CAP. LVI.

_Come messer Piero Sacconi cavalcò con mille barbute infino in su le

porte di Perugia._

Del mese di febbraio del detto anno, cresciuta gente d’arme a messer

Piero Sacconi de’ Tarlati dall’arcivescovo di Milano, trovandosi

baldanzoso per la presa del Borgo a san Sepolcro e delle terre vicine,

e trovando i signori di Cortona ch’aveano rotta pace a’ Perugini, ed

eransi collegati col Biscione, se n’andò a Cortona con mille cavalieri,

e da’ Cortonesi ebbono il mercato e gente d’arme, con la quale cavalcò

sopra il contado di Perugia, ardendo e predando le ville d’intorno

al lago; e per forza presono Vagliano e arsonlo, e combatterono

Castiglione del Lago e non lo poterono avere; e partiti di là se

n’andarono fino presso a Perugia facendo grandissimi danni. E non

essendo i Perugini in concio da potere riparare a’ nemici, fatta grande

preda, senza contasto si ritornarono a Cortona sani e salvi, e di là

al Borgo a san Sepolcro, onde partirono e venderono la loro preda.

Per questa cagione grande sdegno presono i Perugini contro a’ signori

di Cortona, ma la baldanza dell’arcivescovo gli aveva sì gonfiati di

superbia, che non si curavano rompere pace nè fare ingiuria a’ loro

vicini, per la qual cosa poco appresso ricevettono quello che aveano

meritato per la loro follia, come ne’ suoi tempi racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 162 / 190 题