CAP. XVIII.

_Come i Tarlati, e i Pazzi di Valdarno e gli Ubertini vennono in sul

contado di Firenze, e furonne cacciati per forza da’ Fiorentini._

Dall’altra parte messer Piero de’ Tarlati d’Arezzo in prospera

vecchiezza, valicati i novanta anni della sua età, e il vescovo

d’Arezzo della casa degli Ubertini, e i Pazzi di Valdarno, non ostante

che fossono in pace col comune di Firenze, avendo dugentocinquanta

cavalieri di quelli dell’arcivescovo, e aggiuntosi de’ conti

d’Urbino e altri ghibellini, mentre che l’oste era in Mugello, con

trecentocinquanta cavalieri e con duemila pedoni si misono da capo

predando il contado di Firenze, e vennono all’Ambra, e di là intendeano

entrare nel Valdarno e venire a Fegghine. I Fiorentini sdegnosi di

questi traditori, subitamente trassono dalle loro frontiere cinquecento

cavalieri, e commisono a centocinquanta cavalieri ch’aveano in Arezzo

che dovessono venire a raccozzarsi co’ nostri; e mossono il popolo

del Valdarno, che con grande animo e di buona voglia andavano in

quello servigio. Il comune di Firenze si confidò al tutto in questa

cavalcata di Albertaccio di messer Bindaccio da Ricasoli, uomo savio,

pro’ e ardito e buono capitano, se fosse stato in fede nel servigio

del comune: e benchè altri buoni cittadini fossono mandati in detto

servigio, a costui fu dato il mandato che in tutto fosse ubbidito. La

gente a piè e a cavallo che cavalcavano di volontà, sopraggiunsono

i nimici in sul vespero all’Ambra, in parte, che avendo voluto fare

quello si poteva per la nostra gente, non ne campava testa che non

fossono morti o presi: perocchè la gente del comune di Firenze era due

cotanti, e migliore gente d’arme, e erano nel loro terreno intorniati

dagli amici. Questo Albertaccio avendo parentado e amistà co’ detti

nimici, portò infamia di non avere servito il comune lealmente. In

prima d’avere sostenuta la gente del comune a Montevarchi, che potea

più infra ’l dì avere occupati i nimici: appresso, che quando fu a loro

non gli lasciò per la nostra gente badaluccare, per tenerli corti e

ristretti che non si potessono provvedere: e perocchè non lasciò porre

la sera la cavalleria de’ Fiorentini nel luogo dove si poteva torre

la via a’ nimici che andare non se ne potessono quella notte. Per li

savi che v’erano con lui si provvedeva, nondimeno per lo pieno mandato

ch’aveva dal comune fu ubbidito; ed egli mostrava di fare buona e

franca capitaneria, e di volere vincere i nimici senza pericolo della

sua gente: e però puose quella sera il campo in luogo sicuro a’ suoi,

e utile a’ nimici. O vero o bugia che fosse, infamato fu d’avere dato

il tempo e fatto assapere a’ nimici che si dovessono partire in quella

notte. I nimici traditori del nostro comune, vedendosi sorpresi a

loro gran pericolo, intesono con ogni sollecitudine, senza dormire, a

campare le persone: e non tennono per una via, ma per diverse parti per

lo scuro della notte presono la fuga molto chetamente. La nostra gente

non fu ordinata a quella guardia, e poi innanzi che il capitano facesse

armare il campo, i nimici erano più di sei miglia dilungati; allora

si strinsono ove la sera aveano lasciati i loro avversari, e niuno ve

ne trovarono: onde la infamia crebbe al capitano per lo fatto, e il

ripitio fu grande tra i cavalieri soldati e il conducitore, ch’avea

tolto loro quella preda per mala condotta. La gente che v’era d’Arezzo,

forte sdegnata di questo tradimento che parve loro avere ricevuto,

si partirono senza licenza del capitano con centocinquanta cavalieri

ch’aveano per loro guardia da’ Fiorentini, e tornaronsi in Arezzo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 124 / 190 题