SAINT-PERN (M. de) è l'inventore dell'_Organo Lyricon_, che

DIZIONARIO DEGLI SCRITTORI DI MUSICA

S. — Z.

DIZIONARIO

_STORICO-CRITICO_

DEGLI SCRITTORI DI MUSICA

E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI

_DI TUTTE LE NAZIONI_

SÌ ANTICHE CHE MODERNE

_DELL'AB. GIUSEPPE BERTINI_

MAESTRO DELLA REGIA IMPERIAL CAPPELLA PALATINA

_In medio omnibus

Palmam esse positam qui artem tractant musicam._

Ter. Prol. in Phor.

QUARTO ED ULTIMO TOMO

PALERMO

DALLA TIPOGRAFIA REALE DI GUERRA.

1815.

S

SABBATINI (il Pad. Luigi Antonio), di Albano, minor conventuale, e uno

de' più cari discepoli del P. Martini, sino al 1780 era maestro di

cappella di SS. Apostoli in Roma, e dopo la morte del cel. P. Vallotti

lo fu dell'insigne chiesa di S. Antonio del suo ordine di Padova. Egli è

autore di più opere teoriche e pratiche, cioè: 1. _Elementi teorici e

pratici di musica_, Roma 1790; sono questi de' solfeggi, di cui i

precetti e le lezioni sono in canoni. 2. _La vera idea delle musicali

numeriche segnature_, in Venezia 1799; questo è un quadro molto esatto

degli accordi secondo l'ordine diretto e indiretto. Abbenchè l'autore

non sembri generalmente adottare le regole di successione degli accordi,

lascia tuttavia scappar fuori alcune opinioni sistematiche. 3. _Trattato

della fuga_, 2 vol. in 4º con molti esempj estratti dalle opere del

Vallotti, Venezia 1801. Non sappiamo s'egli ha pubblicata l'opera, che

_Gugl. della Valle_ nelle memorie del P. Martini dice che egli teneva in

pronto per le stampe col titolo di _Ristretto teorico di autori diversi

sopra le fughe, e sopra le proporzioni armoniche_ ec. Sappiamo bensì

ch'egli ha diretto l'edizione, che lo stesso P. _della Valle_ ha data

nel 1801 e negli anni seguenti, de' Salmi di _Marcello_, edizione assai

bella ed esatta. Il Padre Sabbatini ha scritto moltissima musica per

chiesa sul gusto del Martini suo maestro. Nell'elogio di Jommelli scrive

il Mattei, che ne' solenni di lui funerali celebrati in Napoli venne

eseguita una messa del Sabbatini. Morì egli in Padova nel marzo del

1809.

SABBATINI (Galeazzo), da Pesaro, nel 1644 pubblicò in Venezia _Regola

facile e breve per suonare sopra il basso continuo nell'organo_ ec., di

cui vi ha una seconda edizione in Roma del 1699, in 4º. Fu anche

rinomato maestro di cappella in Napoli _Nicolò Sabbatini_, morto dopo la

metà dello scorso secolo, le di cui composizioni per chiesa ebbero gran

pregio al suo tempo.

SACCHI (D. Giovenale), cherico regolare Barnabita, dell'Accad. reale di

Mantova e dell'Istituto di Bologna, professore di eloquenza del collegio

imperiale de' nobili di Milano e quindi rettore, vien meritamente

riguardato in Italia come uno de' migliori teorici nella musica, e uno

scrittore non men rispettabile per l'erudizione, che per la pulitezza

dello stile. Alla cognizione delle lingue antiche e delle mattematiche

egli unì un profondo studio della musica: avendo contratta amicizia non

solo co' filosofi studiosi delle teorie, come il conte Giulini, il conte

Riccati, il Zanotti, ma co' dilettanti e professori che esercitavano in

pratica come il P. Martini, M. Pichl ed altri, non è meraviglia se di

tutte le composizioni più celebri degli antichi, e de' nuovi maestri

egli conoscesse il pregio, l'indole ed il carattere. Dal 1761 incominciò

a pubblicare le sue dissertazioni di musica. La prima fu quella _del

Numero e della Misura delle corde musiche e loro corrispondenze_, Milano

in 8º. Quest'opera è stata criticata dall'Eximeno nell'Introduzione al

suo libro _dell'origine_ ec. p. 39. 2. _Della divisione del tempo nella

Musica nel ballo e nella poesia_, dissert. tre, Milano 1770; a queste

vanno aggiunte una _Lettera al Ch. Dr. Canterzani_, nella quale

dimostra, che le dimensioni delle corde musicali appartengono tutte

all'Iperbole posta fra gli assintoti; poi una dottissima, ed

onorevolissima _Risposta del Canterzani all'A._, infine una _Lettera del

Sacchi_ in confutazione di certe opposizioni, che il Sig. _Tartini_

aveva proposte incidentemente nella sua opera contro M. de la Somis.

Quest'opera _della divisione del tempo_ ec. ha avuto altresì de'

contraddittori come l'Arteaga (_Rivoluzioni ec. t. 2, p. 231_), e l'ab.

Venini (_Principj dell'armonia ec. p. 113_). 3 _Della legge di

continuità nella scala musica in risposta al P. Draghetti gesuita_,

Milano 1771, in 8vo di cui abbiamo detto qualche cosa nel 2º t, all'art.

Draghetti. 4. _Della natura e perfezione dell'antica musica de' Greci, e

dell'utilità, che ci potremmo noi promettere dalla nostra, applicandola

secondo il loro esempio alla educazione dei giovani_, dissert. 3, Milano

1778. Questo libro è assai pregevole per la molta dottrina che

rinchiude, per l'eleganza dello stile, in che è scritto, e più ancora

per i giusti, e saggi ammaestramenti che suggerisce. Il Requeno tuttavia

trova a riprenderlo per aver egli negato il genere enarmonico a' Greci:

“Non so, egli dice, come un certo P. Sacchi, uomo per altro di buon

ingegno, e di colta favella, si prendesse l'impegno di persuadere il

pubblico, acciocchè credesse una pura impostura de' vanagloriosi greci

l'esistenza e la pratica del genere enarmonico.” (_Saggi ec. t. 2, p.

