ed
impiegò i suoi talenti a formare degli allievi degni di lui. Tra questi
distinguonsi il Sassone, il Durante, ed altri rinomati maestri.
Scarlatti, fu singolarmente il compositore più fecondo, e più originale
di _cantate_ per camera. Il suo genio era effettivamente creatore;
alcune collezioni manoscritte, notate di sua mano con la data di ciascun
pezzo, provano ch'egli ne componeva assai volte una per giorno. Ad
eccezione di alcuni periodi, che hanno di già invecchiato, la sua
cantilena ha nondimeno la freschezza della novità; e vi si riconosce la
più parte de' motivi e de' tratti di melodia, di cui si sono serviti
dopo di lui i migliori compositori de' primi 40, o 50 anni dello scorso
secolo. _Durante_ ne ha formati de' duetti; _Sacchini_ se ne serviva per
dare scuola di canto nel conservatorio di Venezia, ed al fine di ogni
lezione, baciava rispettosamente il libro che le conteneva. Tutti i gran
maestri hanno avuta sempre somma stima per lo Scarlatti. _Hasse_
parlando di lui diceva, che _in riguardo ad armonia egli era il più gran
maestro dell'Italia_; Jommelli riguardava la sua musica di chiesa come
la migliore in questo genere: le sue messe sorpassano il numero di 200.
Nel 1725 _Quanz_ trovò Scarlatti in Napoli, che scriveva ancora per
chiesa all'età di 75 anni, e che sonava molto bene di arpa. A Roma se
gli attribuisce il merito di aver molto perfezionata la scuola di canto.
A lui si deve altresì l'invenzione de' recitativi obbligati. Alessandro
aveva una figlia per nome _Flaminia_, che cantava egregiamente: il cel.
pittore _Franc Solimena_ la ritrasse per amicizia frequentando la sua
casa, insieme con suo padre al cembalo, con tal grazia ed evidenza
involta in una veste da camera, che si mostra il di lei ritratto per
maraviglioso a' forestieri. (_V. Signorelli Coltura delle due Sicilie,
t. 6_).
SCARLATTI (Domenico), figlio del precedente, nato in Italia nel 1683, fu
mandato da suo padre a studiar musica in Roma sotto Francesco Gasparini
compositore e cembalista assai celebre, di cui aveva alta opinione il
vecchio Scarlatti. Domenico trovandosi in Venezia nel 1709, mentre eravi
il cel. Hendel, restò così preso de' suoi talenti, che venne seco in
Roma per godere più lungamente del piacere di sentirlo. Venne egli di
poi chiamato alla corte di Madrid per dar lezioni di musica alla
principessa dell'Asturie, che continuò ancora divenuta essa regina di
Spagna. Compose e dedicò alla medesima le sue opere di sonate per
cembalo che furono impresse a Venezia, e divenne cavalier di S. Giacomo.
Egli viveva sino nel 1757, e brillava in quella corte come gran sonatore
di cembalo e compositore insieme. Il _Sassone_, che lo aveva conosciuto
in Napoli, ne parlava ancora cinquant'anni dopo con molto entusiasmo, ed
ammirava sopra tutto la sua grande attitudine e l'abbondanza della sua
immaginazione. _Giuseppe Scarlatti_ suo figlio, nato in Napoli verso il
1718, passò la più gran parte di sua vita a Vienna, ove fu stimatissimo,
sì come compositore, che pel suo talento straordinario nell'insegnare il
cembalo. Differente dagli altri Scarlatti, il di lui stile si distingue
per la sua facilità e grazia. Egli ha scritto la musica di più drammi
italiani, e serj e burleschi, pel teatro di Vienna, ove morì nel 1776.
SCARMIGLIONI (Guido Ant.), di Foligno, professore di filosofia e
medicina in Vienna, morì nella sua patria nel 1620. La sua dissertazione
_De sonis_ gli dà il dritto di essere compreso nel numero degli autori
di musica.
