CAP. XXXII.

_Del terzo assalto dato._

Avendo i capitani dell’oste quasi perduta ogni speranza di potere

vincere la Scarperia, vollono tentare l’ultimo rimedio con danari e

con ingegno; e in quello rimanente del dì feciono venire a loro tutti

i conestabili tedeschi con i più nomati cavalieri di loro lingua, i

quali nelle battaglie date al castello poco s’erano travagliati altro

che di vedere, e dissono loro: se a voi desse il cuore di vincere con

forza e con ingegno questa terra, l’onore sarebbe vostro, e oltre alla

paga doppia e mese compiuto, a catuno daremo grandi doni. I conestabili

e i loro baccellieri si strinsono insieme, e mossi da presuntuosa

vanagloria e da avarizia, rispuosono: che dove e’ fossono sicuri

d’avere di dono sopra le cose promesse fiorini diecimila d’oro, che

darebbono presa la Scarperia: e questo dava loro il cuore di fornire

con l’aiuto dell’altra oste, ove fosse fatto quello che direbbono

in quella notte. I capitani promisono tutto senza indugio, sicchè

rimasono contenti, e di presente feciono fare comandamento a tutti

i conestabili delle masnade da cavallo e da piè, che colà da mezza

notte fossono apparecchiati dell’arme e de’ cavalli; e fatto questo,

andarono a cenare e a prendere alcuno riposo. Venuta la mezza notte,

e armata l’oste chetamente, il tempo era sereno e bello, e la luna

faceva ombra in quella parte della Scarperia che i Tedeschi aveano

pensato d’assalire: e fatto tra loro elezione di trecento baccellieri,

a loro commisono tutto il fascio della loro intenzione; i quali bene

armati, separati dall’altra gente, con le scale a ciò diputate e con

altri utili argomenti, senza alcuno lume, s’addirizzarono verso quella

parte della terra ove l’ombra gli copriva. Tutta l’altra oste con

innumerabili luminarie, e con ismisurato romore e suoni di tutti gli

stromenti dell’oste, colle schiere fatte e colle battaglie ordinate

si cominciarono a dirizzare dall’altre parti verso la Scarperia. I

fanti della Scarperia, che appena aveano ancora dell’affanno del dì

preso alcuno riposo, sentendo lo stormo, e vedendo l’esercito venire

con ordine di loro battaglie a combattere la terra, cacciata la paura

e invilito il riposo, di presente furono all’arme: e con l’ardire

delle loro difese apparecchiati, andò catuno alla sua guardia delle

mura e de’ palancati; e stando cheti e senza mostrare i loro lumi

attesono tanto, che le schiere e le battaglie s’appressarono alle mura,

e cominciato fu l’assalto con suoni di tanti stromenti e con grida

d’uomini, che riempieva il cielo e tutto il paese molto di lungi.

Quest’asprezza delle grida era maggiore che dell’arme, per attrarre

l’aiuto da quella parte di que’ d’entro, e mancarlo ov’era l’aguato.

Quelli della terra maestri di cotali cose delle grida non si curavano,

e quelli che si appressavano, francamente colla balestra e colle pietre

gli faceano risentire e allungare, e niuno non si partiva o mosse dalla

sua guardia. I trecento baccellieri riposti presso della terra sentendo

il romore e l’infestamento di quelli dell’oste, chetamente colle scale

in collo passarono il primo e il secondo fosso, che non v’avea acqua,

e condussono e dirizzarono alle mura più e più scale, vedendolo e

sentendolo que’ della terra ch’erano a quella guardia, e lasciandogli

fare, finchè cominciarono a salire sopra esse, e aveano già i loro

aiutori a piede; allora quelli della guardia cominciarono a gridare,

e a mandare sopra loro grandi pietre e legname e pali, percotendoli e

facendoli traboccare delle scale nel fosso l’uno sopra l’altro. E in

un punto gli ebbono sì storditi e fediti e magagnati, che in caccia si

partirono da quello assalto, e tornaronsi all’altra oste. Dall’altra

parte fu maggiore il grido che l’assalto, ma per li buoni balestrieri

molti ve ne furono fediti in quella notte. E facendosi dì, in sulla

ritratta uscirono della terra un fiotto di buoni briganti, e dieronsi

tra’ nimici, e per forza ne presono e ne menarono tre di loro cavalieri

nella Scarperia, e gli altri ritornarono al campo perduta ogni speranza

d’avere la Scarperia. Que’ di dentro uscirono fuori un’altra volta

quella mattina, e arsono più dificii di legname ch’erano presso, e uno

castello ch’era più di lungi, e contamente senza impedimento sani e

salvi si ritornarono nella Scarperia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 138 / 190 题