CAP. XXXV.

_Come i Veneziani e’ Catalani s’accozzarono in Romania con l’altra

armata._

I Veneziani, come addietro abbiamo narrato, avendo fatta compagnia e

lega co’ Catalani contro a’ Genovesi, armarono in Venezia ventisette

galee molto nobilmente, ove si ricolsono quasi tutti i maggiori e

migliori cittadini di Venezia per governatori e soprassaglienti,

forniti a doppio di ciò che a guerra faccia mestiero, e ventitrè galee

armarono i Catalani. E tanto bolliva negli animi loro lo infocamento

dell’izza ch’aveano presa contro a’ loro avversari genovesi, che

nel tempo che l’armate sogliono abbandonare il mare e vernare in

terra, si mossono da Venezia e di Catalogna, domando le tempeste

del mare, ad andare contro a’ loro nimici in Romania. Del mese di

novembre s’accozzarono insieme in Cicilia, e di là senza soggiorno

si dirizzarono verso l’Arcipelago, e con grandi e aspre fortune,

avendo per quelle perdute sette galee veneziane e due catalane, non

senza danno della loro gente, pervennero in Turchia, e posono alla

Palatia e a Altoloco; e ivi, del mese di dicembre del detto anno,

avendo raccolte le galee che aveano a Negroponte e nelle contrade si

trovarono con settanta galee: e in Turchia stettono gran parte del

più fortunoso verno per rivedere i loro legni e avere novelle di loro

nimici. In questo travalicamento del tempo delle due armate ci occorre

a raccontare altre cose rimase addietro, e in prima una pazzia di

corrotta mente dell’ambizione umana, la quale alcuna volta combattendo,

contro al suo prospero e buono stato abbatte e rovina se medesimo con

debito e degno traboccamento.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 141 / 190 题