_Come Bustaccio entrò e rendè la Badia a Agnano._
In quella notte Bustaccio degli Ubertini si ridusse con parte di quella
gente a piede e a cavallo nella Badia a Agnano, la quale era molto
forte e bene guernita. La cavalleria de’ Fiorentini rimasa con vergogna
della partita de’ nimici, sentendo come Bustaccio era ricoverato in
quella Badia, cavalcarono là, e trovaronli racchiusi, e ordinati alla
difesa di quella tenuta. Il capitano per volere ricoprire sua infamia
volea combattere la fortezza; i conestabili de’ cavalieri, stretti
insieme, dissono ch’erano stati ingannati, e per baratto aveano perduta
la preda de’ nimici fuggiti, e però non intendeano combattere se prima
non fossono sicuri della preda, se per patto si lasciassono i nimici
partire: e in fine ne furono in concordia d’avere fiorini cinquecento
d’oro, come che i nimici si capitassono. E di presente combattendo
certo borgo il vinsono. Poi combattendo la Badia furono ributtati a
dietro, e perderono tre bandiere, ch’erano in sulle case, le quali
i nimici presono, e per paura del passo ove si trovavano le locaro
ritte in sull’altare maggiore della badia. I cavalieri aontati delle
loro bandiere prese, d’un animo si disponeano per forza a vincere
la Badia, e sarebbe venuto fatto loro, ma non senza grande danno,
perchè dentro v’erano buoni guerrieri; e però innanzi che alla grave
battaglia si venisse, il Roba da Ricasoli, allora discordante per
setta d’Albertaccio, volle parlare con quelli d’entro, i quali stavano
in gran paura: e parlato loro, di presente s’acconciarono a rendere
la Badia, potendosene andare salve le persone, e i cavalli e l’arme.
E presa per lo meno reo partito la detta concordia, e data la fede,
i nimici si partirono, e la fortezza e le bandiere s’ebbono senza
vergogna del comune, e i conestabili vollono i fiorini cinquecento
d’oro loro promessi.