_Come per le discordie de’ paesani la Sicilia era in grave stato._
Partendoci dalle battaglie fatte per gl’Italiani negli strani paesi,
ci occorre l’intestino male dell’isola di Sicilia: la quale non avendo
nemico strano, tanto mortalmente crebbe il furore delle loro parti, che
senza alcuna misericordia, come salvatiche fiere, ovunque s’abboccavano
s’uccidevano, per aguati, per tradimenti, e per furti di loro tenute
continovo adoperavano il fuoco e il ferro, onde molti gentiluomini,
e altre genti del paese perderono la materia delle paesane divisioni
per le loro violenti morti; e ancora per questo tanto si disusarono i
campi della cultura, tanto si consumarono i frutti ricolti, che l’isola
per addietro fontana d’ogni vittuaglia, per inopia e per fame faceva
le famiglie de’ suoi popoli in grande numero pellegrinare negli altri
paesi. E per partirci un poco da tanta crudele infamia, la seguente
ferina crudelezza, con vergogna degli uomini di quella lingua, sia
per ora termine a questa materia. Un Catalano, il quale teneva una
rocca nella Valle di... fece a’ suoi compagni tenere trattato col
conte di Ventimiglia, il quale avendo voglia d’avere quella rocca,
con troppa baldanzosa fidanza sotto il trattato entrò nel castello
con centoquattro compagni, benchè più ve ne credesse mettere: ma come
con questi fu dentro, per l’ordine preso pe’ traditori furono chiuse
le porti, e ’l conte e i compagni presi; e avendovi uomini i quali si
volevano ricomperare grande moneta, ed erano da riserbare per i casi
fortunevoli della guerra, tanto incrudelì l’animo feroce de’ Catalani,
che senza arresto spogliati ignudi i miseri prigioni, e legati colle
mani di dietro, l’uno dopo l’altro posto a’ merli della maggiore torre
della rocca, sopra uno dirupinato grandissimo furono dirupinati senza
niuna misericordia, lacerando i miseri corpi con l’impeto della loro
caduta a’ crudeli sassi. Il conte solo fu riserbato, non per movimento
d’alcuna umanità, ma per cupidigia di avere per la sua testa alcuno suo
castello vicino a’ crudi nemici. Chi crederebbe questa sevizia trovare
tra’ fieri popoli delle barbare nazioni, la quale tra i cristiani, tra
i consorti d’uno reame, tra i vicini passò le crudeltà de’ tigri, e la
fierezza de’ più salvatichi animali che la terra produca? E perocchè
trovare non si potrebbe maggiore, trapassiamo a un’altra di minore
numero, ma forse non di minore infamia.