CAP. XCV.

_Della grande potenza dell’arcivescovo di Milano, e come i Fiorentini

temeano di Pistoia, e quello che ne seguì._

In questo medesimo tempo, tra il fine del cinquantesimo ed il

cominciamento del milletrecentocinquantuno, i Fiorentini cominciarono

forte a temere della città di Pistoia, la quale per cittadinesche

sette era divisa e in male stato. E la casa de’ Panciatichi, che non

erano originali guelfi, in que’ dì aveano cacciato della città messer

Riccardo Cancellieri e i suoi naturali, guelfi, di quella terra, e

antichi servidori del comune di Firenze: e messer Giovanni Panciatichi

s’avea recato in mano il governamento di quella terra, e per sembianti

mostrava d’essere amico del comune di Firenze. I Fiorentini sentendo

l’arcivescovo di Milano, il quale in quel tempo avea sotto la sua

tirannia ventidue città, tra in Lombardia e in Piemonte, e di nuovo

avea contro la volontà di santa Chiesa presa la città di Bologna,

la quale confinava col loro comune, temeano forte che Pistoia per le

cittadinesche discordie non pervenisse nelle sue mani, e però voleano

la guardia di quella terra. E quanto che messer Giovanni si mostrasse

amico del comune di Firenze, con diverse e nuove cagioni tranquillava

e metteva indugio col seguito de’ cittadini della sua setta, che il

comune di Firenze non avesse la guardia, raffrenando l’appetito de’

Fiorentini, col sospetto del potente vicino. Nondimeno i Pistolesi

guelfi pur vollono che il comune di Firenze v’avesse dentro alcuna

sua sicurtà, e consentirono che i Fiorentini mettessono in Pistoia

messer Andrea Salamoncelli, uscito di Lucca loro soldato, con cento

cavalieri e con centocinquanta masnadieri alla guardia di Pistoia, alle

spese del comune di Firenze, con patto espresso, che il detto capitano

co’ suoi cavalieri e fanti giurassono di mantenere quello stato che

allora reggeva Pistoia, contro il comune di Firenze, e ogni altro che

offendere o mutare il volesse. I Fiorentini vedendo che meglio non si

poteva fare senza grave pericolo, benchè conoscessono che questa non

era la guardia che bisognava, acconsentirono, e misonvi il capitano e

la gente d’arme sotto il detto saramento: e con molte dissimulazioni

e lusinghe manteneano quella città, ritenendo i cavalieri in Firenze

senza mutazione infino al primo tempo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 102 / 190 题