_Come il re Luigi sostenne gli Aquilani che pasquavano con lui._
Vedendosi il re Luigi rotto da’ suoi intendimenti, e abbandonato
del servigio degli amici, trovandosi a Sulmona povero, si ristrinse
nell’animo, e diede opera di volere fare in Sulmona gran festa per lo
Natale, e fece a quella invitare quei gentiluomini e baroni circostanti
che potè avere. I Sulmontini il providono di moneta e d’altri doni
per aiuto alla festa. Ciascuno si sforzò di comparire bene a quella
festa, e intra gli altri principali fu invitato messer Lallo, il
quale governava il reggimento dell’Aquila, e conoscendo la sua coperta
tirannia si dubitò d’andare al re, e infinsesi d’essere malato, e sotto
questa scusa ricusò l’andare alla festa. Per fare più accetta la sua
scusa al re elesse quindici de’ maggiori cittadini d’Aquila col suo
fratello carnale, i quali portarono al re per dono da parte del comune
dell’Aquila fiorini quattromila d’oro, e costoro mandò a festeggiare
col re: e giunti a Sulmona furono ricevuti dal re graziosamente,
nonostante che si turbasse perchè messer Lallo non v’era venuto. E
fatto il corredo reale con piena festa, i cittadini dell’Aquila volendo
prendere licenza dal re per tornare a casa furono ritenuti prigioni,
della qual cosa il re fu forte biasimato di mal consiglio, parendo
a tutti più opera tirannesca che reale. La novella corse in Aquila:
il tiranno molto savio e buono parlatore raccolse il popolo, e con
argomenti di sua savia diceria infiammò il popolo all’ingiuria, e
mosselo all’arme e corse la terra, e ordinò la guardia come se il re
con l’oste vi dovesse venire, ma il re non era atto a poterlo fare, e
però si rimase, e messer Lallo più s’afforzò nella signoria.