CAP. XLVI.

_Come i Fiorentini cercarono lega co’ comuni di Toscana, e accrebbono

loro entrata._

Temendo il comune di Firenze la gran potenza del signore di Milano,

fornito della compagnia de’ ghibellini d’Italia, con suoi ambasciadori

smosse i Perugini Sanesi e Aretini a parlamento alla città di Siena,

del mese di dicembre del detto anno, e ivi composono lega e compagnia

di tremila cavalieri e di mille masnadieri, contra qualunque volesse

fare guerra a’ detti comuni o ad alcuno di quelli; e incontanente il

comune di Firenze si fornì di cavalieri e di masnadieri di più assai

che in parte della lega non li toccava. E per avere l’entrata ordinata

a mantenere la spesa elessono venti cittadini, con balìa a crescere

l’entrata e le rendite del comune, i quali commutarono il disutile

e dannoso servigio de’ contadini personale in danari, compensandoli

che pagassono per servigio di cinque pedoni per centinaio del loro

estimo per rinnovata dell’anno, a soldi dieci il dì per fante: e

questo pagassono in tre paghe l’anno, e fossono liberi dell’antico

servigio personale: o quando per necessità occorresse il bisogno del

servigio personale, scontassono di questo. E questa entrata secondo

l’estimo nuovo montò l’anno cinquantaduemila fiorini d’oro, e fu grande

contentamento de’ condannati. E a’ cherici ordinarono certa taglia

per aiuto e guardia e alla difesa della città e del contado, la quale

stribuirono e raccolsono i loro prelati, e montò fiorini ... d’oro; e

raddoppiarono e crebbono più gabelle, per le quali entrate il comune

potè spendere l’anno trecentosessantamila fiorini d’oro. E oltre a ciò

ordinarono e distribuirono tra’ cittadini la gabella de’ fumanti, la

quale nel fatto fu per modo di sega, che catuno capo di famiglia fu

tassato in certi danari il dì per modo, che raccogliendosi il numero

montava fiorini d’oro centoquaranta il dì: poi per ogni danaro che

l’uomo avea di sega, fu recato in estimo di soldi trenta; e questa

gabella montava l’anno fiorini cinquantamila d’oro: e quando il comune

aveva necessità, riscoteva questa gabella per avere i danari presti,

e assegnavali alla restituzione di certe gabelle. Per queste sformate

gravezze, avendo carestia generale delle cose da vivere, era la città

e il contado in assai disagio, forse meritevolmente per la dissoluta

vita, e’ disordinati e non leciti guadagni de’ suoi cittadini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 152 / 190 题