_Nozze d'ALFONSO Duca di Calabria con IPPOLITA MARIA SFORZA figliuola
del Duca di Milano; di ELIONORA figliuola del Re con ERCOLE DA ESTE
Marchese di Ferrara; e di BEATRICE altra sua figliuola con MATTIA
CORVINO Re d'Ungheria. Morte del Pontefice PIO II, e contese insorte
tra il suo successore PAOLO II ed il Re FERRANTE, le quali in tempo di
Papa SISTO IV successore furon terminate._
Da poi che il Re Ferdinando ebbe trionfato di tanti suoi nemici,
e ridotto il Regno sotto la sua ubbidienza, pensò ristorarlo da'
preceduti danni, che per lo spazio di sette anni di continua guerra
l'aveano tutto sconvolto e posto in disordine, ma prima d'ogni altro,
per maggior precauzione, volle fortificarsi con nuovi parentadi, e
mandare in esecuzione il trattato, che molti anni prima avea tenuto
col Duca di Milano, di sposare il Duca di Calabria con Ippolita sua
figliuola; onde nella primavera di quest'anno 1464 inviò _Federico_ suo
secondogenito con 600 cavalli in Milano a prender la sposa.
Federico giunto a Milano sposò in nome del fratello Ippolita, che dopo
partita da Milano, e dopo essersi trattenuta per due mesi a Siena,
passata indi a Rema, giunse finalmente in Napoli, ove con molta pompa
fu ricevuta da Alfonso suo marito, e si fecero dal Re celebrare molte
feste e giuochi. Alcuni anni appresso fu conchiuso il nuovo parentado
con Ercole da Este Marchese e poi Duca di Ferrara, al quale il Re sposò
Elionora sua figliuola, e fu dal Duca mandato a Napoli Sigismondo suo
fratello a pigliar la sposa, che il Re mandò accompagnata dal Duca
d'Amalfi e sua moglie, dal Conte d'Altavilla Francesco di Capua, e
dalla Contessa sua moglie, dal Conte e Contessa di Bucchianico, dal
Duca di Andria e da altri Signori.
Fu poi conchiuso anche il matrimonio di Beatrice con Mattia Re
d'Ungheria; e venuto il tempo, che la sposa dovea essere condotta
al marito, fu ordinata la sua coronazione avanti la Chiesa
dell'Incoronata, ove eretto un superbissimo teatro, vi venne il Re con
veste regali, e corona in capo accompagnato da' suoi primi Baroni: poco
appresso vi giunse Beatrice, la quale con gran pompa fu coronata Regina
d'Ungheria per mano dell'Arcivescovo di Napoli Cardinale Oliviero
Caraffa accompagnato da molti Vescovi; ed il dì seguente, avendo la
nuova Regina cavalcato per tutti i Seggi della città colla corona
in testa accompagnata da tutto il Baronaggio, partì poi da Napoli in
comitiva de' Duchi di Calabria e di S. Angelo suoi fratelli, e giunti
in Manfredonia, imbarcatisi su le Galee di Napoli, si condussero in
Ungheria. Con questi Signori s'accompagnarono ancora alcuni nostri
Avvocati, li quali, siccome narra Duareno, colli loro intrighi e
sottigliezze invilupparono l'Ungheria d'inestricabili liti: tanto che
bisognò pensare d'allontanargli da quel Regno, perchè si restituisse
nel primiero stato di pace e di quiete.
Tutte queste feste furono interrotte da' lutti, che portò la morte
della Regina Isabella, donna d'esemplare vita e di virtù veramente
reali. Fu compianta da tutti, e con pomposissime esequie fu il cadavere
portato in S. Pietro Martire, ove ancor si vede il suo sepolcro.
Ma maggiori disturbi avea recato al Re Ferdinando la morte del
Pontefice Pio, accaduta a' 14 agosto del 1464, la quale nel medesimo
anno fu accompagnata da quella del Duca di Milano, e poi seguìta da
quella di Giorgio Castrioto Signor d'Albania, suoi maggiori amici e
grandi fautori; poichè rifatto in luogo di Pio il Cardinal di S. Marco
Veneziano, che Paulo II volle chiamarsi; questi di natura avarissimo
cominciò a premere il Re Ferdinando, che gli pagasse tutti i censi
decorsi, che dovea alla sua Chiesa, li quali per più anni non s'eran
pagati; e Ferdinando, il quale aggravato per le eccessive spese della
passata guerra, era rimase esausto di denari, non solo si scusò di
potergli pagare, ma richiese al Pontefice di doverglieli rilasciare.