SCHEIBE (Giov. Adolfo), figlio di un cel. costruttore di organi a
Lipsia, sino dall'età di 9 anni si diè allo studio della musica, senza
tralasciare in seguito di coltivare le altre scienze. Ad una grande
abilità sul cembalo e l'organo unì egli lo studio degli autori di teoria
musicale, e delle antiche partizioni, aspirando ad un posto di organista
o di compositore; ma non avendo potuto nè l'un, nè l'altro ottenere,
cercò di far fortuna almeno come autore. Cominciò a pubblicar dunque il
suo _Musico-critico_, opera periodica, di cui dava un foglio per
settimana. _Mitzler_ e _Schroeter_ gli suscitarono delle dispute per
aver sostenuto, che le matematiche erano assolutamente inutili nell'arte
della composizione. Alcun tempo dopo ottenne egli il posto di maestro di
cappella del re di Danimarca, e nel 1745, pubblicò a Lipsia _la seconda
edizione_ in 4 vol. accresciuta di tutte le quistioni, che gli era stato
d'uopo discutere. Vi si trovano in essa alcune nuove dissertazioni, _del
Recitativo_; _dell'Origine progresso e natura del moderno gusto in
musica_; _la Critica di Mitzler con la sua risposta e note_; _Progetto
d'una divisione della musica_, ec. L'arrivo di Sarti a Coppenague fe'
perdere a Scheibe in gran parte la sua riputazione come compositore. La
musica leggiera e brillante di Sarti dovea necessariamente far cadere il
genere grave, e pesante di Scheibe, e finì con perdere il suo posto,
conservando nondimeno sino alla morte una pensione di 400 scudi. Poco
prima di morire intraprese egli ancora un'_opera sulla composizione
musicale_, che doveva contenere _quattro volumi in 4º_, ma egli morì
immediatamente dopo la pubblicazione del primo, a Coppenague nel 1776,
di 68 anni. Le altre opere di costui sono: _Degli intervalli e generi in
musica_, Amburgo 1729, _Sull'antichità e l'origine della musica,
principalmente della vocale_, Lipsia 1754, _Sulla Composizione in
musica_, 1 vol. contenente la teoria della melodia e dell'armonia,
Lipsia 1773, in 8º. La chiarezza e la profondità sono gli ordinarj pregi
delle opere di Scheibe.
SCHLICK (Rodolfo) è autore di un'opera latina impressa a Spira nel 1588
col titolo: _Dell'origine, cultura ed importanza della musica_, di cui
fa menzione Christ. Aug. Heumann alla p. 270 del suo _Prospetto di
storia letteraria_ (_Hannover 1746_).
SCHMIDT (Tobia), di Nassau, è l'inventore del _piano-harmonica_.
Quest'instromento è composto d'un piano-forte, che occupa un'estremità,
e dall'altra di un'harmonica ad arco doppio e continuo, i di cui tasti
sono i medesimi, che quei del cembalo: esso fila tutti i suoni a
piacere, secondo la maggiore o minor pressione che riceve la tastiera.
Mediante la continuità del movimento dell'arco, imita perfettamente il
violino, la viola, il contrabbasso e l'organo. Il suo meccanismo è
semplicissimo; gli effetti vengono espressi senza confondersi, e
permettono ad un abile suonatore di disporne a suo arbitrio. La tastiera
ha tutta l'arrendevolezza, che esige una mano avvezza a' più leggieri
_piano-forti_ (_V. Annuaire de l'industrie française, 1811, et Archive
des découvert. t. 2, 1810_).
SCHOTT (Gaspare), gesuita alemanno, fu per più anni professore di
mattematica nel collegio di Palermo, e quindi a Wirzburgo, ove morì nel
1666. Il nono libro del suo _Organum mathematicum_ pubblicato dai
gesuiti dopo la di lui morte nel 1668, tratta della _composizione
musicale_ ne' due primi capitoli: nel terzo della _definizione e
divisione della musica, de' suoni, degli intervalli, e de' sistemi e
generi musicali_; nel 4º _Della musica de' latini, e la moderna_; nel 5º
_Di quel che si richiede per l'una e l'altra_; ne' cap. 6 e 7 _Della
melopea, e sue regole_; ne' cap. 8 e 9 _Della composizione pratica del
contrappunto_. Si trova altresì la maniera di costruire molti stromenti
automati di musica nella sua _Mechanica hydraulico-Pneumatica_ par. 3.