163_). 5. _Delle quinte successive nel contrappunto, e delle Regole

degli accompagnamenti; al Sig. Wincesl. Pichl_ ec., Milano 1780, in 8º.

In quest'opera il P. Sacchi si mostra profondo teorico e pratico

peritissimo: sostiene che la matematica ha poco assai da far colla

musica, vi attacca il basso fondamentale del Rameau, e 'l suo sistema

de' rivolti, e propone degli ottimi principj di contrappunto. Intorno

alla novella dottrina de' rivolti del sullodato Rameau, del d'Alembert,

di Rousseau, e di altri ingegnosi scrittori, dice egli che

“richiamandola all'esame, altro a lui non sembra di riconoscervi, che

errore ed inganno (p. 38), che per quanto basta alla pratica, questo già

si conosceva assai chiaramente; e quanto alla dimostrazione teorica,

nulla essi arrecano che sia utile. Diranno forse, che intendono soltanto

di mostrar il modo e l'ordine, con che le proporzioni delle corde si

vanno scambiando, o come essi dicono rivoltando l'una nell'altra,

secondo che o di sopra, o di sotto poste si trovano? Ottimamente. In

tutte le cose l'ordine è degno di essere osservato, e considerato, ma

questo ordine già _dagli antichi fu esibito molto più evidentemente, con

metodo assai migliore, e più comodo_.” (p. 40). Se lo stordito autore

delle Riflessioni critiche sul nostro Dizionario letto avesse questo

dottissimo libro del Sacchi, convinto forse dalle robuste ragioni da lui

addotte su questo proposito, sarebbe meno idolatra di quel sistema e del

suo autore, e più rispettoso verso i grand'uomini che ne han dato a

conoscere gl'inconvenienti e gli errori. 6. _Lettere del Sig. Franc.

Zanotti, del P. Martini, e del P. Sacchi, nelle quali si propongono, e

si risolvono alcuni dubbj appartenenti al_ Trattato delle divisioni del

tempo ec., e dell'altro delle Quinte successive; Milano 1782 in 4º. 7.

_Vita del Cav. Broschi detto il Farinelli_, Venezia 1784, in 8º. 8.

_Dialogo, dove cercasi: se lo studio della musica al religioso convenga

o disconvenga_, Pisa 1786 in 8º. 9. _Epistola in versi al Conte Giorgio

Giulini_, nella quale lo invita ad unirsi seco per promovere la musica

sacra ed eroica, pubblicata nel t. 68 del Giornale di Pisa. Il P. Sacchi

dopo la morte del conte Giulini, che oltre all'essere stato

diligentissimo Storiografo di Milano, era dilettante, ed eccellente

professor di musica, e suo cordiale amico esortò il cel. P. Fontana a

stenderne l'elogio. 10. _Specimen theoriæ musicæ_, 1788, che si trova

nell'ultimo tomo degli atti dell'Instituto. 11. _Vita di Ben. Marcello_

tradotta, Ven. 1789. 12. _Lettere al Conte Riccati_, Modena 1788-1789.

L'arte musica secondo il Sacchi, appresso di noi Italiani moderni in tre

differenti tempi è pervenuta al sommo grado della perfezione, ed in

ciascuno di quelli ha prodotto un genere dissimile di canto e di stile:

ch'egli ingegnosamente rapporta ad alcuno dei tre ordini della greca

architettura. Egli attribuisce il dicadimento della musica d'oggigiorno

al niuno studio delle eccellenti composizioni de' gran maestri, e al non

provedersi di libri, che trattino dell'arte, alle scuole musicali che

tengonsi in Italia. “Se in ciascuna delle maggiori città avessimo noi

quella Società del _Concerto antico_, che odo essere in Londra, dove la

memoria delle buone composizioni di tempo in tempo si ravviva, non mai

l'arte musica pervenuta sarebbe alla corruttela, nella quale al presente

la veggiamo. Gli scrittori stessi di musica generalmente sarebbono assai

modesti, che la vera dottrina nelle belle arti non fa già gli uomini

arroganti, ec.” Queste lettere contengono degli utilissimi precetti di

pratica, e molto vi avrebbero da apprendere i giovani artisti. Il P.

Sacchi è morto in Milano nel settembre del 1789 in età di 64 anni. Nella

galleria dell'Instituto di Bologna si vede il suo busto con questi

versi: _En tibi quem sacræ extinctum flevere Camoenæ — Ille animo Saccus

purus ut èloquio._

SACCHINI (Antonio), nato in Napoli da onesta, ma poco agiata famiglia

nel 1735 cominciò da ragazzo a studiare il violino nel conservatorio di

Loreto, e alcun tempo dopo mostrando molto pendìo per la composizione,

vi si occupò intieramente. In pochissimo tempo appreso avendo gli

elementi, ed eziandio il disegno della progression musicale, diessi a

comporre alcune arie, che trovaronsi aver molta grazia; vi si rimarcò

che la misura, la progressione, l'unità e l'egualità del ritmo erano di

un uomo consumato nell'arte, non già d'uno scolare. Il cel. Durante suo

maestro ne restò sorpreso, _Mio figlio_, gli disse, _tu sarai un gran

compositore_: il che diè sommo coraggio al giovane, che da quel tempo in

poi vi si applicò indefessamente, ed in cinque anni fece il corso di

tutti gli studj più difficili. Durante era altresì maestro del

Conservatorio di S. Onofrio, ove aveva dei discepoli della più grande

espettazione: tali erano Piccini, Traetta e Guglielmi. Un giorno per dar

loro dell'emulazione ed animo, _Voi avete_, disse loro, _nel

conservatorio di Loreto un rivale, cui è assai malagevole il vincere: se

non fate tutti i vostri sforzi per eguagliarlo almeno, egli resterà

solo, e sarà desso certamente l'uomo del secolo_. Al sortire di questa

eccellente scuola, non tardò Sacchini a farsi conoscere colle sue opere.

