_Esempio di cittadinesca varietà di fortuna._
In questo tempo avvenne una cosa notevole in Firenze, la quale per se
non era degna di memoria, ma concedelesi luogo per esempio delle cose
avvenire. Un giudice di legge di grande fama nella pratica de’ piati
criminali e civili, di assai nuova progenie, e di piccolo stato ne’
suoi principii, venne per suo guadagno in ricchezza, e con prospera
fortuna, il dì di calen di maggio del detto anno, dottorato un suo
figliuolo e menata moglie, con dote di fiorini millecinquecento d’oro,
e con eredità di patrimonio di fiorini tremilacinquecento d’oro in
possessioni a lui pervenute, celebrò solenne festa in più dì in grande
allegrezza. E verificandosi la parola detta per santo Gregorio sopra
il Giobbe, il quale disse: _Praenuntia tribulationis est laetitia
satietatis_: poco appresso avvenne, che essendo ingrati della non
debita e sformata dote e successione ereditaria della detta donna,
vollono alla madre della fanciulla per male ingegno della loro arte
sottrarre altri certi beni, la quale turbata si difendea a ragione.
I legisti ordinarono un piato tacito, e avendo avuta per altri fatti
una procura dalla detta donna, si sforzarono, non avendo avversario,
di venire alla sentenza. Ma come Iddio volle, la corte s’avvide del
baratto; e scoperto l’inganno, il figliuolo fu condannato nel fuoco
con un suo nipote; e il padre confidandosi di difendere a ragione si
rappresentò in giudicio. Ed essendo per essere arso un suo nipote
ch’avea nome Lotto del maestro Cambio de’ Salviati, uomo di buona
condizione e amato da’ cittadini, accadde essere de’ priori di Firenze,
il quale per onore della sua casa operò tanto, che fu condannato nel
fuoco per falsità, a condizione, che se infra dieci dì non pagasse
al comune lire quattromila, e stesse a Perugia un anno a’ confini;
ed essendo già stato da dieci mesi a’ confini, tanto seppe adoperare
con un altro podestà, che rivocò i suoi confini, e tornò a Firenze
innanzi al tempo, e mostrossi palese più d’un mese. Volendosi fare
cancellare del detto bando, e restituire alla matricola ov’era stato
raso, e non trovandosi modo come di ragione fare si potesse, rimase in
bando del fuoco per avere rotti i confini, i quali aveva poco tempo a
ubbidire ed era libero. Costui fu il primo che mise in pratica nella
nostra città di conducere i civili piati in criminali, e per quella
medesima cagione fu infamato e condannato egli e ’l suo figliuolo; il
quale poi dopo l’esilio di presso a otto anni morì in bando, avendo
prima il padre ricomperato dal comune per grandi riformagioni il suo
fallo d’avere rotti i confini lire milledugento. E dopo la morte del
figliuolo la donna ritrasse della casa la dote e ’l patrimonio in
grande abbassamento di quella famiglia, lasciando esempio a’ suoi
cittadini, che come la scienza convertita in pratica di male suasioni,
e le disordinate dote fanno gli uomini arricchire e montare in stato,
così quelle medesime operazioni e dote spesso sono materia e cagioni di
gravi ruine: questo ci scusi averne fatto qui la detta memoria.