_Come papa Clemente sesto fe’ la pace de’ due re._
Stando il re Luigi in Sulmona maninconoso e quasi in disperazione di
suo stato, considerando come in tutte cose la fortuna gli era avversa,
e come con abbassamento di suo onore gli avea fatte fare cose non
reali, ma di vile e mendace tiranno, e vedendosi povero e mal ubbidito,
non sapeva che si fare, e parevagli per la baldanza presa pe’ suoi
avversari ch’elli dovessono ristrignerlo o cacciare del Regno, e de’
suoi fatti da corte non avea potuto avere alcuna speranza o novella che
buona fosse. Il papa Clemente in questo tempo era stato in una grande e
grave malattia, nella quale rimorso da coscienza di non avere capitato
il fatto tra i due re che gli era commesso, e di questo sostenere era
seguito danno e confusione di molti, propuose nell’animo come fosse
guarito di capitare quella questione senza indugio, e come fu sollevato
mise opera al fatto; e per più acconcio di quello reame, vedendo che
il re d’Ungheria avea l’animo al suo reame, ed era appagato della
vendetta fatta del suo fratello, deliberò, poichè avea deliberato la
reina, che messer Luigi fosse re: e questo pubblicò co’ suoi cardinali,
e poi il mise a esecuzione, come appresso nel suo tempo racconteremo.
La novella venne improvviso al re Luigi a Sulmona, della qual cosa
fu molto allegro: e confortato nel fondo della sua fortuna da questa
prosperità, di presente conobbe il suo esaltamento per opera, che i
baroni e’ comuni il cominciarono ad onorare e a vicitare con doni e
grandi profferte come a loro signore: e tornato a Napoli con grandi
onori, stette in festa più dì tutta la terra delle buone novelle.
Lasceremo al presente alquanto de’ fatti del Regno sollecitandoci le
novità di Toscana, delle quali prima ci conviene fare memoria, per non
travalicare il debito tempo della nostra materia.