Sin dal 1762 fu egli chiamato per il teatro di Roma, ove soggiornò per

lo spazio di sette o otto anni. Faceva pur non dimeno di tempo in tempo

alcune scorse nelle primarie città dell'Italia, e gl'intendenti furon di

avviso, che se Piccini lo superava nel comico, Sacchini sorpassavalo di

lunga nel tragico. L'abilità, che con un continuo esercizio aveva il

Sacchini acquistata sul violino, gli diè quella facilità di spargere ne'

suoi accompagnamenti l'eleganza ed il brio che vi spiccano. Nel 1769 fu

scelto per succedere a Galuppi nell'impiego di direttore del

Conservatorio dell'Ospedaletto di Venezia; e nel tempo che occupò questo

posto, oltre alle composizioni sagre che vi publicò, ebbe l'onore di

formare un gran numero di buone cantanti, tra le quali si sono distinte

la Gabrieli, la Conti, Pasquali ec. In quest'occasione è da rimarcarsi,

che tutti i gran compositori italiani sono nel tempo medesimo eccellenti

maestri di canto: il che si confà al sistema adottato ne' conservatorj

d'Italia, dove il canto, e la composizione vocale sono i più essenziali

oggetti, non riguardandovisi il resto se non come accessorio. Le opere

di Sacchini essendo state conosciute in Londra, fecero nascer la brama

agli amatori inglesi di possederlo come compositore del loro teatro.

Pria di portarsi in quell'isola, fece un viaggio in Germania, passò a

Stutgard ed a Monaco, dove fu sentita la sua musica co' più grandi

applausi: venne poi in Olanda, e giunse finalmente in Londra nel 1771.

Compose quivi pel teatro italiano molti eccellenti melodrammi tragici,

come _Montezuma_, _Perseo_, _il Cid_, e più altri di un'estrema

bellezza. Il suo soggiorno in Inghilterra sarebbe stato assai favorevole

alla sua fortuna, se la passione per le donne trascinato non lo avesse

in considerabilissime spese, che a tal segno lo rovinarono che a capo di

alcuni anni fu costretto per i gran debiti ad abbandonare quel paese.

Allora fu, che il suo amico M. Framery l'invitò di venire a Parigi verso

il 1782, e scrivere per quel teatro con delle condizioni, che gli

convenne accettare. Arrivato in Francia, “non tardò, dice M. Choron, di

arricchire la nostra scena lirica; _Renaud_ fu rappresentato nel

febbrajo del 1783 a cui seguirono ben tosto _Chimène e Dardanus_.

Sacchini giungendo ad un'epoca in cui Gluck e Piccini ci avevano già

familiarizzati con la musica forestiera non eccitò dapprima tutto

l'entusiasmo ch'egli doveva attenderne: le prime sue opere furono anche

accolte con una specie d'indifferenza. Non fu così però dell'_Edipo a

Colone_: l'interesse del poema fece sentire tutte le bellezze della

musica di Sacchini; cosicchè quest'opera ottenne sotto tutti i rapporti,

un meritevole successo, che si è sostenuto non solo fin al presente, ma

che va a crescere eziandio di giorno in giorno. Si crederebbe tuttavia

che la sua rappresentazione incontrò tutte le immaginabili difficoltà, e

che Sacchini per tal ragione disgustato del soggiorno di Parigi, preso

aveva la risoluzione di tornare in Inghilterra, ove i suoi protettori,

dopo aver pagati tutti i suoi debiti, lo invitavano di venir quivi a

godere d'una sorte felice, che avevangli procurata?” Ma la morte gliene

tolse il comodo; i dispiaceri che aveva provati in occasione

dell'_Edipo_, e che la di lui sensibilità rendeva ancora più vivi,

esaurito avevano le sue forze, ed egli venne a soccombere ad un attacco

di podagra salitagli al petto li dì 7 ottobre del 1786, in età di soli

51 anni. Le qualità singolari di questo cel. compositore sono la

facilità, la grazia e la nobilezza, che mai lo abbandonano, sino nelle

più energiche espressioni, il suo canto è così facile, e così naturale,

che par che si formi e da se stesso si produca in bocca al cantante.

Questo canto così amabile e facile seppe egli adattare alla sua musica

di chiesa, senza confondere questo stile con quello del teatro, e senza

allontanarsi dalla severità ch'egli esige. Pura e svelta è la sua

armonia, ed eccellente soprattutto nello stile religioso ideale, la sua

orchestra è sempre brillante, sempre ingegnosa, e d'un'inimitabile

chiarezza. Siccome sonava egli superiormente di violino, i suoi

accompagnamenti danno gran risalto a quest'instrumento, ed egli ha dato

anche dell'effetto ai secondi violini. Il lettore ci saprà buon grado di

rapportar quì l'elogio che ne ha fatto il gran Piccini in una lettera da

lui inserita nel giornale di Parigi, ecco le sue parole. “Che dirò io di

quel gran talento che ha dispiegato il Sacchini in tutte le città

d'Italia, in Allemagna, in Inghilterra, e finalmente in Francia?

Quell'andamento facile, quel canto melodioso, quel carattere or grave,

or allegro, brillante, patetico, amoroso, malinconico, e sempre

sostenuto! Quella progressione incantatrice, senza che mai venga urtato

l'orecchio, fin nelle transizioni le più aspre, ch'egli ha sempre così

bene preparate, e ben risolute! Quella precisione esatta, in cui nulla

potete togliere, nè aggiungere, ove tutto è finito! La ricchezza de'

suoi accompagnamenti, così ben distribuiti, adattati così a proposito,

senza recare alcun danno alla parte cantante (ch'egli ha considerata

sempre come principale), e nel grado più sublime di nobilezza! Quel

superbo colorito! Quei cori, ove le quattro parti sono tanto ben

disposte; ove nulla vi sta ozioso, ove aspirano tutte allo stesso scopo,

ove non si distingue una sola misura inutile, ove in somma ciascuna

parte forma separatamente una cantilena così ben tirata, così ben

modulata, che anche isolata diviene un pezzo capitale! Io darò fine al

suo elogio debole omaggio dal mio canto, ma molto ben meritato dal suo,

con dir che la morte ce lo ha rapito assai presto; che con un talento

così trascendente, egli era degno di più felice sorte, che meritava di

essere più conosciuto, più studiato a fondo. Io priego il lettore a non

volermi accusare di parzialità, o di adulazione: non si adulano i morti.

