_Come la Scarperia fu furata e racquistata._
Facendo il comune di Firenze con molta sollecitudine afforzare il
castello della Scarperia di grandi fossi e di forti palancati, il
tiranno e gli Ubaldini con ogni sottigliezza d’inganno tentavano di
procacciare ridotto nel Mugello, e sopra tutto di levarsi l’onta della
Scarperia, e continovo cercavano come la potessono furare: per la qual
cosa corruppono più loro fedeli mandandoli per essere manovali, come
se fossono Mugellesi, e alcuno maestro. E messi al lavorio del votare
il fosso, del quale si portava la terra al palancato per alzare la
parte dentro, costoro provvidono la via onde la terra si portava: e
segretamente tra le due terre segarono alcuni legni del palancato, e
dierono la posta agli Ubaldini: i quali di presente feciono scendere
gente a cavallo e a piè a Montecarelli, e alla Sambuca, e a Pietramala,
e nell’alpe e nel Podere, per dare diversi riguardi a’ Fiorentini, e
seppono come pochi dì innanzi i soldati che guardavano la Scarperia
aveano fatto mischia co’ terrazzani, e mortine parecchi, onde tra’
terrazzani e’ forestieri era sconfidanza grande. La notte che ordinata
fu a questo servigio scesono dell’alpe e da Montecarelli nel piano
di Mugello duemilacinquecento fanti, e quattro bandiere di cento
cavalieri a guida degli Ubaldini. Costoro elessono dugentocinquanta
i più pregiati briganti di tutta quella gente con dieci bandiere, e
conestabili molto famosi d’arme, e lasciati gli altri fanti e cavalieri
riposti ivi presso per loro soccorso, chetamente guidati per la via
provveduta del fosso dalla parte di Sant’Agata, e senza esser sentiti,
entrarono tutti nella Scarperia a dì 17 di gennaio del detto anno:
e stretti insieme si condussono in su la piazza, gridando, muoiano i
forestieri, e vivano i terrazzani. E in quella notte non avea nella
Scarperia tra forestieri e terrazzani centocinquanta uomini d’arme,
sicchè al tutto n’erano signori i nimici. Sentendo questo romore
nella scurità della notte i soldati forestieri, credettono che i
terrazzani li volessono offendere, e non ardivano d’uscire delle
case, e i terrazzani temeano de’ soldati, pensando che fosse in su
la piazza inganno, e non voleano uscire fuori, e così i nimici non
aveano contasto; e dove Iddio per singolar grazia non avesse liberato
quella terra, senza speranza di soccorso umano era perduta. Ma la
volontà di Dio fu, che la grande potenza del tiranno non avesse quello
ridotto a consumazione del nostro paese; onde a coloro ch’aveano presa
la terra, e che aveano presso a un miglio tutta la loro gente tolse
l’accorgimento, che non lasciassono guardia al passo ond’erano entrati,
e non feciono il segno ordinato a quelli di fuori; e diede Iddio
baldanza manifesta a que’ d’entro e accorgimento, perocchè per la vista
scura i terrazzani conobbono all’insegne che coloro dalla piazza erano
nemici: e incontanente assicurarono i conestabili de’ forestieri che
v’erano, per paura che quella gente nè quelle grida non erano per loro
fattura, ma de’ nimici ch’erano nella terra. Come i valenti masnadieri
sentirono la verità del fatto, ragunati insieme meno di cinquanta tra
terrazzani e forestieri, gridando alla morte alla morte, sì fedirono
tra’ nimici, che lungamente erano stati ammassati in su la piazza, e
nel primo assalto senza fare resistenza li ruppono, cacciandoli come
se fossono stati altrettanti montoni; e senza attendere l’uno l’altro,
affrettando d’uscire per lo luogo stretto ond’erano entrati, e’ cadeano
nel fosso, e voltolavansi per quelle ripe. Que’ d’entro erano pochi, e
però non ve ne poterono uccidere più di cinque, e dodici ne ritennono
a prigioni, tra’ quali furono conestabili di pregio, che ’l signore
avrebbe ricomperati molti danari, ma tutti furono impiccati. Que’ di
fuori che attendeano il segno per entrare dentro sentendo la tornata
in rotta, senza attendere il giorno chiaro, innanzi che la novella si
spandesse per il Mugello, si ricolsono nell’alpe a salvamento; e così
in una notte fu presa e liberata la Scarperia con dubbia e maravigliosa
fortuna.