_Come si mise in ordine il consiglio preso._
L’arcivescovo di Milano, la gente d’arme che avea in diverse parti
in Lombardia, in pochi dì la fece venire a Bologna: e fatto capitano
messer Giovanni de’ Visconti da Oleggio, il quale per fama si tenea
essere suo figliuolo, per addietro capitano de’ Pisani, e prigione
de’ Fiorentini nella battaglia che feciono per soccorrere Lucca alla
Ghiaia, animoso contro a’ Fiorentini, singularmente per quell’onta,
uomo di grande animo, e accompagnato da’ caporali ghibellini lombardi
toscani e marchigiani, maestrevoli conducitori di guerra, si pensò
prosperamente fornire la commissione a lui fatta per lo suo signore. Il
castello della Sambuca, nel passo della montagna tra Bologna e Pistoia,
era allora per difetto de’ Fiorentini nelle sue mani, al quale avea di
vittuaglia per l’oste grande apparecchiamento; e di questo non s’erano
accorti i Fiorentini: e così provveduto, subitamente a dì 28 del mese
di luglio, gli anni _Domini_ 1351, mosse colla sua oste da Bologna, e
prima fu valicato la Sambuca, e accampatosi presso a Pistoia a quattro
miglia, per attendere il rimanente del suo esercito, che i Fiorentini
sapessono alcuna cosa, o che avessono avuto pensiero che la forza del
tiranno si stendesse sopra loro: ma sentendo questo, subitamente, in
que’ due dì ch’e’ nimici attesono la loro gente, i Fiorentini misono
gente d’arme a piè e a cavallo in Pistoia, sicchè dentro vi si trovò
alla guardia da cinquecento cavalieri e seicento fanti alla venuta
dell’oste, messer Giovanni raunata tutta la sua oste e la vittuaglia, a
dì 30 di luglio predetto si strinse alla città di Pistoia, credendolasi
avere per vane promesse, ma non essendogli risposto come s’avvisava,
vi si strinse e posevisi ad assedio. La gente de’ Fiorentini che
dentro v’era, faceano di dì e di notte sofficiente e buona guardia, e
per questo, se trattato niuno v’era non s’ardì a scoprire, ma tutti i
cittadini colla gente de’ Fiorentini insieme attesono alla difesa della
città.