CAP. X.

_Come l’oste ebbe gran difetti a Campi e a Calenzano._

Avvenne, che stando l’oste a Campi, per mala provvisione, tutto il

bestiame ch’avrebbe dato con ordine lungamente carne all’oste, in

pochi dì si straziò e consumò. E in quello tempo era sformato caldo e

secco grande, e tutte mulina di quelle contrade erano state sferrate

e guaste; per la qual cosa, benchè l’oste avesse del grano, non potea

fare farine, ed erano in grande soffratta di sale. E la vittuaglia

di quel piano cominciò a mancare, e quella che venia da Bologna per

scorta era spesso in preda de’ cavalieri ch’erano in Pistoia. E per

questo avvenne, che in pochi dì all’oste mancò il pane e il sale: e

non aveano che manicare, se non carne, e di quella poca, e cocevanla

col grano, che farina non aveano. Da niuna parte del contado di Firenze

aveano mercato, e cavalcate non poteano stendere in parte onde recare

potessono fornimento al campo, perocchè tutte le circustanze aveano

sgombrato e ridotto nella città. Onde cominciarono a sentire fame, e

il caldo li consumava e affliggeva forte i corpi degli uomini; e il

maggiore sussidio ch’avessono era l’agresto e le frutta non mature: e

poco tempo v’aveano a stare, che senza essere contastati da’ Fiorentini

veniano in ultima disperazione. I loro capitani e conducitori vedendosi

a questo pericolo, diedono voce di volersi strignere alla città, e

per forza valicare nel piano di san Salvi. I Fiorentini temettono di

questo: e non trovandosi gente d’arme da potere contradiare il passo

a’ nimici, feciono una tagliata dal ponte della porta a san Gallo

infino alla costa di Montughi: e ivi misono molti balestrieri e popolo

alla guardia, con ordine di soccorso se bisogno fosse. L’altra voce

diedono di tornarsene per lo piano d’ond’erano venuti verso Pistoia;

i Pistolesi per questa tema ruppono i passi, e abbarrarono i cammini

con fossi e con alberi. E per questo i Fiorentini più temeano che non

valicassono nel piano di san Salvi, e per questa cagione afforzarono

di bertesche e di steccati la rocca di Fiesole, e fecionla guardare;

e nondimeno tutto il contado da lunge e d’appresso feciono sgombrare

da quella parte. I capitani dell’oste vedendosi a cotanto disagio, non

ardirono di strignersi più alla città, anzi levarono il campo, a dì 11

d’agosto del detto anno, e traendosi addietro si puosono a Calenzano. I

Fiorentini stimando che se n’andassono, sonarono le campane del comune

a stormo; e il popolo volonteroso a cacciare chi fuggisse s’armò, e

alquanti mattamente senza ordine e senza capitano uscirono della città:

ma sentendo che i nimici non fuggivano, tosto ritornarono dentro dalle

mura. Ma di questo nacque la voce per lo contado e scorse per tutto,

che se n’andavano per la Valdimarina; e di stormo in stormo si mossono

i contadini senza ordine o comandamento del comune, e occuparono

le montagne sopra la Valdimarina d’ogni parte, e furono loro tanto

innanzi all’ora del vespero, che forte feciono temere e maravigliare i

nimici, ch’aveano intenzione di valicare nel Mugello per quella via.

Come i capitani ebbono fermo il loro campo sotto Calenzano in sulla

Marina, feciono combattere la pieve e certa fortezza ov’era raccolta la

vittuaglia de’ paesani, e presonle a patti, salve le persone: e anche

presono il castello di Calenzano, che non era murato nè difeso, e in

questa tenuta trovarono alcuno rinfrescamento. Fino a quell’ora non

aveano fatta alcuna arsione: stando ivi, uno grande conestabile tedesco

si stese a Pizzidimonte, e fuvvi morto da’ villani; e per questa

cagione vi cavalcarono e arsonlo, e appresso alcuna altra villa intorno

a Calenzano. E feciono provvedere i passi per valicare in Mugello,

ch’ogni altro viaggio era loro, in stremità del pane, più pericoloso a

pigliare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 116 / 190 题