CAP. VIII.

_Come i Fiorentini mandaro ambasciadori al capitano dell’oste._

Vedendosi i Fiorentini con tanta forza e da cotante parti assalire dal

signore di Milano, senza avere con lui alcuna guerra o conturbagione

di pace, elessono alquanti cittadini, e mandaronli ambasciadori nel

campo a messer Giovanni da Oleggio, capitano dell’oste sopra a Pistoia,

i quali essendo giunti nel campo, furono ricevuti dal capitano assai

cortesemente. E secondo la commissione a loro fatta da’ priori e

da’ collegi del nostro comune, domandarono messer Giovanni, con ciò

fosse cosa che tra l’arcivescovo suo signore e ’l comune di Firenze

fosse pace e niuno sospetto di guerra, perchè venuto era ostilmente

come contra suoi nimici sopra il comune di Firenze, non avendo prima

annunziato al comune la sua guerra secondo i patti della pace, salvo

che per una breve lettera, mandata per lui poichè fu sopra Pistoia: la

quale senza precedente cagione di nostro fallo, disse: _non avete voi

voluto osservare la pace, e però vi facciamo la guerra_: la quale non

era nè onesta nè debita cagione; e però siamo mandati dal nostro comune

a sapere la verità di questo movimento. Udito il capitano la loro

ambasciata, raccolse il suo consiglio, e appresso rispose altieramente

in questo modo. Il nostro signore, messer l’arcivescovo di Milano, è

potente, benigno e grazioso signore, e non fa volentieri male ad alcuna

gente, anzi mette pace e accordo in ogni luogo ove la sua potenza si

stende; è amatore di giustizia, e sopra gli altri signori la difende e

mantiene: e qui non ci ha mandati per mal fare, ma per volere tutta la

Toscana riducere e mettere in accordo e in pace, e levare le divisoni

e le gravezze che sono tra’ popoli e’ comuni di questi paesi. E perchè

a lui è pervenuto e sente le divisioni discordie e sette, e le gravezze

che sono in Firenze, le quali conturbano e aggravano la vostra città e

tutti i comuni di Toscana, ci ha mandati qui affinchè voi vi governiate

e reggiate in pace e in giustizia per lo suo consiglio, e sotto la sua

protezione e guardia; e così intende volere addirizzare tutte le terre

di Toscana. E dove questo non si possa fare con dolcezza e con amore,

intende farlo colla forza della sua potenza e degli amici suoi. E a

noi ha commesso, ove per voi non si ubbidisca al suo buono e giusto

proponimento, che mettiamo la sua oste in sulle vostre porti e intorno

alla vostra città, e che ivi tanto manterrà quella, accrescendola e

fortificandola, continuamente combattendo d’ogni parte il contado e il

distretto del vostro comune col fuoco e col ferro, e colle prede de’

vostri beni, che tornerete per vostro bene alla volontà sua. Udendo

gli ambasciadori la superba risposta del capitano e del suo consiglio,

non parve che luogo e tempo fosse di quivi stendere più loro sermone:

e però domandarono sicurtà fino a Bologna per potere andare al signore

di Milano, come aveano in commissione dal loro comune, la quale il

capitano non volle dare. E però si tornarono a Firenze, e spuosono a’

signori e al consiglio quello ch’aveano avuto dal capitano dell’oste

per risposta della loro ambasciata, per la quale l’animo de’ cittadini

di Firenze crebbe più in disdegno che in paura.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 114 / 190 题