_Come i Genovesi assediarono Costantinopoli._
L’armata de’ Genovesi non avendo potuto impedire l’armata de’
Veneziani e Catalani che non fossono passati all’isola di Negroponte,
non attesono a seguirli, ma attesono ad assediare Costantinopoli per
mare, e fermarono di fare ogni loro podere per abbattere l’aiuto che i
Veneziani aveano dall’imperatore. E stando ivi, giunse in loro aiuto
sessanta legni armati di Turchi, e le dieci galee che il comune di
Genova avea mandate loro. Mega Domestico che allora governava l’imperio
come tiranno, vedendo i Veneziani rotti e soperchiati in quella guerra
da’ Genovesi, e che la loro forza cresceva, e sentendosi il vero
imperatore, il quale s’avea fatto a genero, nemico, per non venire
a peggio trattò pace co’ Genovesi, e fermossi la detta pace a dì 6
maggio del detto anno: e fu in patto, ch’e’ Veneziani del paese fossono
salvi in avere e in persona, e che i Genovesi non dovessono pagare
in Costantinopoli commercio, e che vi potessono fare porto, e andare
e stare come amici: e che d’allora innanzi l’imperadore non dovesse
ricettare i Veneziani nè i Catalani, nè dare loro alcuno aiuto. E ferma
la pace, i Genovesi con tutta loro armata se ne vennono in Candia per
vincere il paese; e volendo porre in terra, ebbono incontro i paesani
con trecento cavalieri, e le ciurme delle galee, e contradissono
la prima scesa. I Genovesi si provvidono di fare parate, e dietro a
quelle misono i balestrieri, e messe le scale in terra, a contradio de’
nemici presono campo; e stando in terra trovarono il paese corrotto,
e avvelenata l’aria e la terra dalla corruzione sparta dalle galee de’
Veneziani e Catalani, e anche tra loro avea de’ fediti e degl’infermi,
e per questa cagione, e per i molti disagi sostenuti lungamente,
pensarono che il soprastare era pestilenzioso e mortale, si ricolsono a
galea, e misonsi in mare per tornarsi a Genova; e innanzi pervenissono
alla patria più di mille cinquecento uomini morti gettarono in mare: e
nondimeno lasciarono nel golfo di Vinegia dieci galee per danneggiare
i Veneziani. E del mese d’agosto del detto anno con trentadue galee
tornarono a Genova col loro ammiraglio, e con settecento prigioni
veneziani, e con molta preda dell’acquisto fatto sopra i nemici e
sopra le spoglie de’ Greci. Della qual vittoria, avvengnachè molto ne
montasse in fama il comune di Genova, più tristizia che allegrezza, più
pianto e dolore che festa tornò alla loro patria; e trovossi all’ultimo
di questa maladetta guerra di queste armate, che tra morti in
battaglia, e annegati in mare, e periti di pestilenza, tra l’una parte
e l’altra vi morirono più d’ottomila Italiani in quell’anno. E questo
avvenne solo per attizzamento d’invidia di pari stato di due popoli
Genovesi e Veneziani, che catuno si volea tenere il maggiore.