CAP. LXXII.

_Come un gran re de’ Tartari venne sopra il re di Proslavia._

Avvenne in quest’anno, che un re del lignaggio de’ Tartari, avendo

avuta la sua gente briga col re di Proslavia infedele, avegnachè

suddito al re d’Ungheria, e fatto danno l’una gente all’altra, il detto

re de’ Tartari sentendosi di grande potenza, per prosunzione della sua

grandezza, ovvero per trarre la gente del suo paese che aveano a quel

tempo grandissima fame, uscì del suo reame con infinito numero di gente

a piè e a cavallo, ed entrò nel regno de’ Proslavi. Il re de’ Proslavi

colla sua gente si fece incontro a quella moltitudine per ritenerli

a certe frontiere, tanto che avesse il soccorso dal re d’Ungheria, il

quale di presente vi mandò quarantamila arceri a cavallo: e aggiuntosi

colla gente del re de’ Proslavi, di presente commisono la battaglia co’

Tartari, de’ quali tanti n’uccisono, che la lena mancò agli uomini, e

lo taglio alle spade, e le saette agli archi. Ma per la soprabbondante

moltitudine de’ Tartari, non potendoli gli Ungheri e i Proslavi più

tagliare, convenne ch’abbandonassono il campo, non senza grande danno

della loro gente. I Tartari vinti rimasono vincitori: ma per disagio

di vivande, e per la corruzione dell’aria, costretti prima a manicare

de’ corpi morti, sentendo che per li due re si faceva apparecchiamento

di ritornare in campo con maggiore e più potente esercito, per paura,

e per lo gran difetto che i Tartari aveano di vittuaglia, si tornarono

addietro in loro paese. Questa novella avemmo da più e diverse parti in

Firenze del mese d’aprile 1352.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 178 / 190 题