_Come l’oste assediò la Scarperia._
Messer Giovanni da Oleggio capitano dell’oste, e il Conte Nolfo
da Urbino maliscalco, veduto la gente rinfrescata, e presa forza e
baldanza per lo abbondante paese dove si trovarono, con le spalle
di Bologna, onde potevano avere prestamente aiuto e favore quando
bisogno fosse, pensavano senza contrasto essere signori di tutto. E
con questa baldanza, a dì 20 del mese d’Agosto del detto anno vennero
colle schiere fatte sopra il castello della Scarperia, e con loro
s’aggiunsono gli Ubaldini, ch’erano con tutto loro sforzo nell’alpe,
e più altri ghibellini nemici del comune di Firenze. La Scarperia
era a quell’ora debole terra di piccolo compreso, e non era murata se
non dall’una delle parti, ma in quello stare di Barberino, in molta
fretta s’era rimesso il fosso vecchio e trattone la terra, e innanzi
a quello fattone un’altro piccolo, e racconciato lo steccato assai
debole. I nimici vi furono intorno con tanta moltitudine di cavalieri
e di pedoni, che copriano tutto il piano, e avendo da ogni parte
circondato il piccolo castello, e fermi i campi loro, domandarono il
castello a coloro che ’l guardavano, dicendo come i Fiorentini non lo
potevano soccorrere nè difendere, ma perocchè sentivano che dentro
v’erano di prod’uomini e virtudiosi d’arme, voleano far loro grazia
d’avergli per amici, dove rendessono la terra senza contasto: e che
quando questo non facessono nel breve termine loro assegnato, gli
vincerebbono per battaglia, e la vita non perdonerebbono ad alcuno: e
così era deliberato per lo capitano e per tutti i guidatori dell’oste.
Gli assediati risposono che voleano termine a rispondere, e che dopo
il termine farebbono quello che la fortuna concedesse con loro onore.
Furono domandati da’ capitani quanto termine voleano. Gli assediati
risposono, che con loro onore non vedeano che potesse essere meno
di tre anni: e dopo il detto termine intendeano prima morire in su i
merli, che di quelli dessono uno a’ nimici: e di così franca risposta
molto feciono maravigliare i capitani dell’oste, parendo che si
mettessono a grande pericolo a volere difendere così debole castello,
e da cotanta forza. E fatta la risposta, di presente s’ordinarono
e di dì e di notte a molta sollecita guardia, e a buona e a franca
difesa; e cominciarono a regolare la vita di tutti, come se l’oste vi
dovesse stare due anni. I nimici cominciarono prima ad assalirli con
grossi badalucchi, per tentare il loro reggimento, il quale trovarono
sollecito, e maestrevolmente provveduto alla difesa.