Io sento, ed ho sempre sentito ciò che avanzo, e lascio al tempo ed agli

intendenti la cura di apprezzar le sublimi produzioni lasciateci da sì

grand'uomo.” Il dotto _Carpani_ rassomiglia al _Correggio_ il

_Sacchini_, e descrivendo la facilità del suo stile, e la maniera ch'ei

teneva nello scrivere: “Sacchini, egli dice, non trovava una cantilena,

se non gli stava la sua bella accanto, e se i suoi gattini non gli

scherzavano intorno. E ben se ne risente di questo tenero e giocoso

consorzio la graziosa e seducente sua musica.” (Lett. 13). Questo

valente compositore portava nella società la sensibilità, che regnava

nelle sue opere. Generoso, benefico all'eccesso, non era mosso che dal

piacer di dare, e più spesso si sarebbe procurato un tal piacere, se

meno trascurato avesse i suoi affari. Buon parente, buon amico, buon

padrone; poco avanti di rendere l'estremo sospiro, con moribonda voce

egli disse a un suo domestico: _Povero Lorenzo, che diverrai tu ora?_

Uno de' suoi ammiratori ha fatto mettere il suo busto in Roma nella

chiesa di S. Maria della Rotonda.

SAFFO, celebre cantatrice e poetessa era di Mitilene, le lettere e la

musica furono il suo trattenimento, e cercò d'inspirare questo gusto

alle altre donne di Lesbo. Ella, secondo Ateneo, adoperò sempre

l'instromento _pectide_ ossia _lira coperta_ pel canto: e come

introdusse nell'ode un nuovo metro, inventò anche nella musica un nuovo

modo, detto _Mixo-Lydio_, che fu adottato, al dir di Plutarco, da' poeti

tragici come molto adatto per il patetico, e le scene lugubri. In mezzo

alle lodi di tutta la Grecia, che le diè sino il nome di decima Musa, in

mezzo alle spiritose sue doti personali conservò sempre un decoroso e

modesto contegno; noi abbiamo riferita la passione che concepì per ella

il giovane Alceo, e qual decente condotta seco lui essa tenne (_V. t. 1,

pag. 16_). Coll'esempio di Saffo si mossero allo studio della musica

molte donne, e sin da' paesi stranieri vennero ad accrescere il numero

delle sue discepole, tra le quali molto si distinsero Erinna e Demofila.

Quest'ultima propose a Saffo, che sarebbe alla patria di grande utilità,

e di particolare onore alla loro memoria l'aprire una scuola d'arte

armonica, in cui si potessero educare le giovani più civili, e più

ingegnose: piacque a Saffo il progetto, e s'innalzò la scuola delle

zitelle cantatrici sotto la direzione di Demofila, e secondo Filostrato,

sotto il consiglio di Saffo. La superiorità del suo genio servì a

muovere contro di lei la rivalità, e l'odio di alcune donne potenti.

Saffo oppose loro verità ed ironie, il che finì d'irritarle (_Aten. l.

1_). Quindi ebbe ella a lamentarsi delle loro persecuzioni; e questo

divenne un altro delitto (_V. Horat. l. 2, od. 13_). Obbligata a

fuggire, venne a cercare un asilo in Sicilia, ove dopo alcun tempo le si

innalzò una statua scolpita per mano di Silanione, uno de' più celebri

artisti del suo secolo, che fu poi rubata da Verre, come abbiamo da

Tullio (_in Verr. l. 4, c. 57_). Il dotto ab. _Barthelemy_ crede così

poter smentire quel che vien detto, ch'ella s'imbarcasse per

quest'isola, tratta dall'amor di Faone, che l'aveva abbandonata, ed è da

osservarsi, egli dice, che tutto ciò che narrasi dei costumi libertini

di Saffo, non si trova che negli scrittori di molto posteriori ai tempi

in cui dessa viveva, cioè sette secoli innanzi l'era cristiana (_Voyag.

d'Anac. tom. 2 in not._).

SAINT-AMANS (Luigi Giuseppe), nato a Marsiglia nel 1749, come i suoi

parenti lo destinavano al foro, entrò ben presto nel collegio per farvi

i suoi studj, ove per diporto si diè a coltivare ancora la musica. A

capo di alcuni anni, il suo gusto per quest'arte giunse al segno, che

per impiegarvisi del tutto, lasciò il collegio, e seguì per qualche

tempo una compagnia di musici italiani ad Aix in Provenza, a Nizza ed a

Torino, come cembalista al teatro. Dopo otto mesi, unitosi ad un barone

svizzero che viaggiava con due suoi figli, come maestro di musica,

soggiornò circa a tre anni in diverse città dell'Italia, ove incoraggito

da' suoi progressi, dai consigli dei gran musici ch'egli consultava, e

dall'amicizia del suo protettore, formossi sull'osservazione dei capi

d'opera de' più celebri maestri di quel paese. Stabilitosi quindi nel

1769 in Parigi, il suo stile tanto per chiesa, che per teatro sul gusto

italiano ebbe felicissimo incontro. Nel 1798 fu eletto professore al

Conservatorio, posto ch'egli perdè l'anno di appresso per la riforma del

medesimo: partì quindi per Brest come maestro di cappella, e nel 1804 vi

compose un _O filii_ a tre voci e cori per il giorno di Pasqua, e la

_Destruction de Jericho_, oratorio a piena orchestra pel teatro di

Brest. Nel 1807 un _Te Deum_ a tre voci e cori, che fu ben accolto nel

conservatorio di Parigi. Vi ha di lui inoltre molta musica impressa nel

1810, nel magazzino d'Imbault a Parigi, tra la quale distinguonsi trenta

sonate di differenti caratteri per il piano-forte con violino e basso;

sonate a quattro mani, ed una _tavola elementare degli accordi_, presso

Mr. Porro.

SAINT-LAMBERT (le marquis de), celebre autore del poema _des Saisons_ e

della _Lettre sur l'opéra d'Onphale_, sommamente lodata da Rousseau, e

da Arteaga. Vi si trovano delle riflessioni molto utili a' compositori

di musica drammatica: M. Suard l'ha inserita nel t. IV _des Variétés

littéraires_.

SAINT-MARD (Raimond de) scrisse una dissertazione col titolo:

_Réflection sur l'opéra en musique_, 1741 in 12º, ch'è stata tradotta in

tedesco da Hertel, e corredata di molte annotazioni.

