_Come i Perugini arsono intorno al Borgo e sconfissono de’ nimici._
I Perugini avendo perduta la speranza di soccorrere le rocche,
cavalcarono al Borgo, e arsonlo intorno guastando tutte le possessioni,
e già messer Piero e ’l conte Pallavicino non ebbono ardire d’uscire
della terra contro a loro: e fatto il guasto, si tornarono alla Città
di Castello. Messer Piero preso suo tempo, con tutta la cavalleria
ch’avea nel Borgo cavalcò fino alle porti della Città di Castello: i
cavalieri che v’erano dentro de’ Perugini, e singolarmente quelli de’
Fiorentini, ch’erano buona gente d’arme e bene montati, uscirono fuori
perchè i nimici aveano a fare lunga ritratta, e seguitando i nimici
quasi a mezzo il cammino, s’abbatterono in un grosso aguato: e ivi
cominciò l’assalto aspro e forte, ove s’accolse la maggiore parte della
gente di catuna parte senza fanti a piede; e ivi dando e ricevendo
si fece aspra battaglia, e durò lungamente, perocchè catuno voleva
mantenere l’onore del campo; e non avendo pedoni che l’impedissono,
feciono i buoni cavalieri grande punga, e in fine per virtù di certi
conestabili della masnada de’ Fiorentini, ristringendosi insieme, con
impetuoso assalto ruppono la cavalleria di messer Piero, e a forza in
isconfitta gli cacciarono del campo, e rimasono morti sessanta de’ loro
cavalieri in sul campo e più cavalli, e presi sei de’ loro conestabili
da’ cavalieri de’ Fiorentini, e messer Manfredi de’ Pazzi di Valdarno,
e più altri cavalieri tedeschi e borgognoni, a’ quali tolsono l’arme e’
cavalli secondo l’usanza, e lasciaronli alla fede: e questo fu del mese
di dicembre del detto anno.