_Come i Veneziani e’ Catalani s’accozzarono in Romania con l’altra
armata._
I Veneziani, come addietro abbiamo narrato, avendo fatta compagnia e
lega co’ Catalani contro a’ Genovesi, armarono in Venezia ventisette
galee molto nobilmente, ove si ricolsono quasi tutti i maggiori e
migliori cittadini di Venezia per governatori e soprassaglienti,
forniti a doppio di ciò che a guerra faccia mestiero, e ventitrè galee
armarono i Catalani. E tanto bolliva negli animi loro lo infocamento
dell’izza ch’aveano presa contro a’ loro avversari genovesi, che
nel tempo che l’armate sogliono abbandonare il mare e vernare in
terra, si mossono da Venezia e di Catalogna, domando le tempeste
del mare, ad andare contro a’ loro nimici in Romania. Del mese di
novembre s’accozzarono insieme in Cicilia, e di là senza soggiorno
si dirizzarono verso l’Arcipelago, e con grandi e aspre fortune,
avendo per quelle perdute sette galee veneziane e due catalane, non
senza danno della loro gente, pervennero in Turchia, e posono alla
Palatia e a Altoloco; e ivi, del mese di dicembre del detto anno,
avendo raccolte le galee che aveano a Negroponte e nelle contrade si
trovarono con settanta galee: e in Turchia stettono gran parte del
più fortunoso verno per rivedere i loro legni e avere novelle di loro
nimici. In questo travalicamento del tempo delle due armate ci occorre
a raccontare altre cose rimase addietro, e in prima una pazzia di
corrotta mente dell’ambizione umana, la quale alcuna volta combattendo,
contro al suo prospero e buono stato abbatte e rovina se medesimo con
debito e degno traboccamento.