SAINT-PERN (M. de) è l'inventore dell'_Organo Lyricon_, che riunisce

diversi instromenti da fiato in un piano-forte. _M. Charles_ fisico nel

suo Rapporto all'Instituto 1810, dice che il sistema totale di questo

nuovo stromento si presenta a prima vista sotto la forma di uno scrigno

a cilindro, molto ben fatto, di un legno americano, ornato di bronzi

dorati: ha circa due palmi e mezzo di altezza, due palmi di larghezza,

ed un palmo e mezzo di profondità. All'aprirsi del cilindro trovansi due

tastiere, ognuna delle quali ha il suo uffizio: ambedue si coordinano

co' diversi stromenti da fiato, che fanno suonare insieme, o in

disparte. La tastiera inferiore è primitivamente parte costitutiva d'un

piano-forte; ma per un ingegnosissimo meccanismo, può sotto le dita del

suonatore, e a suo piacere, secondo la varietà della pressione, far

sentire isolatamente o il piano-forte, o il tal suono di flauto o di

oboè, o rimescolar finalmente le voci loro riunite. Una dozzina

d'instromenti da fiato trovansi uniti attorno al piano-forte, e sempre

pronti a conversar con lui, dacchè il suonator li chiama. Vi si

rimarcano tre sorta di flauti, tra quali il traversiere distinguesi per

la bella qualità del suo suono; l'oboè, il clarinetto, il fagotto, i

corni, la tromba ed il piffero. Le combinazioni di tutte coteste voci

offrono ad un abile artista delle feconde risorse. All'estremità

dell'instromento sono disposti 14 pedali, a sinistra evvi la piccola

tastiera di contrabbasso, i di cui tasti premonsi col piede. Vengon poi

i pedali corrispondenti a' differenti suoni che voglionsi sostituire o

mescolare l'un coll'altro. Toccati a vicenda coll'uno e l'altro piede,

portano fedelmente sotto la tastiera tutte le voci, che fan d'uopo al

musico per recitare i suoi canti, e variarne l'espressioni. La tastiera

superiore è isolata dal piano-forte, e non ha azione sopra il medesimo;

ma come l'altra, ha un'organizzazione così precisa e così delicata, che

per la sola differenza della pressione fa sentire a suo arbitrio o il

traversiere, o l'oboè, e produce dei _rinforzi_ mercè la riunione

graduale di molti suoni, che sembrano terminarsi in un solo. La

corrispondenza tra le due tastiere è tale, che possono a piacere agire

insieme, o in disparte ed anche parzialmente. Cosicchè, mentre la

tastiera superiore fa sentire tutti gli stromenti, che le sono

subordinati, l'altra ha la medesima azione sopra loro; di maniera che le

due mani, alternando sulle due tastiere, vi trovano prontamente i suoni

più convenevoli ai canti ed ai sentimenti, che l'artista cerca di

rendere, o d'inspirare. Non ostante l'intensità delle loro funzioni, i

tasti sono di una singolar arrendevolezza, anche nel _massimo_ della

loro pressione, molto in ciò differenti dai tasti de' grand'organi, la

di cui asprezza è ben nota ai pratici, e stanca ben presto le dita

avvezze soltanto alla leggerezza della tastiera del piano-forte.

L'_organo lyricon_ è una nuova composizione sotto molti rapporti, ed ha

servito di stimolo a trovare de' nuovi mezzi di usarla. Considerando

quest'instromento nel suo insieme, e ne' suoi dettagli, si vede ch'egli

è stato il felice risultato di lunghe meditazioni. L'autore vi ha

impiegato dieci anni di fatiche, e di ricerche, molto denaro e più

ancora d'intelligenza, e di sagacità.

SALA (Nicolò), uno de' più dotti allievi del gran Leo, era maestro di

cappella, professore nel Conservatorio _della Pietà_ in Napoli quivi

morto nel 1800 in età di presso a cent'anni. Egli aveva consagrato il

corso d'una lunga e laboriosa vita alla formazione di una serie seguita

di modelli su le parti tutte della composizione. Nel 1794, questa

preziosa fatica fu pubblicata a spese del nostro Sovrano, sotto il

titolo di _Regole del contrappunto pratico_, e l'edizione era di una

magnificenza estrema. Questo novello codice della composizion musicale

già veniva accolto con gradimento dall'Europa, quando una funesta

avventura sopraggiunse a rapirlo all'espettazion generale. In mezzo ai

disordini che rovesciaron l'Italia nel 1799, la città di Napoli fu messa

a sacco: i rami dell'opera di Sala conservati nella R. stamperia, furono

tolti via e dispersi, e 'l frutto d'immense fatiche, d'immense spese,

distrutto in un sol momento, parve ridursi al nulla senza riparo. In

tale circostanza, credè _M. Choron_ non poter fare cosa più utile ed

onorevole che dirigere le sue cure alla ristorazione di questo

monumento. Ma al momento di porre in effetto tale impresa, dar gli

volle, mercè degli importanti miglioramenti, tutto quel grado di utilità

di cui era suscettibile. Cosicchè, senza permettersi di fare il menomo

cambiamento all'opera di Sala, senza confondere in modo alcuno il suo

travaglio con le addizioni, che sembravangli indispensabili, ordinò le

cose in maniera che tutte le cognizioni che formano l'arte del

compositore, oggetto essenziale dell'opera, presentate vi fossero con

tutto l'ordine, e con tutta la profondità che esigono queste materie, e

che le cognizioni relative alle altre parti della musica, che qui non

sono se non se oggetto accessorio, fossero brevemente esposte, ma con

tutta la chiarezza e l'estension necessaria. Tale è lo scopo che si

propose M. Choron ne' suoi _Principj di composizione delle Scuole

d'Italia_, opera classica, formata dalla riunione de' modelli di Sala,

Martini, ed altri rinomati maestri, Parigi 1809, 3 vol. in fol. di 1456

rami. Questo si è il solo corpo di dottrina compiuto intorno all'arte

della composizione. Noi ne abbiamo parlato abbastanza all'art. _Choron_.