SCHROETER (Cristoforo) fu allievo a Dresda del maestro di cappella
Schmidt, e dell'italiano Lotti, che quivi era venuto a scrivere per
teatro. Schroeter veniva da costui impiegato a mattere in bello le sue
partizioni, e a supplirvi le voci intermedie che aveva omesse. Dopo aver
viaggiato per la Germania, l'Olanda e l'Inghilterra, si rese a Jena per
istudiarvi più a fondo le belle-lettere. Ben presto essendosi fatto
conoscere assai profondo nella musica, gli studenti di quell'università
lo impegnarono a dar corso pubblico della teoria e pratica di
quest'arte. Egli aderì al loro invito facendo uso della _Teoria
matematica della musica e della composizione_ di Mattheson. Dopo alcun
tempo egli ottenne il posto di maestro di musica della chiesa principale
di Nordhausen, dove terminò i suol giorni assai vecchio nel 1782. Le sue
profonde ed estese cognizioni, e 'l zelo con cui si applicò alla sua
arte, avrebbero meritato una miglior fortuna. Un monocordo, ch'eragli
stato dato da Beguisch in Dresda diegli occasione di far delle dotte
ricerche su questo strumento, e i suoi calcoli di musica, di cui fè uso
allorchè divenne membro della Società musicale di Mitzler. L'accordo de'
clavicembali, e le riparazioni ch'era uso a fare sui medesimi, gli
diedero l'agio d'inventare _il forte-piano_, benchè non avesse avuto
nemmeno l'onore di esserne riconosciuto come il primo inventore. Egli si
è reso più celebre come autore di opere teoriche: eccone i titoli: Esame
del Musico critico di Scheibe, t. 2, 1746, 1754. Il numero e i rapporti
degli intervalli in musica, 1752. Esame del sistema degli intervalli di
Telemann, 1753. Riflessioni sulla disputa cominciata da Sorge contro le
idee di Marpurg, sulla derivazione de' temi armonici, 1763. Descrizione
esatta d'un cembalo nuovamente inventato, e sul quale può suonarsi a
piacere il forte ed il piano, con rami 1763. Istruzione sul basso
continuo, Halbesstadt 1772. Hiller riguarda quest'opera come la più
importante tra quelle di Schroeter. Le mie ultime occupazioni in musica
con sei piani di temperamento ec. 1783. Egli ha scritto altresì la sua
Biografia, e la Storia dell'armonia, nella quale fa molte ricerche
sull'epoca, il luogo, da che, e in quale occasione l'armonia è stata
arricchita di un nuovo intervallo o di un accordo sino allora incognito.
Nulla diremo delle sue composizioni, perchè non sono conosciute in
Italia.
SCHUBACK (Giacomo), sindaco della città di Amburgo, alle sue estese
cognizioni nel dritto unì uno squisito gusto per la musica. Egli sonava
non solo con estrema abilità molti stromenti, e sapeva ben destramente
regolare un'orchestra, ma si è ancora distinto come compositore ed
autore di musica. La musica di Amburgo a lui deve l'idea della sala del
concerto, di cui regolò eziandio la costruzione. Egli terminò quivi i
suoi giorni nel 1784. Tra le opere che ha lasciate sulla musica, la più
interessante è quella _della Declamazione musicale_, Gottinga 1775 di
cui Forkel dà un estratto nel t. 3 della sua _Biblioteca_.
SCHUBART (Daniele), uno de' più distinti poeti dell'Alemagna, e
direttore della musica della corte e del teatro di Stutgard nacque nel
1741. Egli è di un'abilità straordinaria sul forte-piano, e a giudicar
dalle sue composizioni, egli è meno compositore e contrappuntista che
teorico profondo, luminoso e di gusto. Nella sua _Cronica Alemanna_ ha
egli inserite molte dissertazioni sopra diversi soggetti di musica. Nel
1783 pubblicò ad Ausburgo _Complaintes addressées a mon clavecin_, e nel
1790 _Aesthetick der Tonkunst_, ossia _l'Estetica della musica_, opera
assai dotta, e citata con lode dal Dr. Lichtenthal. Saggio è il
giudizio, che reca Schubart in questo libro dello stile di chiesa
dell'Haydn. “Il suo stile, _egli dice a carte 79_, è focoso, pieno e
nobile, e l'esultanza de' suoi _alleluja_ e de' suoi _amen_ si distingue
singolarmente, se non che talvolta propende al gusto austriaco anche
negli abbellimenti delle sue messe. Questi sono troppo affollati, e
diminuiscono l'effetto: simili frascherie rassembrano al vario pinto
abito d'arlecchino, e contaminano lo stile di chiesa.”
