CAP. XCVI.

_Come certi rettori di Firenze vollono prendere Pistoia per inganno._

Era per successione de’ rettori di Firenze di priorato in priorato

la sollecitudine di mettere rimedio alla guardia di quella città, e

non trovandosi da potere fare altro che fatto si fosse, alcuni allora

rettori del nostro comune, con più presunzione che il loro consiglio

non permettea, provvidono di fare tra loro segretamente d’avere per

non leale ingegno la signoria di quella terra; e com’ebbono conceputo

il non debito fatto, così per non discreto nè savio modo il vollono

mettere a esecuzione, e sotto altro titolo accolsono i soldati del

comune a piedi e a cavallo, e mossonne delle leghe del contado: e

avendo a questa gente dato ordine alla notte che si doveano muovere,

vollono provvedere di mutare di Pistoia il capitano ch’avea giurato a’

Pistolesi, ch’era troppo diritto e leale cavaliere di sua promessa,

e scambiare le masnade sotto il titolo della condotta, acciocchè

potessono senza contasto dentro meglio fornire la loro intenzione: e a

ciò fare mattamente si confidarono a uno ser Piero Gucci, soprannomato

Mucini, allora notaro della condotta, il quale era paraboloso e di

grande vista, e poco veritiere ne’ fatti. Questi promise di fornire

la bisogna chiaramente, e d’avvisare del fatto alcuni conestabili

confidenti: e preso a fornire il servigio, i poco discreti rettori del

comune ebbono la promessa di colui come se la cosa fosse ferma e certa;

e per questo la notte ordinata, a dì 26 di marzo gli anni _Domini_

1351, feciono cavalcare i cavalieri e’ pedoni ch’aveano apparecchiati,

e con loro messer Ricciardo Cancellieri, colle scale provvedute alla

misura delle mura, e a Pistoia furono la mattina innanzi dì, ed ebbono

messe le scale, e montati de’ cavalieri e de’ pedoni in su le mura,

e scesine dentro una parte, avvisando d’avere l’aiuto de’ soldati del

comune di Firenze che v’erano dentro, come era loro dato a divedere,

pensavano a dare la via agli altri e farsi forti, e tutto era senza

contasto, perocchè i cittadini si dormivano senza sospetto. E i soldati

del comune che dentro v’erano non aveano sentimento nè avviso alcuno,

perocchè il notaio, a cui la bisogna fu commessa, fu trovato in Prato

nell’albergo a dormire. Messer Ricciardo essendo co’ suoi in sulle mura

si scoperse innanzi tempo, facendo gridare viva il comune di Firenze e

messer Ricciardo. I Pistolesi sentendo il rumore credettono fosse opera

di messer Ricciardo loro sbandito, il quale aveano in gran sospetto;

e però co’ soldati de’ Fiorentini insieme furono all’arme, e trassono

alle mura francamente ad assalire coloro che dentro erano scesi: e

feditine alquanti, tutti gli presono, e allora di prima seppono che

questa era fattura de’ Fiorentini; e tutti co’ soldati de’ Fiorentini

insieme intesono sollecitamente a guardare la terra il dì e la notte. E

la folle impresa, mattamente condotta per li rettori di Firenze, generò

in Pistoia grave e pericoloso sospetto, e in Firenze molta riprensione.

Il notaio, a cui i signori aveano commessa la bisogna, fu preso a

furore di popolo e menato alla podestà, e avrebbe perduta la persona,

se non che il grande fallo ch’aveano commesso i suoi comandatori,

perchè non gravasse loro difesono lui. E di questo seguì quello che

appresso diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 103 / 190 题