CAP. LXX.

_Come s’ebbe Vertine a patti e disfecesi la rocca._

Essendo stato il castello di Vertine lungamente assediato e traboccato

da’ dificii, e non volendosi arrendere, i Fiorentini diliberarono di

farlo combattere: e a dì 20 d’Aprile, gli anni Domini 1352, con molta

baldanza e con poco ordine si strinsono al castello assalendolo da

più parti; e in alcuno luogo furono infino al rompere delle mura,

ma per non avere dificii da coprire, nè le scale che bisognavano

a assalire, condotti alle mura, con danno e con vergogna, mortine

alquanti, e fediti e magagnati assai degli assalitori, si ritrassono

della battaglia, la quale aveano mantenuta tre ore del dì. L’assedio

vi si fortificò, e strinsono il castello più di presso, e ordinavano

di combatterlo con più ordine e con maggiore forza. Que’ d’entro

vedendosi senza speranza di soccorso, per fuggire il pericolo della

battaglia trattarono di rendere la terra, salve le persone e l’armi, e

che potessono trarre tutto il grano che aveano nel castello di Vertine

di que’ della casa da Ricasoli, infra quindici dì prossimi. Il trattato

fu fermo, e il primo dì di Maggio del detto anno n’uscirono que’ da

Ricasoli con centocinquantotto masnadieri, molto bella gente d’arme; e

il comune prese la terra, e incontanente fece abbattere due fortezze

che v’erano a modo di rocche, l’una di que’ da Ricasoli, e l’altra

di que’ da Vertine, acciocchè più per quelle tenute non si potesse

rubellare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 176 / 190 题