_Di una lettera fu trovata in concistoro di papa._
Essendo per lo papa e per i cardinali molto tratto innanzi il processo
contro al’arcivescovo di Milano, una lettera fu trovata in concistoro,
la quale non si potè sapere chi la vi recasse, ma uno de’ cardinali
la si lasciò cadere avvisatamente in occulto: la lettera venne alle
mani del papa, e la fece leggere in concistoro. La lettera era d’alto
dittato, simulata da parte del principe delle tenebre al suo vicario
papa Clemente e a’ suoi consiglieri cardinali: ricordando i privati e
comuni peccati di catuno, ne’ quali li commendava altamente nel suo
cospetto, e confortavali in quelle operazioni, acciocchè pienamente
meritassono la grazia del suo regno: avvilendo e vituperando la vita
povera e la dottrina apostolica, la quale come suoi fedeli vicari
eglino aveano in odio e ripugnavano, ma non ferventemente ne’ loro
ammaestramenti come nell’opere, per la qual cosa li riprendeva e
ammoniva che se ne correggessono, acciocchè li ponesse per loro
merito in maggiore stato nel suo regno. La lettera toccò molto e bene
i vizi de’ nostri pastori di santa Chiesa, e per questo molte copie
se ne sparsono tra’ cristiani. Per molti fu tenuto fosse operazione
dell’arcivescovo di Milano allora ribello di santa Chiesa, potentissimo
tiranno, acciocchè manifestati i vizi de’ pastori si dovessono più
tollerare i suoi difetti, manifesti a tutti i cristiani. Ma il papa
e i cardinali poco se ne curarono, come per innanzi l’operazioni si
dimostreranno.