_Come i Fiorentini cercarono lega co’ comuni di Toscana, e accrebbono
loro entrata._
Temendo il comune di Firenze la gran potenza del signore di Milano,
fornito della compagnia de’ ghibellini d’Italia, con suoi ambasciadori
smosse i Perugini Sanesi e Aretini a parlamento alla città di Siena,
del mese di dicembre del detto anno, e ivi composono lega e compagnia
di tremila cavalieri e di mille masnadieri, contra qualunque volesse
fare guerra a’ detti comuni o ad alcuno di quelli; e incontanente il
comune di Firenze si fornì di cavalieri e di masnadieri di più assai
che in parte della lega non li toccava. E per avere l’entrata ordinata
a mantenere la spesa elessono venti cittadini, con balìa a crescere
l’entrata e le rendite del comune, i quali commutarono il disutile
e dannoso servigio de’ contadini personale in danari, compensandoli
che pagassono per servigio di cinque pedoni per centinaio del loro
estimo per rinnovata dell’anno, a soldi dieci il dì per fante: e
questo pagassono in tre paghe l’anno, e fossono liberi dell’antico
servigio personale: o quando per necessità occorresse il bisogno del
servigio personale, scontassono di questo. E questa entrata secondo
l’estimo nuovo montò l’anno cinquantaduemila fiorini d’oro, e fu grande
contentamento de’ condannati. E a’ cherici ordinarono certa taglia
per aiuto e guardia e alla difesa della città e del contado, la quale
stribuirono e raccolsono i loro prelati, e montò fiorini ... d’oro; e
raddoppiarono e crebbono più gabelle, per le quali entrate il comune
potè spendere l’anno trecentosessantamila fiorini d’oro. E oltre a ciò
ordinarono e distribuirono tra’ cittadini la gabella de’ fumanti, la
quale nel fatto fu per modo di sega, che catuno capo di famiglia fu
tassato in certi danari il dì per modo, che raccogliendosi il numero
montava fiorini d’oro centoquaranta il dì: poi per ogni danaro che
l’uomo avea di sega, fu recato in estimo di soldi trenta; e questa
gabella montava l’anno fiorini cinquantamila d’oro: e quando il comune
aveva necessità, riscoteva questa gabella per avere i danari presti,
e assegnavali alla restituzione di certe gabelle. Per queste sformate
gravezze, avendo carestia generale delle cose da vivere, era la città
e il contado in assai disagio, forse meritevolmente per la dissoluta
vita, e’ disordinati e non leciti guadagni de’ suoi cittadini.