_Come i rettori di Firenze cominciarono segretamente a trattare accordo
con l’eletto imperadore._
Mentre che il comune di Firenze e di Siena aveano gli ambasciadori
a corte di papa contro all’arcivescovo di Milano, avvedendosi che
la Chiesa per le preghiere del re di Francia e d’altri baroni, e per
la grande quantità di moneta che il tiranno spendea in corte, colla
quale avea recato in suo favore tutta la corte, ed era per essere
riconciliato e fatto assai maggiore che non era in prima, diffidandosi
di non potere per loro resistere alla sua potenza, ordinarono molto
segretamente di volere far muovere della Magna messer Carlo re de’
Romani eletto imperadore, e però mandarono e feciono venire d’Alemagna
a Firenze segretamente un suo cancelliere con grande mandato: il quale
fu collocato e stette tutto il verno racchiuso in san Lorenzo per modo,
che i Fiorentini non sapeano chi si fosse, e di notte andavano a lui
segretari del comune, i quali trattavano il modo della venuta del detto
eletto, col favore e aiuto grande del detto comune, per abbattere la
tirannia dell’arcivescovo: e in fine vennono col detto cancelliere a
piena concordia, tanto che, nonostante l’antico odio del nome imperiale
a’ detti comuni, fu loro lecito di piuvicare la detta concordia accetta
a’ detti popoli, come a suo tempo racconteremo.