CAP. XLIII.

_Come i Perugini arsono intorno al Borgo e sconfissono de’ nimici._

I Perugini avendo perduta la speranza di soccorrere le rocche,

cavalcarono al Borgo, e arsonlo intorno guastando tutte le possessioni,

e già messer Piero e ’l conte Pallavicino non ebbono ardire d’uscire

della terra contro a loro: e fatto il guasto, si tornarono alla Città

di Castello. Messer Piero preso suo tempo, con tutta la cavalleria

ch’avea nel Borgo cavalcò fino alle porti della Città di Castello: i

cavalieri che v’erano dentro de’ Perugini, e singolarmente quelli de’

Fiorentini, ch’erano buona gente d’arme e bene montati, uscirono fuori

perchè i nimici aveano a fare lunga ritratta, e seguitando i nimici

quasi a mezzo il cammino, s’abbatterono in un grosso aguato: e ivi

cominciò l’assalto aspro e forte, ove s’accolse la maggiore parte della

gente di catuna parte senza fanti a piede; e ivi dando e ricevendo

si fece aspra battaglia, e durò lungamente, perocchè catuno voleva

mantenere l’onore del campo; e non avendo pedoni che l’impedissono,

feciono i buoni cavalieri grande punga, e in fine per virtù di certi

conestabili della masnada de’ Fiorentini, ristringendosi insieme, con

impetuoso assalto ruppono la cavalleria di messer Piero, e a forza in

isconfitta gli cacciarono del campo, e rimasono morti sessanta de’ loro

cavalieri in sul campo e più cavalli, e presi sei de’ loro conestabili

da’ cavalieri de’ Fiorentini, e messer Manfredi de’ Pazzi di Valdarno,

e più altri cavalieri tedeschi e borgognoni, a’ quali tolsono l’arme e’

cavalli secondo l’usanza, e lasciaronli alla fede: e questo fu del mese

di dicembre del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 149 / 190 题