_Della grande potenza dell’arcivescovo di Milano, e come i Fiorentini
temeano di Pistoia, e quello che ne seguì._
In questo medesimo tempo, tra il fine del cinquantesimo ed il
cominciamento del milletrecentocinquantuno, i Fiorentini cominciarono
forte a temere della città di Pistoia, la quale per cittadinesche
sette era divisa e in male stato. E la casa de’ Panciatichi, che non
erano originali guelfi, in que’ dì aveano cacciato della città messer
Riccardo Cancellieri e i suoi naturali, guelfi, di quella terra, e
antichi servidori del comune di Firenze: e messer Giovanni Panciatichi
s’avea recato in mano il governamento di quella terra, e per sembianti
mostrava d’essere amico del comune di Firenze. I Fiorentini sentendo
l’arcivescovo di Milano, il quale in quel tempo avea sotto la sua
tirannia ventidue città, tra in Lombardia e in Piemonte, e di nuovo
avea contro la volontà di santa Chiesa presa la città di Bologna,
la quale confinava col loro comune, temeano forte che Pistoia per le
cittadinesche discordie non pervenisse nelle sue mani, e però voleano
la guardia di quella terra. E quanto che messer Giovanni si mostrasse
amico del comune di Firenze, con diverse e nuove cagioni tranquillava
e metteva indugio col seguito de’ cittadini della sua setta, che il
comune di Firenze non avesse la guardia, raffrenando l’appetito de’
Fiorentini, col sospetto del potente vicino. Nondimeno i Pistolesi
guelfi pur vollono che il comune di Firenze v’avesse dentro alcuna
sua sicurtà, e consentirono che i Fiorentini mettessono in Pistoia
messer Andrea Salamoncelli, uscito di Lucca loro soldato, con cento
cavalieri e con centocinquanta masnadieri alla guardia di Pistoia, alle
spese del comune di Firenze, con patto espresso, che il detto capitano
co’ suoi cavalieri e fanti giurassono di mantenere quello stato che
allora reggeva Pistoia, contro il comune di Firenze, e ogni altro che
offendere o mutare il volesse. I Fiorentini vedendo che meglio non si
poteva fare senza grave pericolo, benchè conoscessono che questa non
era la guardia che bisognava, acconsentirono, e misonvi il capitano e
la gente d’arme sotto il detto saramento: e con molte dissimulazioni
e lusinghe manteneano quella città, ritenendo i cavalieri in Firenze
senza mutazione infino al primo tempo.