_Come gli Ubertini, e’ Tarlati, e i Pazzi assalirono il contado di
Firenze._
Messer Piero Sacconi co’ suoi Tarlati usciti d’Arezzo, e il vescovo
d’Arezzo degli Ubertini co’ suoi consorti, e Bustaccio co’ Pazzi di
Valdarno, per lungo tempo stati in pace e in protezione col comune
di Firenze, sentendo l’avvenimento di messer Giovanni Visconti da
Oleggio con grande forza d’arme sopra Pistoia, si ragunarono con
tutto loro sforzo di gente d’arme a piè e a cavallo a Bibbiena; e
dall’arcivescovo aveano avuto dugentocinquanta barbute, acciocchè
potessono fare maggiore guerra. Di presente, improvviso a’ Fiorentini,
cominciarono a cavalcare sopra loro, e sopra i conti Guidi, amici e
fedeli del comune di Firenze, e oggi correvano in una contrada e domane
in un’altra, uccidendo e predando, e facendo aspra guerra. I Fiorentini
vedendo d’ogni parte le subite e sprovvedute tempeste venire sopra
loro, e sentendo gli amici diventati nimici, ebbono paura non piccola,
mescolata di grande sospetto, e i provveduti rettori del comune non
sapeano che si fare. E così era la città di forza e di consiglio
spaventata, e molto piena di paura e di sospetto per modo, che non
veggendo nè per atto nè per consiglio alcuna cagione di sospetto
cittadinesco, non si fidava l’uno del’altro, e non si provvedea al
comune riparo per via di consiglio in que’ primi cominciamenti.