SCHULTES (Gio. Paolo), secretario perpetuo della classe delle belle-arti
dell'Accademia italiana in Livorno; nacque a Techeim nel 1748. Apprese i
primi elementi della musica sì vocale che stromentale da suo padre, ed
ebbe lezioni di cembalo e di composizione a Erlanghen da Kehl, e da
Emman. Bach. Nel 1773 venne a stabilirsi in Italia, ove i suoi talenti
presero una consistenza, che sorprese lui stesso, e gli procacciò
l'incoraggiamenti degli Haydn, Mozart, Paesiello, del P. Mattei, Forkel,
Reichardt, ec. Nel 1782 fu chiamato dalla corte di Toscana per esservi
sentito. Il gran duca Leopoldo, e l'arciduchessa sua sposa, il
ricolmarono di doni, e di elogi. Egli è in commercio co' più illustri
musici della Francia, dell'Italia, e della Germania. Abbiamo di lui 14
opere di musica stromentale impresse a Livorno, a Londra, a Firenze ec.,
di sonate per piano forte, di quartetti, di variazioni, tra le quali è
da rimarcarsi _la Riconciliazione di due amici_, tema con variazioni per
forte-piano, op. XII, dedicato ad Haydn, che l'aggradì moltissimo, e
lodonne l'autore. Schultes è altresì autore di un _Trattato della musica
di chiesa_, in 8º, Livorno 1809.
SCHULZ (Pietro), di Luneburgo, dopo avere studiato il contrappunto a
Berlino sotto il cel. Kirnberger, entrò al servigio di una principessa
della Polonia, con cui ebbe l'agio di viaggiare per la Francia e
l'Italia, e conoscervi lo stato della musica, e sentire i migliori
virtuosi. Di ritorno a Berlino nel 1774 compilò tutti gli articoli
relativi alla musica nel 2º vol. della teoria delle Belle-Arti di
Sulzer, travaglio che riunì in suo favore i suffragj degli intendenti.
Poco dopo fu direttore dell'orchestra del teatro francese a Berlino, e
nel 1780 il principe Enrico lo nominò suo maestro di cappella; pubblicò
allora la più parte delle interessanti sue opere. Nel 1787 divenne
maestro di cappella della corte di Coppenhague. Gli articoli della
teoria di Sulzer fanno fede delle profonde sue cognizioni in musica: ma
chi vuole perfettamente conoscerlo studii le sue opere pratiche per il
canto, e rimarrà convinto, che niun maestro esiste, che com'egli abbia
saputo prendere in tutte le gradazioni il senso del testo, dalla
canzonetta burlesca sino al canto serio della chiesa: quest'è l'opinione
di M. Gerber. Le sue opere teoriche sono, oltre i sullodati articoli,
_Progetto d'una intavolatura nuova, ed intelligibilissima in musica_,
ec. Berlino 1786. _Idee sull'influenza della musica per rapporto alla
civilizzazione delle nazioni_, Copenhague 1790. Vi ha inoltre di lui
molta musica per teatro, ed instrumentale impressa a Lipsia, a Berlino e
a Copenhague.
SCHUSTER (Giuseppe), uno de' più graziosi compositori della Germania,
nacque a Dresda nel 1748; suo padre, musico della camera e cappella del
re di Polonia, gli diede Schurer per maestro, ma per vieppiù
perfezionarsi nell'arte, fece egli col maestro di cappella Naumann nel
1765 un viaggio in Italia, ove studiò il contrappunto in Venezia sotto
il cel. Girolamo Pera, profittando nel tempo stesso delle lezioni e de'
consigli di Naumann. Lo stile gajo e brioso, che caratterizza le sue
composizioni, gli valse ne' tre anni che vi dimorò la più favorevole
accoglienza su molti teatri dell'Italia. Se gli rese l'istessa giustizia
al suo ritorno in Dresda, e l'elettore nel 1772 lo nominò suo
compositore per chiesa, e per camera. Sul pensiero di conoscere
intimamente la maniera del cel. P. Martini di Bologna, nel 1774 fece un
secondo viaggio in Italia, e compose allora più opere per i teatri di
Napoli, e di Venezia. In questo viaggio fu che il nostro sovrano
Ferdinando lo nominò suo maestro di cappella, e compose egli la sua cel.
