_Come il re Luigi accolse i baroni del Regno e andò in Abruzzi._
Il re Luigi sentendo come il gran siniscalco avea con seco in Abruzzi
que’ due buoni capitani con ottocento cavalieri di buona gente, fu
molto contento, e avendo presa sicurtà che fra Moriale per la concordia
ch’aveano non moverebbe guerra in Terra di Lavoro, si mosse da Napoli
per mare, e capitò incontanente a Castello a mare del Volturno, e
tutta sua gente a piè e a cavallo fece andare per terra da Pozzuolo
e per lo Gualdo al detto Castello a mare, non fidando la gente sua
per gli stretti passi d’Aversa e di Capua ch’erano in guardia di
fra Moriale: e seguendo di là loro cammino, del mese d’ottobre del
detto anno s’accozzò in Abruzzi con la cavalleria accolta per lo gran
siniscalco: e fatta fare la mostra, si trovò con undicimila cavalieri
e con grande popolo. Messer Currado Lupo avendo sentito l’oste che
gli veniva addosso, e non avendo gente da potere uscire a campo, mise
guardia nelle terre che teneva in Abruzzi e ordinolle alla difesa, e
con cinquecento cavalieri tedeschi bene montati e buoni dell’arme si
mise in Lanciano. Il re poco provveduto di quello che a mantenere oste
bisognava, e povero di moneta, volendo usare l’aiuto degli amici che
quivi avea si mise a oste a Lanciano; e dopo non molti dì, cavalcando
messer Galeotto co’ suoi cavalieri intorno alla terra, messer Currado
Lupo uscì fuori con parte de’ suoi cavalieri e percosse i nimici, e
danneggiò molto la masnada di messer Galeotto, e innanzi che dall’altra
oste fosse soccorso si ritrasse in Lanciano a salvamento. Per questa
cagione spaventato l’oste, considerando l’ardimento preso per li
cavalieri di messer Currado, e che la terra di Lanciano era forte
e bene guernita, e il verno veniva loro addosso, per lo migliore
presono consiglio e levaronsi dall’assedio: e stando in dubbio di
quello dovessono fare più dì, a messer Galeotto e a messer Ridolfo,
non vedendo di poter fare utile servigio al re, rincrebbe lo stallo,
presono congiò dal re e tornaronsi nella Marca, e i baroni del Regno
feciono il simigliante. Il re con la sua gente invilito e quasi
disperato avendo animo di volere entrare nell’Aquila, gli fu detto non
se ne mettesse a pruova, perocchè non vi sarebbe lasciato entrare, e
scoprirebbe nimico messer Lallo che gli si mostrava fedele; e così
rimaso il re pieno di sdegno e voto di forza e d’avere, si tornò a
Sulmona a mezzo dicembre del detto anno, e ivi s’arrestò per trarre
da’ paesani alcuno sussidio, e per fare in quella terra la festa del
Natale.