CAPITOLO II.

_Come intanto fosse governato il Regno di Napoli da D. RAIMONDO DI

CARDONA, e dopo la di lui morte da D. CARLO DI LAUNOJA suo successore._

Intanto il Regno di Napoli commesso al governo di D. Raimondo di

Cardona dal Re Ferdinando e poi dal Re Carlo, che lo confermò Vicerè,

ancorchè non avesse patita alcuna invasione di armi straniere,

soffriva di volta in volta tasse intollerabili, perchè dovendosi

mantenere una guerra così dispendiosa, venivano i Baroni e li Popoli,

in occasione di dimandare o nuove grazie, o conferma delle antiche,

ovvero (ciò che più loro premeva) esecuzione delle già concedute, le

quali non erano osservate, costretti a far nuovi donativi di somme

considerabilissime. Erano i tanti capitoli e le tante grazie loro

concedute sempre mal eseguite; poichè essendosi sempre dimandato e

sempre conceduto, che negli Ufficj così militari, come di giustizia e

ne Beneficj ecclesiastici fossero preferiti i Nazionali agli stranieri,

governandosi ora il Regno dai Spagnuoli, ed essendovi venute molte

famiglie da tutti i Regni di Spagna, erano quelli per lo più conferiti

a' Spagnuoli, onde si facevano spesso ricorsi per l'osservanza de'

capitoli: di nuovo si prometteva, quando di nuovo si facevano i

donativi, ma sempre erano violati ed infranti.

Quando furono a' Napoletani accordate dal Re Ferdinando quelle grazie

contenute ne' suoi Capitoli, dei quali di sopra s'è fatta memoria,

gli fecero un donativo di 300m. ducati. Non molto da poi, nel 1508,

essendosi il medesimo Re, in vigor della pace fatta con Lodovico XII Re

di Francia, obbligato di mantenergli a sue spese, oltre la fanteria,

500 uomini d'arme, fu imposto un pagamento di tre carlini a fuoco

per sette anni, affinchè si soddisfacesse il Re Lodovico: nella quale

occasione dal Conte di Ripacorsa furono conceduti, o per meglio dire

confermati, que' Capitoli che si stabilirono nel Parlamento generale

celebrato in Napoli nella chiesa di S Lorenzo a' 13 settembre del

mentovato anno 1508[324].

Succeduto ne' Reami di Spagna il Re Carlo ed eletto poi Imperadore, per

li molti dispendj occorsi in proccurar dagli Elettori i loro voti per

quest'elezione, e che doveano occorrere nella sua coronazione, fu fatta

richiesta nel 1520 dal Vicerè _Cardona_, che ritrovandosi il Re in

necessità ed esausto di denari, si proccurasse dalla città, Baronaggio

e Sindici delle Terre demaniali di fargli un donativo, perchè

all'incontro il Re l'avrebbe confermati i capitoli e conceduti altri di

nuovo. Fu a tal fine in detto anno tenuto altro generale Parlamento, e

furono offerti al Re altri ducati 300 mila da pagarsi fra il termine di

tre anni, centomila ducati l'anno in tre paghe: fu perciò accordata la

conferma di tutti gli altri Capitoli e Privilegi, e che per l'avvenire

non si potesse imponere alcuno pagamento estraordinario al Regno.

Fu tutto ciò confermato dal Vicerè Cardona in detto anno 1520, e poi

ratificato dall'Imperadore con ispezial suo diploma spedito in Vormazia

al primo di gennajo del seguente anno 1521[325], ma non per questo,

durando l'istesse cagioni, anzi vie più che mai resi irreconciliabili

gli animi di Cesare e del Re Francesco Principi potentissimi, ed accese

più fiere che mai fra di loro guerre crudeli ed inestinguibili, cessò

la necessità e 'l bisogno di denari per sostenerle; onde si venne di

nuovo alle sovvenzioni ed a nuovi donativi e grazie.

Morì nel seguente anno 1522 a '10 di Marzo D. Raimondo di Cardona,

ed il suo cadavere fu depositato nella cappella del Castel Nuovo,

per trasportarsi in Catalogna nella chiesa di S. Maria di Monferrato:

Capitano, se si riguarda la condizione di que' tempi, comportabile per

la sua prudenza e destrezza nel governo civile, che soddisfece al Re

Ferdinando, e molto più all'Imperador Carlo V, a cui la di lui morte

cotanto dispiacque. Non essendo stata da lui sostituita persona, nè

trovandosi tampoco nominata dal Re, che sottentrasse al governo, rimase

a governare il Consiglio Collaterale, sino a' 16 luglio del medesimo

anno, poichè dall'Imperadore fu in luogo del Cardona mandato al governo

di Napoli _D. Carlo di Launoja_, non già spagnuolo, ma fiamengo. Carlo

in questi principj del suo regnare, venuto da Brusselles in Ispagna, ed

avendo seco condotti molti Fiamenghi, s'era posto in mano de' medesimi,

e come si è veduto, si governava col consiglio di Monsignor di Ceures

fiamengo, e la cagione de' tumulti avvenuti in Ispagna non altronde

fu, che d'essersi il Re valuto, posponendo gli Spagnuoli nazionali,

de' Fiamenghi e sopra ogni altro del Ceures, il quale dimostratosi

insaziabile, avea per tutte le vie accumulata somma grandissima di

danari; lo stesso facendo gli altri Fiamenghi, vendendo per prezzo a'

forastieri gli ufficj soliti darsi a' Spagnuoli, e facendo venali tutte

le grazie, privilegi ed espedizioni, che si dimandavano alla Corte.

Venne Launoja in Napoli famoso Capitano ed espertissimo nell'arte

militare, il qual sì mostrò alla piazza del Popolo di Napoli molto

favorevole, e pochi mesi dopo la sua venuta, le concesse molti

Capitoli, che furono da lui spediti nel Castel Nuovo a' 12 ottobre di

quest'anno 1522, rapportati dal Summonte[326].

Non potè che poco più d'un anno governar il Regno; poichè tuttavia

la guerra di Lombardia incrudelendosi, nè potendo più sostener il

comando dell'armata Prospero Colonna carico d'anni, e quasi già

alienato di mente, l'Imperadore stimò appoggiar quell'impresa alla

espertezza e valore di Launoja; onde comandò, che lasciato in Napoli

un suo Luogotenente andasse a Milano a pigliar il supremo comando

di quell'esercito. E con tal congiuntura, premendo il bisogno di

questa guerra, fu fatto un nuovo donativo a Cesare di altri ducati

cinquantamila per supplire alla spesa, che seco portava un tanto

esercito[327]. Ed alcuni anni da poi, per la nascita del Principe

Filippo, convocato nuovo Parlamento, se gli accordò un altro donativo

di ducati ducentomila[328], siccome di tempo in tempo ne furon fatti

degli altri di somme rilevantissime, delli quali il Tassoni, il

Mazzella ed il Costo tesserono lunghi cataloghi.

Partì il Launoja da Napoli nel 1524, e lasciò per suo Luogotenente

_Andrea Caraffa Conte di S. Severino_, il quale con molta lode

governò il Regno poco men che tre anni. Morì costui nel mese di giugno

dell'anno 1526, e la sua morte fu da tutti compianta[329]. Ed intanto,

essendo il Launoja tornato di Spagna, ove come in trionfo avea portato

prigione il Re Francesco, dopo aver combattuto ne' mari di Corsica

con l'armata franzese, si restituì a Napoli per difendere il Regno

dall'insidie del Papa, che vi avea invitato Valdimonte alla conquista.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 7 · 第 37 / 51 题