CAP. XCIV.

_Come il conte d’Avellino diè al suo figliuolo per moglie la duchessa

di Durazzo._

Il conte d’Avellino, il quale colle sue galee era rimaso sopra Napoli

al castello dell’Uovo, vedendo i fatti del Regno rimasi intrigati per

lungo tempo, essendo rimasa la duchessa di Durazzo sirocchia della

reina, vedova, nel castello dell’Uovo, chiamata Maria, non ostante

che ’l detto conte fosse suo compare, ma per quello mostrando più

familiarità, con piccola compagnia andò al castello per vicitarla,

innanzi alla sua partita; la duchessa con buona confidanza gli fece

aprire liberamente il castello, ed egli con due suoi figliuoli e colla

sua famiglia armata v’entrarono: e entrati, fece prendere la guardia

delle porti e delle fortezze d’entro. Ed essendo colla duchessa, disse

che volea ch’ella fosse moglie di Ruberto suo figliuolo, e per forza le

fece consumare il matrimonio: e di presente la trasse del castello con

tutti i suoi arnesi, e misela nella sua galea, per menarla in Proenza.

Il re Luigi ch’era in Gaeta sentì di presente questo fatto, e egli e

la reina ne furono molto turbati. E seguendo il conte suo viaggio per

tornare in Proenza con tutte le galee, quando furono sopra a Gaeta

l’otto entrarono nel porto, e i padroni e’ nocchieri e le ciurme

scesono in terra per pigliare rinfrescamento. Il conte colla duchessa

e co’ figliuoli rimasono fuori del porto in due galee, e attendevano

l’altre che prendevano rinfrescamento per seguire loro viaggio. Il re

Luigi cautamente fece venire a se i padroni e’ nocchieri dell’otto

galee, e fece segretamente armare de’ Gaetani e stare alla guardia,

che non potessono senza sua volontà tornare alle galee. E fatto questo,

disse: pensate di morire se non fate che le due galee dov’è il conte,

e i figliuoli e la duchessa, venghino dentro nel porto a terra; e alle

minacce aggiunse amore e preghiere: e ritenuti de’ caporali cui egli

volle per sicurtà del fatto, lasciò gli altri tornare alle galee: i

quali di presente s’accostarono alle due galee del conte, che di questo

fatto, come il peccato l’accecava, non s’era avveduto, e di presente

l’ebbono condotte a terra dentro al porto. Allora il re mandò a dire al

conte che venisse a lui. Il conte si scusò che non potea perocch’era

forte stretto dalle gotte. Il re acceso di furore e infiammato d’ira,

per l’ingiuria ricevuta della vergogna fatta al sangue reale, e de’

suoi gravi e pericolosi baratti, non si potè temperare nè raffrenare il

conceputo sdegno: ma prese certi compagni di sua famiglia, e armati,

in persona si mosse: e giunto al porto, montò in su la galea dov’era

il conte. Venuto a lui, in brieve sermone gli raccontò tutti i suoi

tradimenti, e la folle baldanza che lo avea condotto a vituperare il

sangue reale: e detto questo, senza attendere risposta, con uno stocco

il fedì del primo colpo; e incontanente n’ebbe tanti, che senza potere

fare parola rimase morto in su la galea. La duchessa di presente fu

tratta di galea, e collocata colla sua famiglia e co’ suoi arnesi

in uno ostieri in Gaeta, e i due figliuoli del conte furono messi in

prigione. Lasceremo ora de’ fatti del Regno, che stando le triegue non

v’ebbe cosa degna di memoria, e ritorneremo alla nostra materia degli

altri fatti d’Italia, e della nostra città di Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 101 / 190 题