_Come l’oste del Biscione valicò il passo, e andò in Mugello._
I capitani dell’oste che si vedeano in gran bisogno d’uscire del
luogo dov’erano stretti dalla fame, seppono di presente come il passo
era abbandonato da’ Mugellesi, e però incontanente mandarono innanzi
masnadieri eletti, e buoni balestrieri a prendere il passo: e senza
arresto levarono il campo, a dì 12 d’agosto del detto anno, e misonsi
loro appresso. In sul passo erano rimasi alquanti fanti del paese, i
quali di loro volontà attesono i masnadieri de’ nemici; e alle mani con
loro, li ributtarono indietro. Ma vedendosi pochi e senza soccorso, e
vedendo i nemici che riempieano le coste de’ poggi e le valli d’ogni
parte, abbandonarono il passo, e i nemici di presente il presono, e
l’oste senza contrasto o pericolo valicò, facendosi grandi beffe del
comune di Firenze, parendo a catuno di servo essere divenuto signore.
E pensando alla viltà ch’avevano trovata ne’ Fiorentini, a non avere
fatto tenere e difendere quel passo, e al poco provvedimento che
mostravano ne’ fatti della guerra, crebbe la loro superbia. E poichè si
viddono essere valicati senza contrasto nel piano di Mugello, presono
fidanza d’essere signori di tutto il paese senza contrasto, e quel dì
medesimo cavalcarono a Barberino, e a Villanuova. Barberino era forte
e bene fornito alla difesa, e molta roba v’era dentro raccolta delle
vicinanze, ad intendimento di difendersi, tanto ch’avessono soccorso
da’ Fiorentini. Ma Niccolò da Barberino, antico castellano e de’
nobili di quella terra, avendo la fede corta al comune di Firenze, se
n’andò al capitano dell’oste, e senza consiglio de’ suoi castellani, a
suo vantaggio trasse patto, e rendè il castello a’ nemici, e misonvi
la loro guardia, e la vittovaglia che v’era fece dare all’oste.
Villanuova, e Gagliano, e Latera, e altre terre circustanti, che non
erano di gran fortezza, nè guardate da gente d’arme del comune di
Firenze, feciono il comandamento del capitano dell’oste, e dieronli
il mercato. Trovandosi la gente affamata in paese largo e dovizioso
e pieno d’ogni bene, soggiornarono volontieri più dì, per prendere
conforto delle loro persone, e a’ loro animali, che tutti n’avevano
gran bisogno. Ma chi ha ne’ fatti della guerra il tempo da avanzare, e
per riposo lo indugia, tardi il racquista; e così avvenne a costoro per
lo detto soggiorno, come appresso diviseremo.