CAP. XL.

_Come il re Luigi sostenne gli Aquilani che pasquavano con lui._

Vedendosi il re Luigi rotto da’ suoi intendimenti, e abbandonato

del servigio degli amici, trovandosi a Sulmona povero, si ristrinse

nell’animo, e diede opera di volere fare in Sulmona gran festa per lo

Natale, e fece a quella invitare quei gentiluomini e baroni circostanti

che potè avere. I Sulmontini il providono di moneta e d’altri doni

per aiuto alla festa. Ciascuno si sforzò di comparire bene a quella

festa, e intra gli altri principali fu invitato messer Lallo, il

quale governava il reggimento dell’Aquila, e conoscendo la sua coperta

tirannia si dubitò d’andare al re, e infinsesi d’essere malato, e sotto

questa scusa ricusò l’andare alla festa. Per fare più accetta la sua

scusa al re elesse quindici de’ maggiori cittadini d’Aquila col suo

fratello carnale, i quali portarono al re per dono da parte del comune

dell’Aquila fiorini quattromila d’oro, e costoro mandò a festeggiare

col re: e giunti a Sulmona furono ricevuti dal re graziosamente,

nonostante che si turbasse perchè messer Lallo non v’era venuto. E

fatto il corredo reale con piena festa, i cittadini dell’Aquila volendo

prendere licenza dal re per tornare a casa furono ritenuti prigioni,

della qual cosa il re fu forte biasimato di mal consiglio, parendo

a tutti più opera tirannesca che reale. La novella corse in Aquila:

il tiranno molto savio e buono parlatore raccolse il popolo, e con

argomenti di sua savia diceria infiammò il popolo all’ingiuria, e

mosselo all’arme e corse la terra, e ordinò la guardia come se il re

con l’oste vi dovesse venire, ma il re non era atto a poterlo fare, e

però si rimase, e messer Lallo più s’afforzò nella signoria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 146 / 190 题