_Didone_. Un nuovo invito lo ricondusse nel 1778 per la terza volta in
Italia: oltre gli onori e le ricompense per le sue composizioni, egli vi
godè il commercio del cel. Hasse, che in un' età decrepita viveva nel
ritiro in Venezia. Nel 1781 a lui consegnò il Sassone l'ultima opera che
aveva composta, cioè una messa a 4 voci per offerirla all'Elettore. Nel
1787 questo principe nominò Schuster suo maestro di cappella, e
affidogli, a vicenda con Naumann e Seydelmann, la direzione della musica
sì del teatro, che della chiesa. Le sue composizioni per teatro sono
_l'Alchimista_, _l'Isola deserta_ in un atto, _Il marito indolente_;
_Gli due avari_, 1787; _Amore e Psiche_; la _Didone_; _le lodi della
musica_, cantata che contiene tra le altre, sette arie sublimi, e di cui
ve n'ha un estratto per cembalo, 1784. Per gli stromenti: _Sei
divertimenti per il cembalo con violino_; _Un concerto pel forte-piano_;
_Recueil de petites pièces pour le clavecin a 4 mains_, Dresda 1790;
_Alcune sinfonie_. Le opere di Schuster sono pregevoli per molta
vivacità ed immaginazione, e per uno stile animato e brillante. Vi
s'incontrano assai volte delle idee talmente comiche, che riesce
malagevole il trattenersi sul serio: così è che le sue composizioni sono
oltre ad ogni credere in somma stima presso i tedeschi.
SCHUTZ (Francesco), pittore e musico cel. nacque a Francfort nel 1751.
Suo padre, rinomato pittore del pari, gl'insegnò la sua arte sin dalla
più tenera età, e tai progressi vi fece, che un viaggiatore di qualità
seco il menò nella Svizzera nel 1777, affinchè vi dipingesse le viste
assai pittoresche che offre quel paese. Da Basilea, egli portossi in
Ginevra nel 1780, ove morì l'anno di appresso a motivo degli eccessi
d'ogni genere, a cui abbandonossi. Il suo biografo, nelle _Miscellanie_
di Meusel, f. 14, così dice di lui: “La sua passione per la musica era
all'estremo, ed io non sapeva giudicare il più delle volte, s'egli amava
più la pittura, o la musica. Il violino era il suo favorito: egli
suonava _a prima vista_ le parti più difficili, ed era in istato di
proseguire per più ore senza comparirne stanco. Gl'intendenti eran di
accordo ch'egli aveva il colpo d'arco fermo, nitido, e pien di vigore.
Il suo suono aveva qualche cosa di particolare, che i più abili musici
non potevano non ammirare.”
SCHWANBERGER (Giov.), maestro di cappella del duca di Brunswick prese da
principio Graun per suo modello, e si era reso di già familiare il suo
stile, allorchè si determinò di portarsi in Italia. Studiò quindi la
composizione in Venezia sotto la direzione di _Latilla_, e in appresso
di _Saratelli_, maestro del conservatorio dei _Mendicanti_, e della
chiesa di S. Marco. Dimorò quivi otto anni, e profittò così bene delle
lezioni di questi gran maestri, che al suo ritorno fu generalmente
stimato in Germania come uno de' primi compositori per teatro. Egli era
altresì gran virtuoso sul forte-piano: il suo suono era leggiero,
dilicato ed armonioso. Tra i drammi, che ha posto in musica, sono da
rimarcarsi specialmente _Giulietta e Romeo_, l'_Olimpiade_ nel 1782. Le
sue 36 sonate per cembalo sono capi d'opera nel loro genere.
SCHWARZ (Giorgio), dottore in filosofia e professore nell'università di
Altorff pubblicò nel 1765: _De musicæ morumque cognatione_ in 4º.
SCIROLI (Gregorio) fu per qualche tempo maestro di musica del
Conservatorio _de' figliuoli dispersi_ di Palermo, verso la prima metà
dello scorso secolo. Egli era della buona scuola di Napoli sua patria,
ma non sortì dalla natura un gusto delicato ed originale che distingue i
grandi artisti. Nel 1770 fece imprimere in Parigi sei _trio_ per
violini.
SCORPIONE (Domenic.), frate conventuale da Rossano nel regno di Napoli,
fu maestro di cappella in Roma e nel Duomo di Messina. Abbiamo di lui
_Riflessioni armoniche_, Napoli 1701.