_Come si levò una compagnia nel Regno, e fu rotta dal re Luigi._
Avvenne non ostante che la pace fosse fatta tra il re d’Ungheria e i
reali di Puglia, e deliberato fosse per lo papa la coronazione del re
Luigi, per la baldanza che i soldati forestieri aveano presa nel Regno,
uno Beltramo della Motta nipote di fra Moriale, che ancora teneva la
città d’Aversa, fece raccolta di cavalieri di sua lingua, e di Tedeschi
e d’Italiani ch’erano nel Regno senza soldo, ed ebbe quattrocento
barbute e cinquecento masnadieri: e cominciò a correre per Terra di
Lavoro, di consiglio e consentimento di Fra Moriale, secondo il suono,
benchè secondo la vista dimostrava il contradio, e prendea i casali,
e facea rimedire la gente, e molto conturbava il paese: e i baroni e’
cavalieri regnicoli che voleano venire a Napoli alla coronazione del
re erano da costoro forte impediti, e i cammini erano rotti per loro,
e spesso assaliti, e per soperchia baldanza s’erano ridotti a Cesa, tra
la città d’Aversa e l’Acerra. E stando ivi, in gran vergogna del futuro
re Luigi, il re infiammato di questa ingiuria, subitamente e improvviso
a’ ladroni accolse de’ baroni ch’erano venuti a lui, e di Napoletani da
mille cavalieri, e montò a cavallo in persona, e seguitato da’ suoi,
a dì 28 d’aprile del detto anno occupò Beltramo della Motta e la sua
compagnia, i quali per lo subito assalto non feciono retta, ma chi potè
fuggire non attese il compagno: e così fuggendo molti ne furono morti e
presi, che pochi ne camparono. Beltramo della Motta con venti compagni
fuggì a Alife e campò. In Napoli furono giudicati a morte venticinque
paesani ch’erano in quella compagnia, gli altri rimasono prigioni: e la
detta compagnia fu al tutto consumata e spenta con onore del re Luigi,
e con più lieta festa della sua coronazione, che appresso seguitò, come
tosto diviseremo.