_Come i Tarlati sconfissono i cavalieri de’ Perugini._
In questi dì, del mese di settembre del detto anno, era giunto a
messer Piero Saccone de’ Tarlati in Bibbiena, mandato dal tiranno,
il doge Rinaldo Tedesco con quattrocento cavalieri per incominciare
più forte guerra a’ Fiorentini nel Valdarno. In questo stante, messer
Piero molto avveduto, sentì che seicento cavalieri buona gente
d’arme, che ’l comune di Perugia mandava in aiuto a’ Fiorentini,
erano in cammino, e venivano baldanzosi senza sospetto, e la sera
doveano albergare all’Olmo fuori d’Arezzo a due miglia. Avendo messer
Piero il certo del fatto, col doge Rinaldo insieme con quattrocento
cavalieri e con duemila fanti cavalcò la notte, e chetamente ripose
i fanti nella montagna sopra l’Olmo, per averli al suo soccorso nel
fatto; e la mattina per tempo co’ suoi cavalieri e col doge Rinaldo
assalì la cavalleria di Perugia, che la maggior parte era ancora per
gli alberghi, ma quelli ch’erano montati a cavallo si cominciarono
francamente a difendere. E già aveano tra loro messer Piero, che
s’era messo molto innanzi nella via ov’era la battaglia, prigione,
con più altri de’ caporali in sua compagnia. E se in quello assalto
gli Aretini fossono stati favorevoli ad aiutare gli amici del comune
di Firenze, come doveano, tutta la gente di messer Piero rimaneva
presa per lo stretto luogo dove s’erano messi. Ma usciti d’Arezzo i
Brandagli con loro seguito, che allora erano i maggiori cittadini,
intesono a campare Messer Piero con gli altri prigioni che i cavalieri
di Perugia aveano ritenuti, come gente che aveano l’animo corrotto
alla tirannia della loro città, come poco appresso dimostrerò. Campato
messer Piero e’ suoi, gli Aretini si tornarono dentro senza aiutare
que’ di Perugia, o dar loro la raccolta nella città. In questo, messer
Piero e’ suoi ripresono ardire, e feciono scendere della montagna
i fanti loro, traboccando addosso a’ Perugini con smisurato romore:
i quali non vedendo essere soccorsi, nè avere ricolta, non poterono
sostenere, ma chi potè fuggire campò, e gli altri tutti furono presi
nelle vie e negli alberghi. Messer Piero raccolta la preda dell’arme,
e de’ cavalli, e de’ prigioni, senza esser contastato dagli Aretini,
si raccolse colla sua gente a salvamento, menandone più di trecento
cavalieri prigioni, ventisette bandiere cavalleresche, e trecento
cavalli; e giunto in Bibbiena con questa vittoria i cavalli e l’armi e
l’altra roba partì a bottino, e i cavalieri prigioni poveri e mendichi
lasciò alla fede. A’ Fiorentini levò l’aiuto e la speranza d’uscire a
campo al soccorso della Scarperia, come ordinato era, e a’ nimici diede
maggiore baldanza di vincere il castello.