XX.

La mattina di poi, appena alzato, Roberto chiamò il servitore e gli

ordinò d’andar subito a prendere notizie dal signor segretario. Ma dopo

un momento cambiò idea: — Perchè non farei una passeggiatina fino a

Casaletto? — Si fece dare un bicchiere di latte, e s’incamminò passo

innanzi passo.

S’era destato con la mente riposata e serena. I tristi pensieri che

gliel’avevano ingombrata e funestata la sera prima, dopo la visita

fatta al povero Galosso, erano svaniti coi sogni della notte.

Considerando l’età, la robustezza dell’infermo si sentiva pieno di

sicurtà e di fiducia. S’immaginava di rivedere il medico per l’appunto

dove l’aveva veduto il giorno prima; lo interrogava, e quello gli

rispondeva:

— Buone nuove, il pericolo è passato, abbiamo un miglioramento

insperato, inesplicabile.

Egli saliva, si rallegrava col malato, con la donna, con Tomatis e

poi...

La giornata era così bella! Una di quelle giornate in cui si campa

volentieri, in cui il cuore si allarga alla speranza, a mille speranze,

e l’avvenire si dischiude ampio, color di rosa, tutto popolato di larve

ridenti.

— E poi farò un bel giro pei campi — pensava Roberto. — Una piccola

perlustrazione fino alla chiatta. È un secolo che non vedo nessuno. Non

so più niente di niente...

E in pochi momenti il desiderio di sapere si fece vivo, intenso,

divenne bramosia: di modo che, giunto dove una viottola corre a destra

le praterie verso la Baraschia, fu lì lì per svoltare. Si raffrenò e si

contentò di allungare il passo.

Il villaggio aveva il suo aspetto ordinario: s’udiva lo strepito del

mulino e il martellamento del fabbro; il custode della scuola metteva

un affisso alla cantonata; sotto il portico del comune vi era il solito

crocchio in cui si commentava il giornale.

Passando davanti al forno, Roberto sentì l’odore appetitoso del pan

fresco; odore, che si cambiò in lezzo di marmitta e in puzzo d’olio

fritto nella vicinanza d’altre botteghe. Arrivato presso la casa del

segretario, alzò gli occhi alla finestra, e la vide aperta.

— Ecco — disse tra sè, — si muta l’aria alla camera, segno che il

malato sta meglio.

Ma non appena ebbe pensate queste parole, ne risentì come uno spavento.

— E se invece... Oh, non è possibile! Diavolo! da ieri sera... Non è

possibile, non è possibile.

Combattè, respinse l’idea nera che s’affacciava alla mente, e si

accostò alla porta.

Era chiusa.

Picchiò prima con le nocche delle dita, poi col martello. A quel suono

risposero di dentro pianti e lamenti, e dopo un poco giunse Tomatis

disfatto, stravolto, verde come un ramarro.

— Ah! — singhiozzò con voce soffocata. — Però ha sentito anche lei,

eh? Tifoidea benigna. Un corno! Fulminante doveva dire quell’asino

birbone!... E adesso venga su, venga a vedere, venga a vedere.

La falce - Punizione - L'enigma · 第 25 / 46 题