_Come la reina Giovanna si fece scusare in corte di Roma._
Come addietro abbiamo narrato, quando l’accordo si fece dal re
d’Ungheria al re Luigi, ne’ patti venne fatta la commissione nel
papa e ne’ cardinali per catuna parte: che se la reina Giovanna si
trovasse colpevole della morte d’Andreasso suo marito, fratello del re
d’Ungheria, ch’ella dovesse essere privata del reame, e dove colpevole
non si trovasse, dovesse essere reina. A questo patto acconsentì il
re d’Ungheria, più per l’animo che avea di tornare in suo paese, che
per altra buona volontà che di ciò avesse, e però la commissione fu
avviluppata più che ordinato o spedito libello, e non vedendo i pastori
della Chiesa come onestamente potessono diliberare questa cosa, la
dilungarono. Essendo lungamente gli ambasciatori di catuna parte stati
in corte senza alcuno frutto dell’altre cose commesse per li detti re
nella Chiesa, vedendo che questo articolo non terminandosi portava
infamia e pericolo alla reina, con ogni studio vollono che il suo
processo si terminasse. E perocchè assoluta verità del fatto non poteva
scusare la regina, levare il luogo della dubbiosa fama proposono;
che se alcuno sospetto di non perfetto amore matrimoniale si potesse
proporre o provare, che ciò non era avvenuto per corrotta intenzione o
volontà della reina, ma per forza di malíe o fatture che le erano state
fatte, alle quali la sua fragile natura femminile non avea saputo nè
potuto riparare. E fatta prova per più testimoni come ciò era stato
vero, avendo discreti e favorevoli uditori, fu giudicata innocente
di quello malificio, e assoluta d’ogni cagione che di ciò per alcun
tempo le fosse apposto, o che per innanzi le si potesse apporre di
quella cagione: e la detta sentenza fece divulgare per la sua innocenza
ovunque la fede giunse della detta scusa.