SALIERI (Antonio) nacque a Legnano nello Stato Veneto li 29 Agosto del

1750 da un ricco negoziante. All'età di undici anni cominciò a prender

lezioni di cembalo; ma crebbe talmente la sua passione per la musica,

che alla morte di suo padre, cui perdette all'età di quindici anni,

consacrossi intieramente a quest'arte. La protezione di Mocenigo,

patrizio Veneto, gli offrì l'occasione di rendersi a Venezia per

continuarvi i suoi studj. Giovanni Pescetti maestro di cappella in S.

Marco, fu il suo primo maestro, e morto costui, Salieri scelse Pietro

Passini. Il cel. Gasman essendosi portato in quel tempo a Venezia, il

giovane Salieri fecesi da lui eziandio istruire sul cembalo e nell'arte

di cantare. L'affezione che egli prese al suo maestro lo determinò ad

accompagnarlo in Vienna, col permesso del suo protettore, per prendervi

ancor lezioni nell'arte della composizione. Giunse egli in Vienna nella

primavera del 1766, e vi dimorò per otto anni di seguito approfittando

delle lezioni di Gasman sul contrappunto. Alla di lui morte Salieri

divenne maestro della cappella, della musica di camera e del teatro di

Vienna, ne' quali posti fu ajutato da' consigli del cel. Gluck. L'età e

le malattie avendo ridotto costui nell'impotenza di soddisfare al

pubblico di Parigi, che non desisteva dal chiedergli delle nuove

composizioni per i teatri di quella città, Salieri fu quegli, che

compose per lui l'opera intitolata _les Danaides_, sotto gli occhi di

Gluck, e secondo le idee che date aveagli sulla maniera di trattare quel

dramma. Gluck gli rese allora l'attestato, ch'egli aveva saputo

familiarizzarsi colla sua maniera, e 'l suo stile, il che era riuscito

impossibile a verun tedesco. Credevasi frattanto in Parigi, che Salieri

non aveva altra parte che nel terzo atto di questo dramma. L'artifizio

ebbe un compiuto successo. Salieri venne nel 1784 in Parigi colla sua

opera, che fu assai volte eseguita dinanzi la famiglia reale, e sempre

con esito vieppiù fortunato. La regina stessa degnossi ancora cantarvi

qualche volta. Finalmente quest'opera fu eseguita sul gran teatro della

capitale. I critici riconobbero sin d'allora ne' dettagli,

principalmente ne' recitativi e nel canto, uno stile particolare, e

convennero ch'egli annunziava il più distinto talento. Non fu se non

dopo la decima terza rappresentazione che Gluck in un indirizzo al

pubblico di Parigi, dichiarò Salieri solo compositore delle Danaidi. La

direzione dell'opera gli pagò una somma di diecimila franchi, ed altri

tremila per le spese del viaggio. La regina gli fece altresì un

considerevolissimo dono, e l'incisore pagogli la partitura duemila

franchi. Prima di partire per Vienna, la direzione dell'opera gli

commise ancora di scrivere gli _Orazj e Curiazj_. Alcun tempo di poi,

egli compose pel teatro di Vienna la musica del dramma _Axurre di Ormo_;

per il quale l'Imperatore Giuseppe II donogli 200 ducati, ed una

pensione di altri 300. Poco dopo sposò egli una damigella, che gli recò

una pinguissima dote. Salieri è attualmente in Vienna, maestro di

cappella dell'Imperatore d'Austria: egli ha scritto molta musica sì per

chiesa che per teatro, per tutta l'Europa celebratissima. L'oratorio

della _Passione_ del Metastasio posto da lui in note è un capo d'opera;

vi ha in questo una fuga bellissima, che veniva lodata molto

dall'_Hasse_ medesimo. “Un bello esempio dell'economia e del buon uso

che dee farsi degli strumenti da fiato, dice il dotto _Carpani_, trovasi

nel _Cesare in Farmacusa_ del profondo maestro _Salieri, che applicò con

tanta felicità la metafisica alla sua arte_. Egli acciocchè una sortita

furiosa di Cesare nel finale del primo atto facesse più colpo, sospese

per molti tempi dello stesso pezzo di musica tutti gli strumenti da

fiato e particolarmente le trombe, e fe' tacere i timpani, e li adoprò

poi tutt'insieme al luogo sopra indicato con stupendissimo effetto. Non

è a dirsi qual energia riceva la musica da quella sortita improvvisa di

strepito marziale. Ho sempre sentito fremere l'udienza a quel passo, il

cui incanto sta tutto nell'artificio riferito, e che il più degli

ascoltanti non si curano nemmeno d'indagare d'onde venga.” (_Lettera

X_). Racconta lo stesso Carpani che il grand'Haydn aveva in sommo conto

Salieri, e che a lui affidò egli sempre la direzione de' suoi due capi

d'opera, _la Creazione_ e le _quattro Stagioni_ (_Lettera XIV_). La

maniera che usa Salieri per eccitare la sua fantasia nel comporre, così

vien descritta da quel lepidissimo scrittore. “Salieri, egli dice, il

maestro della ragione, deve fecondare la sua fantasia coll'uscir di

casa, scorrer per le vie più frequentate della città masticando

confetti, e col suo _graphiarium_, e la cannuccia nelle mani gli è forza

notar subito le idee felici, che a volo gli passan pel capo.” (_Lettera

XIII_).

SALINAS (Francesco), spagnuolo nativo di Burgos, professore di musica

nell'università di Salamanca, divenne cieco sin dall'età di dieci anni,

ma non fu perciò meno abile nelle scienze e nella musica. Egli è autore

assai celebre di sette libri _de Musica_ pubblicati nel 1577, che di

tutti gli scritti armonici del secolo XVI, dice l'_ab. Andres_, ebbero

una fama più universale, e hanno poi conservata più durevole

riputazione. Questo illustre cieco, profondamente istruito nella musica

pratica, e nella teorica, ed altresì erudito filologo, poeta filosofo e

matematico, che a giusto titolo da molti vien detto il moderno Didimo, e

potrebbe anche chiamarsi lo spagnuolo Sanderson, dopo lungo studio de'

greci e de' latini, dopo lunghe meditazioni, e dopo continuo esercizio

lasciò a' posteri in quella dotta opera quanto l'erudite ricerche, e

l'attente speculazioni nel lungo corso di cinquanta e più anni avevano

suggerito su la pratica, e su la teorica della musica (_Dell'origine ec.

