_Come l’oste deliberò combattere la Scarperia._
Quando i conduttori dell’oste seppono che il comune di Pisa non voleva
rompere pace a’ Fiorentini, e come alcuno trattato ch’aveano in Pistoia
era scoperto, con tutta la loro intenzione si rivolsono alla Scarperia,
e quella cominciarono a tormentare con percosse di grandissimi dificii,
che il dì e la notte gettavano nel piccolo castello grossissime pietre,
le quali rompeano le case d’entro, e le mura e le bertesche gettavano
a terra. E ogni dì faceano assalto loro alla terra: onde gli assediati
per la continova guerra, e per la sollecita guardia che conveniva loro
fare il dì e la notte alla difesa, erano infieboliti, e pensarono che
senza soccorso di fuori, o aiuto di masnadieri freschi poco potrebbono
sostenere: e però scriveano a’ Fiorentini per loro fanti tedeschi, che
si mescolavano con gli altri Tedeschi di fuori, che avacciassono il
loro soccorso. I Fiorentini erano in ciò assai solleciti, e già avevano
al loro soldo accolti milleottocento cavalieri, e tremilacinquecento
masnadieri a piede de’ buoni d’Italia, e dugento cavalieri aveano da’
Sanesi, e seicento n’attendeano da Perugia, i quali erano a cammino;
e avendo ordinato d’uscire a campo con questi cavalieri, e con grande
popolo, a petto a’ nemici sopra il Borgo a san Lorenzo luogo detto a
san Donnino, ove erano forti per lo sito, e con le spalle al Borgo a
san Lorenzo da potere strignere e danneggiare i nemici, ch’erano assai
di presso, e dare vigore e baldanza agli assediati della Scarperia:
ed essendo ogni cosa provveduta, attendendo i cavalieri perugini per
uscire fuori, n’avvenne la fortuna che appresso diviseremo.