CAP. LXXV.

_Come i Genovesi assediarono Costantinopoli._

L’armata de’ Genovesi non avendo potuto impedire l’armata de’

Veneziani e Catalani che non fossono passati all’isola di Negroponte,

non attesono a seguirli, ma attesono ad assediare Costantinopoli per

mare, e fermarono di fare ogni loro podere per abbattere l’aiuto che i

Veneziani aveano dall’imperatore. E stando ivi, giunse in loro aiuto

sessanta legni armati di Turchi, e le dieci galee che il comune di

Genova avea mandate loro. Mega Domestico che allora governava l’imperio

come tiranno, vedendo i Veneziani rotti e soperchiati in quella guerra

da’ Genovesi, e che la loro forza cresceva, e sentendosi il vero

imperatore, il quale s’avea fatto a genero, nemico, per non venire

a peggio trattò pace co’ Genovesi, e fermossi la detta pace a dì 6

maggio del detto anno: e fu in patto, ch’e’ Veneziani del paese fossono

salvi in avere e in persona, e che i Genovesi non dovessono pagare

in Costantinopoli commercio, e che vi potessono fare porto, e andare

e stare come amici: e che d’allora innanzi l’imperadore non dovesse

ricettare i Veneziani nè i Catalani, nè dare loro alcuno aiuto. E ferma

la pace, i Genovesi con tutta loro armata se ne vennono in Candia per

vincere il paese; e volendo porre in terra, ebbono incontro i paesani

con trecento cavalieri, e le ciurme delle galee, e contradissono

la prima scesa. I Genovesi si provvidono di fare parate, e dietro a

quelle misono i balestrieri, e messe le scale in terra, a contradio de’

nemici presono campo; e stando in terra trovarono il paese corrotto,

e avvelenata l’aria e la terra dalla corruzione sparta dalle galee de’

Veneziani e Catalani, e anche tra loro avea de’ fediti e degl’infermi,

e per questa cagione, e per i molti disagi sostenuti lungamente,

pensarono che il soprastare era pestilenzioso e mortale, si ricolsono a

galea, e misonsi in mare per tornarsi a Genova; e innanzi pervenissono

alla patria più di mille cinquecento uomini morti gettarono in mare: e

nondimeno lasciarono nel golfo di Vinegia dieci galee per danneggiare

i Veneziani. E del mese d’agosto del detto anno con trentadue galee

tornarono a Genova col loro ammiraglio, e con settecento prigioni

veneziani, e con molta preda dell’acquisto fatto sopra i nemici e

sopra le spoglie de’ Greci. Della qual vittoria, avvengnachè molto ne

montasse in fama il comune di Genova, più tristizia che allegrezza, più

pianto e dolore che festa tornò alla loro patria; e trovossi all’ultimo

di questa maladetta guerra di queste armate, che tra morti in

battaglia, e annegati in mare, e periti di pestilenza, tra l’una parte

e l’altra vi morirono più d’ottomila Italiani in quell’anno. E questo

avvenne solo per attizzamento d’invidia di pari stato di due popoli

Genovesi e Veneziani, che catuno si volea tenere il maggiore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 181 / 190 题