t. 4_). Assai ragionevole è l'encomio, e la critica che di questo suo

illustre compatriota ha fatto il _Requeno_. “Un solo cinquecentista,

egli dice, rispettabile pe' suoi lumi, per la sua latina favella, per la

sua coltura, per la disinvoltura del suo spirito, per la sua erudizione,

per la maestrevolezza dell'arte armonica sarebbe stato capace di

ravvivare tutta la greca armonia, se la preoccupazione a favore della

musica moderna da lui mirabilmente ben avviata e corretta non lo avesse

impegnato in volerci far vedere, che le nostre corde armoniche, ed il

nostro ritmo poco sono dissimili dall'antico. Cotesto cel. scrittore gli

è lo spagnuolo Salinas. Nessuno creda, che io lodi per ispirito di

patriottismo; e chi ne dubita, lo prenda in mano, e mi dica se fra tutti

gli spositori della musica greca si ritrovi l'eguale fra moderni. Il

trattato di Vossio sull'antico ritmo, ove mettasi al confronto del

trattato di ritmo di Salinas, scomparisce affatto. Vossio niente

insegna; Salinas tutto analizza. Vossio tesse il panegirico da colto

grammatico; Salinas tesse l'arte dell'antico ritmo poetico da pratico,

Vossio parla da oratore con lodi generalissime: Salinas da intelligente

delle più picciole differenze mostra quanto è degno di lode nel greco

ritmo. Egli è però da dolersi, che Salinas non osservasse, che oltre il

ritmo poetico da esso così bene analizzato, esisteva il ritmo musicale,

di cui non ci disse parola. Salinas nell'esame delle corde armoniche,

diede troppo a' numeri, ed alle proporzioni, niente agli sperimenti, e

poco all'autorità de' greci armonici; quando doveva dare anzi tutto ai

testimonj di questi provati prima cogli sperimenti; ai numeri quant'essi

richiedevano e nulla più; e niente poi affatto a quelle proporzioni,

colle quali la scuola Alessandrina nella decadenza della greca armonia

oscurò ed imbrogliò il semplicissimo musico sistema di Aristosseno, e

del secolo d'oro de' Greci. La è cosa parimente da dolersene, che questo

insigne scrittore non siasi tutto impiegato in analizzare i Greci, in

costruire un monocordo per le prime pruove, in fare poi lo stromento

chiamato _Canone_ minutamente descritto da Tolomeo, e in avanzare altri

passi richiesti per la genuina intelligenza de' greci scrittori. Ma

forse pel vanto, che esso erasi procacciato nella pratica del moderno

contrappunto, non volle esporre il suo sapere al pericolo di detestarlo;

nè mai gli cadde forse anco in pensiero di fare uno stromento armonico

con tutte le corde eguali sì in lunghezza, che in grossezza, come

praticarono i Greci: forse non seppe concepir la maniera, con cui esso

potesse suonarsi.” (_Pref. ai Saggi ec. pag. XIV_).

SALOMO (Elia), prete francese del sec. XIII: nel 1274 dedicò a Gregorio

IX un libro: _De Scientiâ artis musicæ_, che si era conservato

manoscritto nella bibioteca Ambrosiana in Milano, donde lo ha tratto

l'ab. Gerbert, inserito avendolo nel terzo tomo della sua collezione

degli antichi autori di musica. L'Aut. vi tratta del numero delle

chiavi, de' tuoni, delle figure, della dottrina del canto, e della

maniera di cantare a quattro voci, ec.

SAMMARTINI (Gio. Batt.), maestro di cappella assai celebre del suo

tempo, e uomo singolare, nacque in Milano verso la fine del secolo XVII;

fu prima suonatore d'oboe, e poi di violino. Devesi a lui l'uso del

_mordente_, delle _note sincopate_, delle _contro arcate_, e delle

_punteggiature continuate_, le quali grazie, se pure si conoscevano, non

erano in grande uso: egli le introdusse nel violino, come è facile di

rilevare dalle sue composizioni confrontate con quelle de' precedenti

scrittori. Sammartini, dotato d'ingegno creatore, imparò il contrappunto

da se, e si diede a scrivere musica instrumentale, singolarmente dei

_trio_, e delle sinfonie. Il Generale Pallavicini, governatore di

Milano, gli fece comporre le prime sinfonie a grande orchestra. Si

sonavano esse in buona aria sulla mezzaluna della cittadella a

divertimento dei cittadini che a diporto trovavansi nella sottoposta

spianata le sere d'estate. Il _Paladini_, che morì troppo giovane, il

_Lampugnani_, che il primo cominciò a lussureggiare negli

accompagnamenti delle arie, ed altri gareggiavano su quel parapetto,

divenuto sede e teatro di una guerra tutta piacevole col Sammartini, il

quale tutti li vinse per la copia, il fuoco e la novità, sebbene

rimanesse molto al di sotto del Paladini e degli altri per la scienza

degli accordi. Fu in quelle sinfonie che si sentì per la prima volta il

gioco separato dalle viole che da prima suonavano col basso, e che

udironsi movimenti continuati di violini secondi, i quali si fecero con

bella novità scorrere per un modo tutto diverso di quello dei violini

primi. Anche il Sammartini aveva pratica cognizione di tutt'i strumenti,

e fu da lui che la apprese, il Gluck, stato per più anni suo scolare. Se

a questi pregi unito avesse il Sammartini una più fondata teoria, e una

maggiore applicazione avrebbe avuto l'Italia il suo Haydn, prima che lo

avesse l'Alemagna. Il Sammartini non fu sì felice nella musica vocale

come lo era nella strumentale. Eccitato dai generali voti della sua

patria, compose un'opera seria per quel teatro, e non piacque punto. Che

anzi era egli il primo a burlarsi di se medesimo quando si rammentava

quella sua produzione. Fu però essa la prima e l'ultima di tal genere,

mentre non volle più comporre pel teatro, e fuori di qualche oratorio

sacro, non abbiamo di lui altra cosa drammatica. Egli, come dissi, fu

maestro del Gluck per dieci anni, e basta confrontare la musica

instrumentale di Gluck con quella del maestro per capire quanto gli

dovesse. L'Haydn stesso molto apprese per la parte ideale osservando le

opere del Sammartini, benchè più volte detto avesse al suo amico Carpani

non dover nulla a lui, aggiungendo di più ch'_egli era un imbroglione_.

