_Del terzo assalto dato._
Avendo i capitani dell’oste quasi perduta ogni speranza di potere
vincere la Scarperia, vollono tentare l’ultimo rimedio con danari e
con ingegno; e in quello rimanente del dì feciono venire a loro tutti
i conestabili tedeschi con i più nomati cavalieri di loro lingua, i
quali nelle battaglie date al castello poco s’erano travagliati altro
che di vedere, e dissono loro: se a voi desse il cuore di vincere con
forza e con ingegno questa terra, l’onore sarebbe vostro, e oltre alla
paga doppia e mese compiuto, a catuno daremo grandi doni. I conestabili
e i loro baccellieri si strinsono insieme, e mossi da presuntuosa
vanagloria e da avarizia, rispuosono: che dove e’ fossono sicuri
d’avere di dono sopra le cose promesse fiorini diecimila d’oro, che
darebbono presa la Scarperia: e questo dava loro il cuore di fornire
con l’aiuto dell’altra oste, ove fosse fatto quello che direbbono
in quella notte. I capitani promisono tutto senza indugio, sicchè
rimasono contenti, e di presente feciono fare comandamento a tutti
i conestabili delle masnade da cavallo e da piè, che colà da mezza
notte fossono apparecchiati dell’arme e de’ cavalli; e fatto questo,
andarono a cenare e a prendere alcuno riposo. Venuta la mezza notte,
e armata l’oste chetamente, il tempo era sereno e bello, e la luna
faceva ombra in quella parte della Scarperia che i Tedeschi aveano
pensato d’assalire: e fatto tra loro elezione di trecento baccellieri,
a loro commisono tutto il fascio della loro intenzione; i quali bene
armati, separati dall’altra gente, con le scale a ciò diputate e con
altri utili argomenti, senza alcuno lume, s’addirizzarono verso quella
parte della terra ove l’ombra gli copriva. Tutta l’altra oste con
innumerabili luminarie, e con ismisurato romore e suoni di tutti gli
stromenti dell’oste, colle schiere fatte e colle battaglie ordinate
si cominciarono a dirizzare dall’altre parti verso la Scarperia. I
fanti della Scarperia, che appena aveano ancora dell’affanno del dì
preso alcuno riposo, sentendo lo stormo, e vedendo l’esercito venire
con ordine di loro battaglie a combattere la terra, cacciata la paura
e invilito il riposo, di presente furono all’arme: e con l’ardire
delle loro difese apparecchiati, andò catuno alla sua guardia delle
mura e de’ palancati; e stando cheti e senza mostrare i loro lumi
attesono tanto, che le schiere e le battaglie s’appressarono alle mura,
e cominciato fu l’assalto con suoni di tanti stromenti e con grida
d’uomini, che riempieva il cielo e tutto il paese molto di lungi.
Quest’asprezza delle grida era maggiore che dell’arme, per attrarre
l’aiuto da quella parte di que’ d’entro, e mancarlo ov’era l’aguato.
Quelli della terra maestri di cotali cose delle grida non si curavano,
e quelli che si appressavano, francamente colla balestra e colle pietre
gli faceano risentire e allungare, e niuno non si partiva o mosse dalla
sua guardia. I trecento baccellieri riposti presso della terra sentendo
il romore e l’infestamento di quelli dell’oste, chetamente colle scale
in collo passarono il primo e il secondo fosso, che non v’avea acqua,
e condussono e dirizzarono alle mura più e più scale, vedendolo e
sentendolo que’ della terra ch’erano a quella guardia, e lasciandogli
fare, finchè cominciarono a salire sopra esse, e aveano già i loro
aiutori a piede; allora quelli della guardia cominciarono a gridare,
e a mandare sopra loro grandi pietre e legname e pali, percotendoli e
facendoli traboccare delle scale nel fosso l’uno sopra l’altro. E in
un punto gli ebbono sì storditi e fediti e magagnati, che in caccia si
partirono da quello assalto, e tornaronsi all’altra oste. Dall’altra
parte fu maggiore il grido che l’assalto, ma per li buoni balestrieri
molti ve ne furono fediti in quella notte. E facendosi dì, in sulla
ritratta uscirono della terra un fiotto di buoni briganti, e dieronsi
tra’ nimici, e per forza ne presono e ne menarono tre di loro cavalieri
nella Scarperia, e gli altri ritornarono al campo perduta ogni speranza
d’avere la Scarperia. Que’ di dentro uscirono fuori un’altra volta
quella mattina, e arsono più dificii di legname ch’erano presso, e uno
castello ch’era più di lungi, e contamente senza impedimento sani e
salvi si ritornarono nella Scarperia.