CAP. LXXI.

_Esempio di cittadinesca varietà di fortuna._

In questo tempo avvenne una cosa notevole in Firenze, la quale per se

non era degna di memoria, ma concedelesi luogo per esempio delle cose

avvenire. Un giudice di legge di grande fama nella pratica de’ piati

criminali e civili, di assai nuova progenie, e di piccolo stato ne’

suoi principii, venne per suo guadagno in ricchezza, e con prospera

fortuna, il dì di calen di maggio del detto anno, dottorato un suo

figliuolo e menata moglie, con dote di fiorini millecinquecento d’oro,

e con eredità di patrimonio di fiorini tremilacinquecento d’oro in

possessioni a lui pervenute, celebrò solenne festa in più dì in grande

allegrezza. E verificandosi la parola detta per santo Gregorio sopra

il Giobbe, il quale disse: _Praenuntia tribulationis est laetitia

satietatis_: poco appresso avvenne, che essendo ingrati della non

debita e sformata dote e successione ereditaria della detta donna,

vollono alla madre della fanciulla per male ingegno della loro arte

sottrarre altri certi beni, la quale turbata si difendea a ragione.

I legisti ordinarono un piato tacito, e avendo avuta per altri fatti

una procura dalla detta donna, si sforzarono, non avendo avversario,

di venire alla sentenza. Ma come Iddio volle, la corte s’avvide del

baratto; e scoperto l’inganno, il figliuolo fu condannato nel fuoco

con un suo nipote; e il padre confidandosi di difendere a ragione si

rappresentò in giudicio. Ed essendo per essere arso un suo nipote

ch’avea nome Lotto del maestro Cambio de’ Salviati, uomo di buona

condizione e amato da’ cittadini, accadde essere de’ priori di Firenze,

il quale per onore della sua casa operò tanto, che fu condannato nel

fuoco per falsità, a condizione, che se infra dieci dì non pagasse

al comune lire quattromila, e stesse a Perugia un anno a’ confini;

ed essendo già stato da dieci mesi a’ confini, tanto seppe adoperare

con un altro podestà, che rivocò i suoi confini, e tornò a Firenze

innanzi al tempo, e mostrossi palese più d’un mese. Volendosi fare

cancellare del detto bando, e restituire alla matricola ov’era stato

raso, e non trovandosi modo come di ragione fare si potesse, rimase in

bando del fuoco per avere rotti i confini, i quali aveva poco tempo a

ubbidire ed era libero. Costui fu il primo che mise in pratica nella

nostra città di conducere i civili piati in criminali, e per quella

medesima cagione fu infamato e condannato egli e ’l suo figliuolo; il

quale poi dopo l’esilio di presso a otto anni morì in bando, avendo

prima il padre ricomperato dal comune per grandi riformagioni il suo

fallo d’avere rotti i confini lire milledugento. E dopo la morte del

figliuolo la donna ritrasse della casa la dote e ’l patrimonio in

grande abbassamento di quella famiglia, lasciando esempio a’ suoi

cittadini, che come la scienza convertita in pratica di male suasioni,

e le disordinate dote fanno gli uomini arricchire e montare in stato,

così quelle medesime operazioni e dote spesso sono materia e cagioni di

gravi ruine: questo ci scusi averne fatto qui la detta memoria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 177 / 190 题