_Come l’oste si levò da Pistoia e puosesi a Campi._
Essendo stata l’oste del tiranno otto dì sopra la città di Pistoia, e
mancata la speranza d’avere la terra, per la buona guardia e sollecita
che ’l dì e la notte vi faceano i Fiorentini: e il somigliante di
Prato, nelle quali terre erano le tre parti della gente d’arme che
allora aveano i Fiorentini, essendo la città di Firenze quasi rimasa
senza aiuto di soldati forestieri, e non avendo capitano di guerra:
messer Giovanni da Oleggio col consiglio de’ caporali ghibellini
ch’avea con seco, i quali stavano solleciti a sentire il fatto del
nostro comune, e sentivano essere dentro grande sospetto e poco
consiglio, e minore forza d’arme che in Pistoia e in Prato, con molte
verisimili suasioni mossono il capitano subitamente a stringersi
sopra Firenze colla sua oste: il quale essendo uomo di grande ardire,
e animoso contro a’ Fiorentini, sentendosi accompagnato da molti
buoni capitani di guerra, e da cinquemila barbute, e da duemila
altri cavalieri, e seimila masnadieri a piede, non bene provveduto di
vittuaglia, sperando nel contado di Firenze farsene abbondevole, come
mostrato gli era, a dì 4 d’agosto del detto anno subitamente levò il
campo da Pistoia, e per la strada dritta e piana senza arresto valicata
la terra di Prato, condusse la sua oste in sull’ora del vespero a
Campi, Brozzi e Peretola, improvviso, non che a’ Fiorentini, ma agli
uomini di quelle ville e contrade, per la qual cosa non poterono
campare alcuna cosa, fuori che le persone, e di quelle vi rimasono
assai. Il capitano per non conducersi al tardi, e perchè il luogo era
albergato e pieno d’ogni bene, fermò il campo a Campi. Della villa di
Campi e d’altre d’intorno raccolsono grano e biada e carnagione assai,
e molte masserizie e letta de’ paesani: e intesono a starsi ad agio e a
rinfrescare la gente di vivanda, della quale intorno a Pistoia aveano
avuto disagio. E dato l’ordine al campo di buona guardia di dì e di
notte, provviddono che ogni cavalcata che si facesse verso la città
di Firenze avesse riscossa di mille cavalieri il meno. E incontanente
cominciarono a cavalcare per lo piano, prendendo e raccogliendo
il bestiame e la roba che rimasa v’era senza trovare riparo, e
alcuna volta si stesono infino alle mura della città di Firenze. I
Fiorentini sentendo questa subita venuta dell’oste sopra la città, e la
baldanza presa d’aversi lasciato dietro Pistoia e Prato, sbigottirono
disordinatamente, non trovandosi forniti nè provveduti al riparo. E i
rettori del comune per lo fallo commesso dell’abbandonata provvisione
non sapeano che si fare; e molto temeano che fossono venuti così
baldanzosi a istanza de’ loro cittadini d’entro. E in questa contumacia
e sospetto si stette insino che manifesto apparve per l’operazione
de’ cittadini grandi e popolani grassi, che catuno era in fede al suo
comune: e levata la nebbia che teneva intenebrata la mente del popolo
e del comune, presono più ardire, e feciono trarre fuori i gonfaloni,
e andarono coll’arme alle porti, e fecionle serrare di verso la parte
d’ond’erano i nimici; e ordinarono guardie di buoni cittadini, facendo
il dì e la notte fare buona guardia. E armarono le mura di ventiere,
e le più deboli parti feciono afforzare per difendere la città, che di
mettere gente in campo a quell’ora non aveano podere.