CAP. LXVIII.

_Come i rettori di Firenze cominciarono segretamente a trattare accordo

con l’eletto imperadore._

Mentre che il comune di Firenze e di Siena aveano gli ambasciadori

a corte di papa contro all’arcivescovo di Milano, avvedendosi che

la Chiesa per le preghiere del re di Francia e d’altri baroni, e per

la grande quantità di moneta che il tiranno spendea in corte, colla

quale avea recato in suo favore tutta la corte, ed era per essere

riconciliato e fatto assai maggiore che non era in prima, diffidandosi

di non potere per loro resistere alla sua potenza, ordinarono molto

segretamente di volere far muovere della Magna messer Carlo re de’

Romani eletto imperadore, e però mandarono e feciono venire d’Alemagna

a Firenze segretamente un suo cancelliere con grande mandato: il quale

fu collocato e stette tutto il verno racchiuso in san Lorenzo per modo,

che i Fiorentini non sapeano chi si fosse, e di notte andavano a lui

segretari del comune, i quali trattavano il modo della venuta del detto

eletto, col favore e aiuto grande del detto comune, per abbattere la

tirannia dell’arcivescovo: e in fine vennono col detto cancelliere a

piena concordia, tanto che, nonostante l’antico odio del nome imperiale

a’ detti comuni, fu loro lecito di piuvicare la detta concordia accetta

a’ detti popoli, come a suo tempo racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 174 / 190 题