_Come i Fiorentini procuraro di mettere gente nella Scarperia._
Veggendo i Fiorentini mancato disavventuratamente l’aiuto de’ Perugini,
e cresciuta baldanza a’ nimici per quella vittoria di messer Piero
Tarlati, perderono al tutto la speranza del campeggiare, e quelli
ch’erano assediati addomandavano soccorso più sollecitamente. Avvenne
che uno valente conestabile della casa de’ Visdomini di Firenze, che
aveva nome Giovanni, con grande ardire elesse trenta compagni sperti
in arme, buoni masnadieri, e una notte si mise nel campo de’ nimici,
e per mezzo delle guardie, non pensando che gente de’ Fiorentini si
mettessono tra loro, virtuosamente si misono nella Scarperia; la
qual cosa fu agli assediati alcuno conforto, e più per la persona
del valente conestabile, che per la sua piccola compagnia, a cotanto
bisogno quanto aveano dì e notte, per gli assalti continovi de’ loro
nimici. E i conducitori dell’oste avendo sentito l’entrata di que’
masnadieri nella Scarperia, la feciono più strignere e più guardare il
dì e la notte. E tentato i Fiorentini per più riprese di mettervi anche
gente, e non trovando per niuno prezzo il modo, un altro conestabile
cittadino di Firenze della casa de’ Medici, di grande fama tra gli
uomini d’arme, per accrescere suo onore si fece dare cento fanti
masnadieri a sua eletta, e avendo con seco uno della Scarperia che
sapeva l’ore delle vegghie delle guardie, e le loro vie, presono il
cammino di notte per l’alpe di verso quella parte donde meno si potea
temere per quelli dell’oste, con la insegna levata co’ suoi compagni
stretti si mise arditamente per lo campo, dirizzandosi verso la
Scarperia. E in su l’entrata del campo le guardie s’avviddono, e levato
il romore, venti di quelli fanti rimasono addietro, e non poterono
ristrignersi co’ compagni, e tornaronsi nell’alpe, e camparono: e il
conestabile con ottanta compagni sanza fare arresto, innanzi che i
nimici il potessono occupare con la loro forza, sano e salvo co’ suoi
compagni entrò nella Scarperia; e così per virtù di due conestabili
fu fornito quello castello di quello che aveva maggiore bisogno. E per
questo soccorso gli assediati presono cuore e speranza ferma della loro
difesa; e tra capitani dell’oste n’ebbe ripitio e grande sospetto,
temendo che gli Ubaldini non gli avessono condotti, ma niuna colpa
v’ebbono. E soprastando alquanto allo infestamento de’ nimici sopra
questo castello, ci occorre alcune altre materie a cui ci conviene dare
luogo per debito del nostro trattato, e appresso ritorneremo con più
onestà alla presente materia.