CAP. XXX.

_Come la Scarperia riparò alla cava de’ nimici._

Nonostante l’ordine delle battaglie, i conducitori dell’oste con gran

costo e con molto studio conducevano una cava sotterra per abbattere

le mura della Scarperia, e molto grande speranza aveano in quella di

vincere la terra. Que’ d’entro pensando e temendo che così dovessono

fare i loro avversari, provvidono al rimedio, e feciono un fosso dentro

intorno alle mura, il quale era braccia quattro e mezzo largo in bocca,

e braccia tre largo in fondo, e andava di sotto al fondamento delle

mura braccio uno e mezzo, acciocchè se le mura cadessono, si trovassono

l’aiuto del detto fosso alla loro difesa. E nondimeno provvidono di

cavare di fuori de’ fossi per ritrovare la cava de’ nimici innanzi che

giugnesse alle mura. E a fornire questo misono grande sollecitudine,

ma i loro avversari adoperarono grande forza per ritrarli da quello

lavorio: e condussono un castello di legname in sul primo fosso, sì

presso, che con le pietre combatteano coloro ch’erano tra l’uno fosso

e l’altro alla guardia de’ loro cavatori, e avvenne che a questa si

rivolse grande parte dell’oste, e tutta la forza di quelli d’entro.

Quelli di fuori combattendo con le pietre e con le balestre, e

rinnovando d’ora in ora i freschi combattitori, quelli del fosso colle

fosse delle parate e co’ palvesi francamente s’atavano, con le loro

balestra e con quelle del loro aiuto dalle mura, e diputati a questa

punga trecento di que’ d’entro, sostennono l’assalto de’ nimici il

lunedì e ’l martedì molto francamente, non lasciando impedire i loro

cavatori: i quali lavorando con grande sollecitudine pervennero alla

cava de’ nimici, la quale era venuta innanzi centottanta braccia, e

presso alle mura a venti braccia: la quale di presente affocarono, e

cacciarono i cavatori, e guastarono loro la cava. Essendo da catuna

parte molti fediti, que’ del campo abbandonarono l’assalto con loro

vergogna; e i valenti masnadieri alla ritratta de’ nimici presono e

arsono il castello del legname ch’era sopra il fosso, e stesonsi ad

assalire un altro ch’era più di lungi, e per forza l’affocarono, e

tornaronsi sani e salvi nel castello, avendo presa grande baldanza

della loro difesa, per la vittoriosa punga di quella cava.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 136 / 190 题