CAP. LXXVI.

_Concordia fatta dall’imperadore a’ comuni di Toscana._

Tornando al lungo trattato menato in Firenze per li Fiorentini e

Perugini e Sanesi, molto segretamente con messer Arrigo proposto

d’Esdria dell’ordine di certi frieri, vececancelliere di messer Carlo

eletto imperadore re di Boemia e re de’ Romani, il quale con molto

senno e gran diligenza avendo il mandato dal suo signore, e per mezzano

tra lui e gli ambasciadori de’ sopraddetti comuni messer Ramondo l’uno

degli usciti guelfi di Parma marchese di Soraga, capitano di guerra

del comune di Firenze, scritte le convenenze e’ patti di concordia, si

sostenne la piuvicazione di quelli per lo detto vececancelliere e per

li detti comuni, tanto ch’ebbono la fermezza da corte come il papa avea

riconciliato per sentenza l’arcivescovo di Milano, e fatto la concordia

con lui, come nel principio del nostro terzo libro si potrà trovare; e

questa concordia fu ferma del detto mese d’aprile del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 182 / 190 题