_Come certi rettori di Firenze vollono prendere Pistoia per inganno._
Era per successione de’ rettori di Firenze di priorato in priorato
la sollecitudine di mettere rimedio alla guardia di quella città, e
non trovandosi da potere fare altro che fatto si fosse, alcuni allora
rettori del nostro comune, con più presunzione che il loro consiglio
non permettea, provvidono di fare tra loro segretamente d’avere per
non leale ingegno la signoria di quella terra; e com’ebbono conceputo
il non debito fatto, così per non discreto nè savio modo il vollono
mettere a esecuzione, e sotto altro titolo accolsono i soldati del
comune a piedi e a cavallo, e mossonne delle leghe del contado: e
avendo a questa gente dato ordine alla notte che si doveano muovere,
vollono provvedere di mutare di Pistoia il capitano ch’avea giurato a’
Pistolesi, ch’era troppo diritto e leale cavaliere di sua promessa,
e scambiare le masnade sotto il titolo della condotta, acciocchè
potessono senza contasto dentro meglio fornire la loro intenzione: e a
ciò fare mattamente si confidarono a uno ser Piero Gucci, soprannomato
Mucini, allora notaro della condotta, il quale era paraboloso e di
grande vista, e poco veritiere ne’ fatti. Questi promise di fornire
la bisogna chiaramente, e d’avvisare del fatto alcuni conestabili
confidenti: e preso a fornire il servigio, i poco discreti rettori del
comune ebbono la promessa di colui come se la cosa fosse ferma e certa;
e per questo la notte ordinata, a dì 26 di marzo gli anni _Domini_
1351, feciono cavalcare i cavalieri e’ pedoni ch’aveano apparecchiati,
e con loro messer Ricciardo Cancellieri, colle scale provvedute alla
misura delle mura, e a Pistoia furono la mattina innanzi dì, ed ebbono
messe le scale, e montati de’ cavalieri e de’ pedoni in su le mura,
e scesine dentro una parte, avvisando d’avere l’aiuto de’ soldati del
comune di Firenze che v’erano dentro, come era loro dato a divedere,
pensavano a dare la via agli altri e farsi forti, e tutto era senza
contasto, perocchè i cittadini si dormivano senza sospetto. E i soldati
del comune che dentro v’erano non aveano sentimento nè avviso alcuno,
perocchè il notaio, a cui la bisogna fu commessa, fu trovato in Prato
nell’albergo a dormire. Messer Ricciardo essendo co’ suoi in sulle mura
si scoperse innanzi tempo, facendo gridare viva il comune di Firenze e
messer Ricciardo. I Pistolesi sentendo il rumore credettono fosse opera
di messer Ricciardo loro sbandito, il quale aveano in gran sospetto;
e però co’ soldati de’ Fiorentini insieme furono all’arme, e trassono
alle mura francamente ad assalire coloro che dentro erano scesi: e
feditine alquanti, tutti gli presono, e allora di prima seppono che
questa era fattura de’ Fiorentini; e tutti co’ soldati de’ Fiorentini
insieme intesono sollecitamente a guardare la terra il dì e la notte. E
la folle impresa, mattamente condotta per li rettori di Firenze, generò
in Pistoia grave e pericoloso sospetto, e in Firenze molta riprensione.
Il notaio, a cui i signori aveano commessa la bisogna, fu preso a
furore di popolo e menato alla podestà, e avrebbe perduta la persona,
se non che il grande fallo ch’aveano commesso i suoi comandatori,
perchè non gravasse loro difesono lui. E di questo seguì quello che
appresso diviseremo.