E da quest'ora si sarebbe venuto a manifesta discordia, se il Papa
volendo abbassare i figliuoli del Conte dell'Anguillara, non avesse
avuto bisogno del Re, al quale ebbe ricorso, perchè gli mandasse le
sue truppe, ciò che Ferdinando fece assai volentieri. Ma terminata
l'impresa con li fratelli dell'Anguillara, queste differenze, che per
alcun tempo erano rimase sopite, risursero di bel nuovo; poichè il
Papa tornando a richiedere con maggior acerbità i censi di quello che
avea fatto prima, obbligò il Re a dichiararsi, che non solo pretendeva,
che i censi si dovessero rilasciare, anche per cagion delle spese, che
ultimamente avea fatte in dargli soccorso; ma che per l'avvenire il
censo, che prima importava ottomila once l'anno, si dovesse minorare;
poichè prima questo censo si pagava non meno per lo Regno di Napoli,
che per quello di Sicilia: onde possedendosi la Sicilia dal Re Giovanni
d'Aragona suo zio, e non da lui, non era dovere ch'egli pagasse
l'intero censo. Il Papa dall'altra parte esagerava gli ajuti, che il Re
avea avuti dal suo predecessore, il quale gli avea salvato il Regno,
ed allegava l'investiture date con questa legge, ed i tanti meriti
della Chiesa[15]. E portandosi le querele or dall'uno ora dall'altro,
ciascheduno aspettava congiuntura di coglier il tempo opportuno per far
valere le sue ragioni; ma Ferdinando per farlo piegare a' suoi voleri,
pose in campo un'altra pretensione, e faceva premurose istanze che se
gli restituissero quelle Terre, che il Papa possedeva, le quali erano
dentro i confini del Regno, cioè, Terracina in Terra di Lavoro e Cività
Ducale, Acumoli e Lionessa nell'Apruzzo a' confini dello Stato della
Chiesa; e ciò in vigore dell'accordo fatto nel 1443 da Papa Eugenio
IV col Re Alfonso suo padre; come ancora pretese la restituzione di
Benevento, la quale egli avea restituita al Pontefice Pio suo buon
amico, e non volea che di vantaggio se la godesse ora un Pontefice
a se sospetto ed odioso. Il Papa vedendo inasprito l'animo del Re,
nè potendo colle forze e con altri maneggi resistergli, mandò subito
in Napoli il Cardinal Rovarella suo Legato a placare il Re, il quale
adempì così bene la sua incumbenza, che per allora non si parlò più di
censi decorsi, nè di restituzione di quelle Terre.
Sursero poi fra di loro alcune altre contese per la difesa de' Signori
della Tolfa, perchè il Papa pretendendo, che l'alume di rocca, che
quivi nasce, fosse sua, assediò quel luogo: ma sopraggiunto l'esercito
del Re, si posero subito le genti del Papa in fuga, lasciando
l'assedio[16]. Le contese ch'ebbero i nostri Re co' Pontefici romani
intorno quest'alume, furon sempre acerbe e continue; non pure nella
Tolfa, ma anche ne' campi di Pozzuoli e d'Agnano, ebbero i Papi
pretensione, che l'alume, che si fa in questi luoghi, spettasse alla
Sede appostolica, delle quali controversie trattò il Chioccarello nel
volume 21 de' suoi M. S. Giurisdizionali. La morte poi seguìta a 25
luglio del 1471 del Pontefice Paolo, e l'esaltazione in quella Cattedra
a' 9 agosto del Cardinal Francesco della Rovere, che fu chiamato _Sisto
IV_ fece cessare tutte queste discordie; poichè Papa Sisto, purchè
non si parlasse più delle pretensioni di Ferdinando, spedì al medesimo
nel 1475 una Bolla, rapportata dal Chioccarello[17], nella quale gli
rimette tutti i censi, e che durante la sua vita non fosse obbligato
pagarglieli; ma, invece del censo, fosse obbligato mandargli ogni anno,
per cagion dell'investitura, un palafreno bianco e ben guarnito[18],
e conoscendo quanto questo Pontefice fosse di grande spirito, volle
il Re apparentar con lui, e diede il Ducato di Sora (che avea tolto a
Giovan Paolo Cantelmo) ad Antonio della Rovere, col quale poi collocò
Caterina figliuola del Principe di Rossano, nata da Dionora d'Aragona
sua sorella.