CAP. LXXVII.

_Come si levò una compagnia nel Regno, e fu rotta dal re Luigi._

Avvenne non ostante che la pace fosse fatta tra il re d’Ungheria e i

reali di Puglia, e deliberato fosse per lo papa la coronazione del re

Luigi, per la baldanza che i soldati forestieri aveano presa nel Regno,

uno Beltramo della Motta nipote di fra Moriale, che ancora teneva la

città d’Aversa, fece raccolta di cavalieri di sua lingua, e di Tedeschi

e d’Italiani ch’erano nel Regno senza soldo, ed ebbe quattrocento

barbute e cinquecento masnadieri: e cominciò a correre per Terra di

Lavoro, di consiglio e consentimento di Fra Moriale, secondo il suono,

benchè secondo la vista dimostrava il contradio, e prendea i casali,

e facea rimedire la gente, e molto conturbava il paese: e i baroni e’

cavalieri regnicoli che voleano venire a Napoli alla coronazione del

re erano da costoro forte impediti, e i cammini erano rotti per loro,

e spesso assaliti, e per soperchia baldanza s’erano ridotti a Cesa, tra

la città d’Aversa e l’Acerra. E stando ivi, in gran vergogna del futuro

re Luigi, il re infiammato di questa ingiuria, subitamente e improvviso

a’ ladroni accolse de’ baroni ch’erano venuti a lui, e di Napoletani da

mille cavalieri, e montò a cavallo in persona, e seguitato da’ suoi,

a dì 28 d’aprile del detto anno occupò Beltramo della Motta e la sua

compagnia, i quali per lo subito assalto non feciono retta, ma chi potè

fuggire non attese il compagno: e così fuggendo molti ne furono morti e

presi, che pochi ne camparono. Beltramo della Motta con venti compagni

fuggì a Alife e campò. In Napoli furono giudicati a morte venticinque

paesani ch’erano in quella compagnia, gli altri rimasono prigioni: e la

detta compagnia fu al tutto consumata e spenta con onore del re Luigi,

e con più lieta festa della sua coronazione, che appresso seguitò, come

tosto diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 183 / 190 题