CAP. XXII.

_Come i Tarlati sconfissono i cavalieri de’ Perugini._

In questi dì, del mese di settembre del detto anno, era giunto a

messer Piero Saccone de’ Tarlati in Bibbiena, mandato dal tiranno,

il doge Rinaldo Tedesco con quattrocento cavalieri per incominciare

più forte guerra a’ Fiorentini nel Valdarno. In questo stante, messer

Piero molto avveduto, sentì che seicento cavalieri buona gente

d’arme, che ’l comune di Perugia mandava in aiuto a’ Fiorentini,

erano in cammino, e venivano baldanzosi senza sospetto, e la sera

doveano albergare all’Olmo fuori d’Arezzo a due miglia. Avendo messer

Piero il certo del fatto, col doge Rinaldo insieme con quattrocento

cavalieri e con duemila fanti cavalcò la notte, e chetamente ripose

i fanti nella montagna sopra l’Olmo, per averli al suo soccorso nel

fatto; e la mattina per tempo co’ suoi cavalieri e col doge Rinaldo

assalì la cavalleria di Perugia, che la maggior parte era ancora per

gli alberghi, ma quelli ch’erano montati a cavallo si cominciarono

francamente a difendere. E già aveano tra loro messer Piero, che

s’era messo molto innanzi nella via ov’era la battaglia, prigione,

con più altri de’ caporali in sua compagnia. E se in quello assalto

gli Aretini fossono stati favorevoli ad aiutare gli amici del comune

di Firenze, come doveano, tutta la gente di messer Piero rimaneva

presa per lo stretto luogo dove s’erano messi. Ma usciti d’Arezzo i

Brandagli con loro seguito, che allora erano i maggiori cittadini,

intesono a campare Messer Piero con gli altri prigioni che i cavalieri

di Perugia aveano ritenuti, come gente che aveano l’animo corrotto

alla tirannia della loro città, come poco appresso dimostrerò. Campato

messer Piero e’ suoi, gli Aretini si tornarono dentro senza aiutare

que’ di Perugia, o dar loro la raccolta nella città. In questo, messer

Piero e’ suoi ripresono ardire, e feciono scendere della montagna

i fanti loro, traboccando addosso a’ Perugini con smisurato romore:

i quali non vedendo essere soccorsi, nè avere ricolta, non poterono

sostenere, ma chi potè fuggire campò, e gli altri tutti furono presi

nelle vie e negli alberghi. Messer Piero raccolta la preda dell’arme,

e de’ cavalli, e de’ prigioni, senza esser contastato dagli Aretini,

si raccolse colla sua gente a salvamento, menandone più di trecento

cavalieri prigioni, ventisette bandiere cavalleresche, e trecento

cavalli; e giunto in Bibbiena con questa vittoria i cavalli e l’armi e

l’altra roba partì a bottino, e i cavalieri prigioni poveri e mendichi

lasciò alla fede. A’ Fiorentini levò l’aiuto e la speranza d’uscire a

campo al soccorso della Scarperia, come ordinato era, e a’ nimici diede

maggiore baldanza di vincere il castello.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 128 / 190 题