_Come messer Piero Sacconi cavalcò con mille barbute infino in su le
porte di Perugia._
Del mese di febbraio del detto anno, cresciuta gente d’arme a messer
Piero Sacconi de’ Tarlati dall’arcivescovo di Milano, trovandosi
baldanzoso per la presa del Borgo a san Sepolcro e delle terre vicine,
e trovando i signori di Cortona ch’aveano rotta pace a’ Perugini, ed
eransi collegati col Biscione, se n’andò a Cortona con mille cavalieri,
e da’ Cortonesi ebbono il mercato e gente d’arme, con la quale cavalcò
sopra il contado di Perugia, ardendo e predando le ville d’intorno
al lago; e per forza presono Vagliano e arsonlo, e combatterono
Castiglione del Lago e non lo poterono avere; e partiti di là se
n’andarono fino presso a Perugia facendo grandissimi danni. E non
essendo i Perugini in concio da potere riparare a’ nemici, fatta grande
preda, senza contasto si ritornarono a Cortona sani e salvi, e di là
al Borgo a san Sepolcro, onde partirono e venderono la loro preda.
Per questa cagione grande sdegno presono i Perugini contro a’ signori
di Cortona, ma la baldanza dell’arcivescovo gli aveva sì gonfiati di
superbia, che non si curavano rompere pace nè fare ingiuria a’ loro
vicini, per la qual cosa poco appresso ricevettono quello che aveano
meritato per la loro follia, come ne’ suoi tempi racconteremo.