_Come i Genovesi e i Veneziani ricominciarono guerra in mare._
Seguita di dar parte intra le italiane tempeste della terra a quelle
che in que’ tempi concepute ne’ nostri mari Tirreno e Adriatico
da superbe presunzioni di due comuni, in Grecia e poi nelli stremi
d’Europa partorirono gravi cose, come seguendo nostro trattato si potrà
trovare. I Genovesi infestati dalla loro alterezza, ricordandosi che
i Veneziani l’anno passato aveano soperchiato in mare le undici loro
galee, avvegnachè per l’aiuto de’ loro di Pera si fossono felicemente
vendicati, vollono per opera mostrare loro potenza a’ Veneziani, e per
comune consiglio, essendo a quel tempo catuna casa de’ loro maggiori
cittadini tornata con pace in Genova, ordinarono di fare armata, la
quale fosse fornita per più eccellente modo che mai avessono armato.
E comandarono a’ grandi e a’ popolani mercatanti, e agli artefici
minori e ad ogni maniera di gente, che di due l’uno s’acconciassono ad
andare in quell’armata, e simigliante comandamento feciono fare per
tutta la loro riviera, e certo la volontà vinse il comandamento, che
più volentieri s’acconciavano d’andare che di rimanere: i corpi delle
galee furono per numero sessantaquattro, e ammiraglio fu fatto messer
Paganino Doria; i soprassaglienti furono sopra ogni galea doppi, armati
nobilmente, e doppi i balestrieri e i galeotti, tutti forniti d’arme,
e tutti si vestirono per compagne chi d’un’assisa e chi d’un’altra, e
comandamento ebbono dal loro comune d’abbattere la forza de’ Veneziani
in mare e in terra giusta loro podere: e fornite le galee di panatica
e di ciò ch’aveano bisogno, e pagati per ordine di mercatanzia e’
dazii, senza trarre danari di comune, per sei mesi, del mese di
luglio, gli anni di Cristo 1351, si partirono da Genova, ed entrarono
nel golfo di Vinegia facendo danno assai a’ navili e alle terre de’
Veneziani, e senza lungo soggiorno si partirono di là e andaronne
all’isola di Negroponte. I Veneziani non provveduti della subita armata
de’ Genovesi, aveano mandate venti loro galee armate in Romania, le
quali erano nell’Arcipelago, delle quali i Genovesi ebbono lingua, e
seguitandole, le sopraggiunsono all’isola di Scio: le quali vedendosi
di presso l’armata de’ Genovesi, con la paura aggiunsono forza a’ remi,
e avendo aiuto d’alcuno vento alle loro vele, essendo seguitate da’
Genovesi, fuggendo le diciassette ricoverarono nel porto di Candia, e
le tre presono alto mare per loro scampo.