CAP. XXXIX.

_Come il re Luigi accolse i baroni del Regno e andò in Abruzzi._

Il re Luigi sentendo come il gran siniscalco avea con seco in Abruzzi

que’ due buoni capitani con ottocento cavalieri di buona gente, fu

molto contento, e avendo presa sicurtà che fra Moriale per la concordia

ch’aveano non moverebbe guerra in Terra di Lavoro, si mosse da Napoli

per mare, e capitò incontanente a Castello a mare del Volturno, e

tutta sua gente a piè e a cavallo fece andare per terra da Pozzuolo

e per lo Gualdo al detto Castello a mare, non fidando la gente sua

per gli stretti passi d’Aversa e di Capua ch’erano in guardia di

fra Moriale: e seguendo di là loro cammino, del mese d’ottobre del

detto anno s’accozzò in Abruzzi con la cavalleria accolta per lo gran

siniscalco: e fatta fare la mostra, si trovò con undicimila cavalieri

e con grande popolo. Messer Currado Lupo avendo sentito l’oste che

gli veniva addosso, e non avendo gente da potere uscire a campo, mise

guardia nelle terre che teneva in Abruzzi e ordinolle alla difesa, e

con cinquecento cavalieri tedeschi bene montati e buoni dell’arme si

mise in Lanciano. Il re poco provveduto di quello che a mantenere oste

bisognava, e povero di moneta, volendo usare l’aiuto degli amici che

quivi avea si mise a oste a Lanciano; e dopo non molti dì, cavalcando

messer Galeotto co’ suoi cavalieri intorno alla terra, messer Currado

Lupo uscì fuori con parte de’ suoi cavalieri e percosse i nimici, e

danneggiò molto la masnada di messer Galeotto, e innanzi che dall’altra

oste fosse soccorso si ritrasse in Lanciano a salvamento. Per questa

cagione spaventato l’oste, considerando l’ardimento preso per li

cavalieri di messer Currado, e che la terra di Lanciano era forte

e bene guernita, e il verno veniva loro addosso, per lo migliore

presono consiglio e levaronsi dall’assedio: e stando in dubbio di

quello dovessono fare più dì, a messer Galeotto e a messer Ridolfo,

non vedendo di poter fare utile servigio al re, rincrebbe lo stallo,

presono congiò dal re e tornaronsi nella Marca, e i baroni del Regno

feciono il simigliante. Il re con la sua gente invilito e quasi

disperato avendo animo di volere entrare nell’Aquila, gli fu detto non

se ne mettesse a pruova, perocchè non vi sarebbe lasciato entrare, e

scoprirebbe nimico messer Lallo che gli si mostrava fedele; e così

rimaso il re pieno di sdegno e voto di forza e d’avere, si tornò a

Sulmona a mezzo dicembre del detto anno, e ivi s’arrestò per trarre

da’ paesani alcuno sussidio, e per fare in quella terra la festa del

Natale.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 145 / 190 题