CAP. LXI.

_Come per le discordie de’ paesani la Sicilia era in grave stato._

Partendoci dalle battaglie fatte per gl’Italiani negli strani paesi,

ci occorre l’intestino male dell’isola di Sicilia: la quale non avendo

nemico strano, tanto mortalmente crebbe il furore delle loro parti, che

senza alcuna misericordia, come salvatiche fiere, ovunque s’abboccavano

s’uccidevano, per aguati, per tradimenti, e per furti di loro tenute

continovo adoperavano il fuoco e il ferro, onde molti gentiluomini,

e altre genti del paese perderono la materia delle paesane divisioni

per le loro violenti morti; e ancora per questo tanto si disusarono i

campi della cultura, tanto si consumarono i frutti ricolti, che l’isola

per addietro fontana d’ogni vittuaglia, per inopia e per fame faceva

le famiglie de’ suoi popoli in grande numero pellegrinare negli altri

paesi. E per partirci un poco da tanta crudele infamia, la seguente

ferina crudelezza, con vergogna degli uomini di quella lingua, sia

per ora termine a questa materia. Un Catalano, il quale teneva una

rocca nella Valle di... fece a’ suoi compagni tenere trattato col

conte di Ventimiglia, il quale avendo voglia d’avere quella rocca,

con troppa baldanzosa fidanza sotto il trattato entrò nel castello

con centoquattro compagni, benchè più ve ne credesse mettere: ma come

con questi fu dentro, per l’ordine preso pe’ traditori furono chiuse

le porti, e ’l conte e i compagni presi; e avendovi uomini i quali si

volevano ricomperare grande moneta, ed erano da riserbare per i casi

fortunevoli della guerra, tanto incrudelì l’animo feroce de’ Catalani,

che senza arresto spogliati ignudi i miseri prigioni, e legati colle

mani di dietro, l’uno dopo l’altro posto a’ merli della maggiore torre

della rocca, sopra uno dirupinato grandissimo furono dirupinati senza

niuna misericordia, lacerando i miseri corpi con l’impeto della loro

caduta a’ crudeli sassi. Il conte solo fu riserbato, non per movimento

d’alcuna umanità, ma per cupidigia di avere per la sua testa alcuno suo

castello vicino a’ crudi nemici. Chi crederebbe questa sevizia trovare

tra’ fieri popoli delle barbare nazioni, la quale tra i cristiani, tra

i consorti d’uno reame, tra i vicini passò le crudeltà de’ tigri, e la

fierezza de’ più salvatichi animali che la terra produca? E perocchè

trovare non si potrebbe maggiore, trapassiamo a un’altra di minore

numero, ma forse non di minore infamia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 167 / 190 题