_Come il re Luigi mandò il gran siniscalco ad accogliere gente in
Romagna._
Tanto imbrigamento di guerra sboglientava gli animi degl’Italiani per
terra e per mare in questi tempi, che volendo cercare delle novità
degli strani, non ci lasciano da loro partire. Il re Luigi valicata
la tregua dal re d’Ungheria a lui, non ostante che rimesso avessono
le loro questioni al giudicio del papa e de’ cardinali, tentava con
preghiere e impromesse di recare dalla sua parte fra Moriale, friere
di san Giovanni, il quale teneva Aversa e Capua dal re di Ungheria,
e questo fra Moriale, astuto e malizioso, mostrava di voler piacere
al re Luigi; e dandogli speranza, cominciò ad allargare il passo
alla gente del re e a’ paesani d’Aversa e di Capua, sicchè andavano
e venivano sicuramente, e non faceva guerra, ma nondimeno guardava
le città e le fortezze di quelle, e per questo corse la voce che la
concordia era fatta: ma però il re di lui, o egli del re si fidava.
Ma in questo tranquillo, il re mandò il grande siniscalco nella Marca
ad accogliere gente d’arme, il quale con grandi promesse mosse messer
Galeotto da Rimini a venire al servigio del re con trecento cavalieri,
e messer Ridolfo da Camerino con cento, a tutte loro spese, e ’l grande
siniscalco messer Niccola Acciaiuoli di Firenze ne condusse e menò
quattrocento al soldo del re, e con tutta questa cavalleria entrò in
Abruzzi. E mandò al re, che con la sua forza e con quella de’ baroni
del Regno, i quali il re avea richiesti e ragunati a Napoli, venisse
là, come era ordinato, per vincere messer Currado Lupo, e racquistare
le terre d’Abruzzi che di là si teneano per lo re d’Ungheria.