CAPITOLO III.

_Nuova disposizione degli Ufficiali della Casa del Re._

L'Ufficio del _Gran Siniscalco_, per non esser più Napoli sede regia,

rimase poco men ch'estinto ed abolito. E si videro sorgere nuovi

Ufficiali affatto da lui indipendenti.

Il Gran Siniscalco, siccome si è potuto vedere nell'undecimo libro di

quest'Istoria, avea la soprantendenza della Casa del Re; e quantunque

la sua carica riguardasse il governo della medesima, nulladimanco

perchè la sua autorità non era limitata da alcun luogo o provincia,

ma si stendeva in tutto il Reame, nè era mutabile per ogni mutazione

di Re; si diceva per ciò servire allo Stato, e non già solamente alla

persona del Re, onde per uno degli Ufficiali della Corona era riputato.

Avea egli sotto se più Ufficiali nella Casa del Re, dei quali nel libro

XXI di quest'Istoria se ne fece un lungo catalogo; alcuni dei quali,

durando ancora la residenza de' Re in Napoli, pure furono esentati,

come si disse, dall'ubbidienza del Gran Siniscalco, e sottoposti

immediatamente al Re.

Ma da poi che i Re abbandonarono Napoli, trasferendo altrove la lor

sede regia, e reggendo la città ed il Regno un suo Luogotenente detto

_Vicerè_, restarono soppressi que' tanti Ufficiali così maggiori, come

minori della Casa del Re, subordinati per la maggior parte al Gran

Siniscalco; ed altri nuovi ne sursero nel Palazzo reale, subordinati

non già più al Gran Siniscalco, ma assolutamente al Vicerè, a cui, come

al di lui palazzo servivano.

S'estinsero i Ciambellani, i Graffieri, nomi franzesi, i Panettieri,

gli Arcieri, gli Scudieri e tanti altri Ufficiali; e ne furono all'uso

di Spagna altri introdotti, che doveano aver cura del Palazzo reale,

e servire al Vicerè, ed alle sue Segreterie, con indipendenza dal Gran

Siniscalco.

Si stabilirono due _Segreterie_, una di Stato e di Guerra, l'altra di

Giustizia. L'una e l'altra non hanno alcuna dipendenza dalla Segreteria

del Regno, nè dal Consiglio Collaterale; e la comunicazione di tutti

que' negozj, che il Vicerè rimette in Collaterale, passa per quelle

Segreterie. Ciascheduno di questi due Segretarj secondo la loro

incombenza, o di guerra o di giustizia, spediscono in nome del Vicerè

gli ordini, che egli prescrive. Per la Secreteria di Guerra passano

tutti i negozj militari e di Stato, e tutti quelli, che appartengono

agl'interessi del regal Patrimonio e delle Comunità del Regno, e di

tutti gli arrendamenti e gabelle. Per quella di Giustizia, possano

tutti i negozj appartenenti alla buona amministrazione di giustizia,

ed elezione di tutti i Governadori ed Assessori delle città e Terre

demaniali, Presidi, Auditori di province, Giudici di Vicaria, e di

tutte l'altre somiglianti cariche, che provvede il Vicerè. Non s'usa

nelle loro Segreterie altra lingua che la Spagnuola. Tengono sotto

di loro più Ufficiali per la spedizione de' biglietti e dispacci, che

nella città si dirizzano a' Capi de' Tribunali, ed altri Ministri così

di spada, come di toga, e nelle province a' Presidi, e suoi Ufficiali.

Prima riconoscevano il Gran Protonotario per loro Capo, ora il Vicerè

che li tiene nel regal Palazzo per la più pronta e sollecita spedizione

degli affari.

Nel Palazzo regale si è ancora unita la _Scrivania di Razione_, la

quale prima secondo ciò che scrisse il Summonte[269], s'esercitava

nella propria Casa dello _Scrivano di Razione_, e la quale in forma di

Tribunale, oltre lo Scrivano di Razione suo Capo, tiene molti Ufficiali

minori suoi sudditi. Ne tiene ancora nelle province, che parimente

Scrivani di Razione sono appellati. La sua incombenza è di tener cura

della Matricola, ovvero Rollo di tutti i soldati del Regno, di tutti

gli Stipendiarj, e di tutti gli Ufficiali, siano di Toga, o di Spada,

a' quali il Re paga soldo. Tiene il Rollo delle Milizie della città e

del Regno. Tiene conto delle Castella e Fortezze del Regno, così per le

provvisioni de' Soldati, come delle munizioni, fabbriche, reparazioni,

e d'ogni altra cosa, che in quelle si fanno; nè possono spedirsi ordini

per lo pagamento de' loro soldi, se non saranno prima nella matricola,

che e' conserva, notati. Nell'occorrenze ha luogo nel Collateral

Consiglio, ove siede dopo il Luogotenente della regia Camera, al cui

Tribunale è sottoposto, e precede al Tesoriere, al Reggente della

Vicaria, ed al Segretario del Regno[270], ed è decorato col titolo di

_Spettabile_[271].

