_Concordia fatta dall’imperadore a’ comuni di Toscana._
Tornando al lungo trattato menato in Firenze per li Fiorentini e
Perugini e Sanesi, molto segretamente con messer Arrigo proposto
d’Esdria dell’ordine di certi frieri, vececancelliere di messer Carlo
eletto imperadore re di Boemia e re de’ Romani, il quale con molto
senno e gran diligenza avendo il mandato dal suo signore, e per mezzano
tra lui e gli ambasciadori de’ sopraddetti comuni messer Ramondo l’uno
degli usciti guelfi di Parma marchese di Soraga, capitano di guerra
del comune di Firenze, scritte le convenenze e’ patti di concordia, si
sostenne la piuvicazione di quelli per lo detto vececancelliere e per
li detti comuni, tanto ch’ebbono la fermezza da corte come il papa avea
riconciliato per sentenza l’arcivescovo di Milano, e fatto la concordia
con lui, come nel principio del nostro terzo libro si potrà trovare; e
questa concordia fu ferma del detto mese d’aprile del detto anno.