CAP. XLI.

_Come papa Clemente sesto fe’ la pace de’ due re._

Stando il re Luigi in Sulmona maninconoso e quasi in disperazione di

suo stato, considerando come in tutte cose la fortuna gli era avversa,

e come con abbassamento di suo onore gli avea fatte fare cose non

reali, ma di vile e mendace tiranno, e vedendosi povero e mal ubbidito,

non sapeva che si fare, e parevagli per la baldanza presa pe’ suoi

avversari ch’elli dovessono ristrignerlo o cacciare del Regno, e de’

suoi fatti da corte non avea potuto avere alcuna speranza o novella che

buona fosse. Il papa Clemente in questo tempo era stato in una grande e

grave malattia, nella quale rimorso da coscienza di non avere capitato

il fatto tra i due re che gli era commesso, e di questo sostenere era

seguito danno e confusione di molti, propuose nell’animo come fosse

guarito di capitare quella questione senza indugio, e come fu sollevato

mise opera al fatto; e per più acconcio di quello reame, vedendo che

il re d’Ungheria avea l’animo al suo reame, ed era appagato della

vendetta fatta del suo fratello, deliberò, poichè avea deliberato la

reina, che messer Luigi fosse re: e questo pubblicò co’ suoi cardinali,

e poi il mise a esecuzione, come appresso nel suo tempo racconteremo.

La novella venne improvviso al re Luigi a Sulmona, della qual cosa

fu molto allegro: e confortato nel fondo della sua fortuna da questa

prosperità, di presente conobbe il suo esaltamento per opera, che i

baroni e’ comuni il cominciarono ad onorare e a vicitare con doni e

grandi profferte come a loro signore: e tornato a Napoli con grandi

onori, stette in festa più dì tutta la terra delle buone novelle.

Lasceremo al presente alquanto de’ fatti del Regno sollecitandoci le

novità di Toscana, delle quali prima ci conviene fare memoria, per non

travalicare il debito tempo della nostra materia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 147 / 190 题