CAP. VII.

_Come gli Ubertini, e’ Tarlati, e i Pazzi assalirono il contado di

Firenze._

Messer Piero Sacconi co’ suoi Tarlati usciti d’Arezzo, e il vescovo

d’Arezzo degli Ubertini co’ suoi consorti, e Bustaccio co’ Pazzi di

Valdarno, per lungo tempo stati in pace e in protezione col comune

di Firenze, sentendo l’avvenimento di messer Giovanni Visconti da

Oleggio con grande forza d’arme sopra Pistoia, si ragunarono con

tutto loro sforzo di gente d’arme a piè e a cavallo a Bibbiena; e

dall’arcivescovo aveano avuto dugentocinquanta barbute, acciocchè

potessono fare maggiore guerra. Di presente, improvviso a’ Fiorentini,

cominciarono a cavalcare sopra loro, e sopra i conti Guidi, amici e

fedeli del comune di Firenze, e oggi correvano in una contrada e domane

in un’altra, uccidendo e predando, e facendo aspra guerra. I Fiorentini

vedendo d’ogni parte le subite e sprovvedute tempeste venire sopra

loro, e sentendo gli amici diventati nimici, ebbono paura non piccola,

mescolata di grande sospetto, e i provveduti rettori del comune non

sapeano che si fare. E così era la città di forza e di consiglio

spaventata, e molto piena di paura e di sospetto per modo, che non

veggendo nè per atto nè per consiglio alcuna cagione di sospetto

cittadinesco, non si fidava l’uno del’altro, e non si provvedea al

comune riparo per via di consiglio in que’ primi cominciamenti.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 113 / 190 题