Parimente nel Palazzo regale s'è unita la _Tesoreria_. Prima, ne'

tempi dell'Imperador Federico II, la Tesoreria era nel castel del

Salvatore, oggi chiamato dell'Uovo, dove Federico ordinò, che dovesse

il Tesoro trasportarsi, e vi destinò per la custodia tre Tesorieri,

Angelo della Marra, Marino della Valle ed Efrem della Porta. Ferdinando

il Cattolico, come narra il Zurita[272], abolendo il _Tesoriere_,

avea introdotto un nuovo Ufficiale, detto _Conservator Generale_,

nella persona di Giovan Battista Spinelli; ma sperimentatosi dannoso,

quando venne in Napoli, alle querele di molti, che l'aveano per esoso,

l'estinse affatto, e rifece, come prima il Tesoriere. Era questi prima

totalmente subordinato al Gran Camerario, come quegli che teneva la

cura e custodia del Tesoro del Re: ora è subordinato al Vicerè, ed al

Tribunal della Camera. Ha il secondo luogo dopo lo Scrivano di Razione,

con cui tiene molta connessione ed intelligenza; ed ancorchè sia da

costui preceduto, precede egli però al Decano della Camera, quando, o

in questo Tribunale, o in Collaterale accadesse di sedere. Ha ancora in

Collaterale Sedia, quando il Decano siede allo Sgabello[273].

In questo nuovo governo degli Spagnuoli surse un nuovo Ufficiale detto

_Auditor Generale dell'Esercito_, che lo potrem anche dire Giudice del

Regal Palazzo. Introdotte che furono nel Regno le milizie spagnuole; fu

loro dato un General Comandante, chiamato il Mastro di Campo Generale.

Questi ebbe il suo Auditor Generale, al quale fu data la conoscenza

delle cause di tutti i soldati spagnuoli stipendiati ed altri detti

Piazze morte; la sua giurisdizione s'estende ancora sopra i soldati,

Alfieri e Capitani italiani, e sopra i 50 Continui, de' quali si parla

ne' privilegi di Napoli conceduti da Carlo V[274]. Negli ultimi tempi

per prammatica del Conte di Lemos del 1614, confermata poi dal Cardinal

Zappata nel 1622, fu stesa la cognizione del suo Tribunale sopra altri

affari.

Tiene sotto di se altri Tribunali minori, come quello dell'Auditor del

Terzo Spagnuolo e di tutti gli altri Auditori delle castella, delle

città e del Regno. Il Terzo Spagnuolo tiene un suo Auditor a parte, il

quale ha la cognizione delle cause civili e criminali sopra i soldati

spagnuoli del Terzo residente in Napoli; però questo Tribunale è

subordinato a quello dell'Auditor Generale dell'esercito, perchè da'

suoi decreti s'appella al Tribunale dell'Auditor Generale.

Parimente i tre Castelli della città di Napoli, Castel Nuovo, quel di

S. Ermo e l'altro dell'Uovo, hanno ciascuno un Auditor particolare,

che vien eletto dal Castellano, ed ognun tiene il suo Attuario e

Coadiutore della Corte. Questi esercitano giurisdizione sopra tutti

quelli, che abitano ne' Castelli; quel del Castel Nuovo l'esercita

anche sopra quelli che sono nella torre di S. Vincenzo. Prima, da' loro

decreti s'appellava al Vicerè, che commetteva le appellazioni a vari

Ministri, perchè le rivedessero. Poi dal Conte di Lemos nel 1614, per

sua prammatica confirmata dal Cardinal Zappata nel 1672, fu stabilito,

che le appellazioni si rivedessero dall'Auditor Generale dell'esercito,

a cui sono subordinati.

Tiene ancora la conoscenza sopra tutti coloro, che abitano e sono del

Palazzo del Vicerè, e conosce dei delitti ivi commessi, essendo egli

il Giudice della casa del Re. Prima questa conoscenza era del Gran

Siniscalco, come Capo Uffiziale della casa del Re; ora è dell'Auditor

Generale, con subordinazione non già al Gran Siniscalco, ma solo al

Vicerè, al quale si riportano le appellazioni de' suoi decreti, da chi

sono commesse a que' ministri, che gli piaciono[275]. Pretende ancora

aver conoscenza sopra i Soldati della guardia Alemanna destinata per

custodia del regal Palazzo; ma glie la contrasta il lor Capitano, che

se l'ha appropriata. Parimente i Cantori della regal Cappella, essendo

della famiglia del real Palazzo, dovrebbero esser a lui subordinati: ma

il Cappellan Maggiore ne tiene ora la conoscenza, e come suoi sudditi

vengon riputati.

Pure il _Cappellano Maggiore_, ch'è Capo della Cappella del regal

Palazzo, merita per questa parte essere annoverato tra gli Ufficiali

della Casa del Re. Tiene egli giurisdizione nell'Oratorio regio e

sopra tutti i Cappellani regi, anche de' Castelli della città e del

Regno. La esercita ancora sopra i Cantori della Cappella regia. Tiene

il suo Consultore e de' decreti del detto Tribunale se ne appella

al Vicerè, il quale suole commettere l'appellazione a que' Ministri,

che gli piaciono. Dell'origine ed incremento del Cappellano maggiore,

sue prerogative e soprintendenza nei Regi Studi già diffusamente si è

discorso nel XXI libro di quest'Istoria.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 7 · 第 29 / 51 题