_Come un gran re de’ Tartari venne sopra il re di Proslavia._
Avvenne in quest’anno, che un re del lignaggio de’ Tartari, avendo
avuta la sua gente briga col re di Proslavia infedele, avegnachè
suddito al re d’Ungheria, e fatto danno l’una gente all’altra, il detto
re de’ Tartari sentendosi di grande potenza, per prosunzione della sua
grandezza, ovvero per trarre la gente del suo paese che aveano a quel
tempo grandissima fame, uscì del suo reame con infinito numero di gente
a piè e a cavallo, ed entrò nel regno de’ Proslavi. Il re de’ Proslavi
colla sua gente si fece incontro a quella moltitudine per ritenerli
a certe frontiere, tanto che avesse il soccorso dal re d’Ungheria, il
quale di presente vi mandò quarantamila arceri a cavallo: e aggiuntosi
colla gente del re de’ Proslavi, di presente commisono la battaglia co’
Tartari, de’ quali tanti n’uccisono, che la lena mancò agli uomini, e
lo taglio alle spade, e le saette agli archi. Ma per la soprabbondante
moltitudine de’ Tartari, non potendoli gli Ungheri e i Proslavi più
tagliare, convenne ch’abbandonassono il campo, non senza grande danno
della loro gente. I Tartari vinti rimasono vincitori: ma per disagio
di vivande, e per la corruzione dell’aria, costretti prima a manicare
de’ corpi morti, sentendo che per li due re si faceva apparecchiamento
di ritornare in campo con maggiore e più potente esercito, per paura,
e per lo gran difetto che i Tartari aveano di vittuaglia, si tornarono
addietro in loro paese. Questa novella avemmo da più e diverse parti in
Firenze del mese d’aprile 1352.