CAP. XXIII.

_Come i Fiorentini procuraro di mettere gente nella Scarperia._

Veggendo i Fiorentini mancato disavventuratamente l’aiuto de’ Perugini,

e cresciuta baldanza a’ nimici per quella vittoria di messer Piero

Tarlati, perderono al tutto la speranza del campeggiare, e quelli

ch’erano assediati addomandavano soccorso più sollecitamente. Avvenne

che uno valente conestabile della casa de’ Visdomini di Firenze, che

aveva nome Giovanni, con grande ardire elesse trenta compagni sperti

in arme, buoni masnadieri, e una notte si mise nel campo de’ nimici,

e per mezzo delle guardie, non pensando che gente de’ Fiorentini si

mettessono tra loro, virtuosamente si misono nella Scarperia; la

qual cosa fu agli assediati alcuno conforto, e più per la persona

del valente conestabile, che per la sua piccola compagnia, a cotanto

bisogno quanto aveano dì e notte, per gli assalti continovi de’ loro

nimici. E i conducitori dell’oste avendo sentito l’entrata di que’

masnadieri nella Scarperia, la feciono più strignere e più guardare il

dì e la notte. E tentato i Fiorentini per più riprese di mettervi anche

gente, e non trovando per niuno prezzo il modo, un altro conestabile

cittadino di Firenze della casa de’ Medici, di grande fama tra gli

uomini d’arme, per accrescere suo onore si fece dare cento fanti

masnadieri a sua eletta, e avendo con seco uno della Scarperia che

sapeva l’ore delle vegghie delle guardie, e le loro vie, presono il

cammino di notte per l’alpe di verso quella parte donde meno si potea

temere per quelli dell’oste, con la insegna levata co’ suoi compagni

stretti si mise arditamente per lo campo, dirizzandosi verso la

Scarperia. E in su l’entrata del campo le guardie s’avviddono, e levato

il romore, venti di quelli fanti rimasono addietro, e non poterono

ristrignersi co’ compagni, e tornaronsi nell’alpe, e camparono: e il

conestabile con ottanta compagni sanza fare arresto, innanzi che i

nimici il potessono occupare con la loro forza, sano e salvo co’ suoi

compagni entrò nella Scarperia; e così per virtù di due conestabili

fu fornito quello castello di quello che aveva maggiore bisogno. E per

questo soccorso gli assediati presono cuore e speranza ferma della loro

difesa; e tra capitani dell’oste n’ebbe ripitio e grande sospetto,

temendo che gli Ubaldini non gli avessono condotti, ma niuna colpa

v’ebbono. E soprastando alquanto allo infestamento de’ nimici sopra

questo castello, ci occorre alcune altre materie a cui ci conviene dare

luogo per debito del nostro trattato, e appresso ritorneremo con più

onestà alla presente materia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 129 / 190 题