CAP. XXXVIII.

_Come il re Luigi mandò il gran siniscalco ad accogliere gente in

Romagna._

Tanto imbrigamento di guerra sboglientava gli animi degl’Italiani per

terra e per mare in questi tempi, che volendo cercare delle novità

degli strani, non ci lasciano da loro partire. Il re Luigi valicata

la tregua dal re d’Ungheria a lui, non ostante che rimesso avessono

le loro questioni al giudicio del papa e de’ cardinali, tentava con

preghiere e impromesse di recare dalla sua parte fra Moriale, friere

di san Giovanni, il quale teneva Aversa e Capua dal re di Ungheria,

e questo fra Moriale, astuto e malizioso, mostrava di voler piacere

al re Luigi; e dandogli speranza, cominciò ad allargare il passo

alla gente del re e a’ paesani d’Aversa e di Capua, sicchè andavano

e venivano sicuramente, e non faceva guerra, ma nondimeno guardava

le città e le fortezze di quelle, e per questo corse la voce che la

concordia era fatta: ma però il re di lui, o egli del re si fidava.

Ma in questo tranquillo, il re mandò il grande siniscalco nella Marca

ad accogliere gente d’arme, il quale con grandi promesse mosse messer

Galeotto da Rimini a venire al servigio del re con trecento cavalieri,

e messer Ridolfo da Camerino con cento, a tutte loro spese, e ’l grande

siniscalco messer Niccola Acciaiuoli di Firenze ne condusse e menò

quattrocento al soldo del re, e con tutta questa cavalleria entrò in

Abruzzi. E mandò al re, che con la sua forza e con quella de’ baroni

del Regno, i quali il re avea richiesti e ragunati a Napoli, venisse

là, come era ordinato, per vincere messer Currado Lupo, e racquistare

le terre d’Abruzzi che di là si teneano per lo re d’Ungheria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 144 / 190 题