Ma confrontando le prime composizioni dell'Haydn con quelle del

Sammartini si vedrà di quante idee, di quante bizzarríe e di quante

invenzioni di questo rinomato scrittore si giovasse l'Haydn, non già da

vile plagiario ma da maestro. Il _Misliwechek_ trovandosi in Milano ad

una accademia, e sentendovi alcune vecchie sinfonie del Sammartini,

della di cui musica non aveva in prima contezza, proruppe in questa

esclamazione: _ho trovato il Padre dello stile d'Haydn!_ Il maestro

Venceslao Pichl inclinava anch'egli alla opinione del suo patrioto; ma

l'Haydn era troppo buon contrappuntista e troppo amico dell'ordine, e di

quella regolata condotta che si trova in uno stile puro e ragionato, per

imitare di proposito quel capricciosissimo milanese che nel creare non

badava più che tanto alla tessitura, ma seguitava all'impazzata gli

impeti della sua fervida fantasia, e quindi aveva quà e là dei lampi

bellissimi, contigui a masse tenebrose di nubi. Il conte d'Harrach

governatore della Lombardia Austriaca portò il primo a Vienna la musica

del Sammartini, la quale subito ottenne applausi e voga in quella gran

capitale. Il conte Palfi, il conte Schönborn, il conte di Mortzin, ed il

principe Esterhazy facevano a gara in procurarsene della nuova, e

quest'ultimo signore destinato aveva in Milano un banchiere per nome

Castelli a pagargli otto zecchini d'oro per qualunque composizione gli

desse per sua altezza. Il dottor Burney conobbe il Sammartini in Milano

nel 1770, e scrive ne' suoi _Viaggi_ pag. 95 di avere inteso una messa

seguita sotto la sua direzione nella chiesa del Carmine. “Gli

accompagnamenti, egli dice, erano ingegnosissimi, pieni di brio e di un

fuoco tutto proprio di questo compositore. La parte instrumentale delle

sue composizioni è fatta a maraviglia. Nessuno degli esecutori può

restare lungamente in ozio. I violini soprattutto non hanno mai riposo;

si potrebbe per altro desiderare ch'egli ponesse la briglia al suo

pegaso, poichè sembra portarsi seco il cavaliere fuggendo di scappata. E

per parlar fuori di metafora, la sua musica piacerebbe ancor più se

fosse meno ricoperta di note e men ripiena di allegri; ma l'impetuosa

foga del suo genio lo sforza a percorrere una successione di rapidi

movimenti, la quale alla lunga, stanca l'esecutore e l'uditorio.” Alla

pag. 103 parlando d'un'altra messa del medesimo dice, “Il Sammartini mi

ricompensò de' movimenti posati de' quali mi aveva defraudato nella

messa di giovedì, mediante un adagio che era veramente divino.” Rousseau

nel suo dizionario parlando di composizioni eccellenti non ne nomina, in

monte, che due, _Un adagio, dic'egli, di Tartini, un andante di

Sammartini_, e di fatti questi suoi andanti eran degni di Anacreonte.

Questa piccola biografia deesi all'erudito Carpani, _giacchè la fama_,

egli dice, _non ha parlato di lui quanto meritava_ (_Lettera IV_).

SANCHO (Ignazio), negro della Guinea stabilito in Londra, ove fecesi

cristiano, e coltivò con successo le scienze e la letteratura. Morì egli

nel 1780. Fra le altre sue opere vi ha di lui _Theory of music_ (Teoria

della musica), London 1776, ch'egli dedicò alla principessa reale. Nelle

belle arti possedeva un tatto, ed un gusto così delicato, che gli

artisti medesimi si davan premura di consultarlo.

SANTARELLI, maestro della cappella del Papa a Roma e cappellano

dell'ordine di Malta, ad una straordinaria abilità e consumata

esperienza nella pratica della musica e del canto univa delle profonde

cognizioni nella teoria e nell'istoria dell'arte. Nel 1764, pubblicò

egli in Roma il suo trattato della musica di chiesa dalla sua prima

origine sino a' nostri giorni, col titolo: _Della musica del santuario,

e della disciplina de' suoi cantori_. Il secondo volume è del 1770. Egli

comunicò anche al Dr. Burney in Roma un altro suo libro intitolato:

_Estratto di alcune notizie storiche appartenenti alla facoltà

musicale_, d'onde cavò l'inglese storico della musica l'origine de'

primi eunuchi italiani. Ecco le proprie parole del Santarelli. “P.

Girolamo da Perugia, prete della congregazione dell'oratorio fiorì nel

sec. XVII. Fu eccellente cantore della parte di soprano, e fu il primo

evirato che avesse luogo nella cappella pontificia, avendo fino allora

servito la cappella in qualità di soprani i nazionali spagnuoli con voce

di falsetto. Il prelodato padre fu ammesso tra' cantori pontificj nel

1601, e morì nel 1644.” Si vede da questa notizia, che non si esigevano

allora da un prete tutte le qualità che gli sono necessarie oggigiorno,

come l'erano nell'antica legge; e che non si era adottato ancora in Roma

in tutto il suo rigore il divieto del Deuteronomio, cap. 33, v. 1.

Santarelli è autore altresì di alcune _Lettere su i compositori per

chiesa, e sulla moderna musica sagra_, che l'ab. Gerbert ha inserito nel

2º tomo della sua storia.

SARRO (Domenico), stimatissimo compositore in Napoli, e uno de' primi

maestri a porre in musica i drammi di Metastasio: la sua _Didone_

scritta pel teatro di Torino è del 1717. Quanz, che sentì una sua opera

in Napoli nel 1725, afferma aver egli seguito la maniera di Vinci. In

Alemagna levò gran grido la sua musica per chiesa. Sarro e Porpora

furono i primi che si studiarono a semplificare l'armonia, e a ripulire

la melodia.

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 4 Di tutte le nazioni sì antiche che moderne · 第 1 / 17 段