CAP. XCIII.

_Come il re d’Ungheria e il re Luigi vennono a certa tregua._

Avendo non ispedite guerre, ma piuttosto avviluppamenti di quelle

narrate de’ fatti del regno di Cicilia, seguita non meno incognito

e avviluppato processo nelle seguenti successioni di que’ fatti; ma

cotali chenti alla nostra materia s’offeriranno, con nostra scusa gli

racconteremo. Avuta il re d’Ungheria la città d’Aversa, alla quale

lungo tempo s’era dibattuto con tutta la sua grande oste, e non l’avea

potuta nè per forza nè per assedio acquistare, essendo debole città

di mura e da poca gente difesa, si pensò che l’altre maggiori e più

forti città che si teneano contro a lui sarebbono più malagevoli a

conquistare, e per esempio d’Aversa troverebbe maggiore resistenza; e i

suoi baroni aveano già compiuto con lui il termine del debito servigio,

e a volerli ritenere al conquisto del Regno bisognava che desse loro

danaro, che n’avea pochi, e del Regno non ne potea trarre, essendo in

guerra: vide che il re Luigi, i baroni, e quelli che si teneano dal

suo lato erano disposti di stare alla difesa delle mura: e però mutò

l’animo agevolmente disposto a trovare accordo, col quale con meno sua

vergogna si potesse partire del Regno. E dall’altra parte il re Luigi

era a tanto condotto, che non che potesse con arme resistere al nimico,

ma di mantenere bisognose e necessarie spese di sua vita era impotente;

e se non fosse che l’animo de’ Napoletani concorrea a lui e alla reina

alla loro difesa, non arebbono potuto sostenere. E per questa cagione

era atta la materia da catuna parte a venire alla concordia con piccolo

aiuto d’alcuni mezzani. Onde alcuno prelato di santa Chiesa, il quale

era dal papa mandato nel Regno, e il conte d’Avellino, che avea da

ogni parte puttaneggiato, coll’aiuto d’alcuno altro barone, movendosi

a cercare se potessono trovare via d’accordo, con piccola fatica vi

pervennono alla cavalleresca, in questo modo. Che triegue fossono

fatte infino a calen di aprile, gli anni _Domini_ 1351, con patto, che

chi avesse nel Regno dovesse sicuramente tenere sue città, castella

e ville in pace tutto il tempo detto. Che la questione che si faceva

contro alla reina Giovanna della morte del re Andreasso, si dovesse

commettere nel papa e ne’ cardinali: e dove fosse trovata colpevole,

dovesse perdere il reame, e tornasse libero al re d’Ungheria: e

dove ella non fosse giudicata colpevole della morte del marito, ma

liberatane per sentenza del papa e del collegio de’ cardinali dovesse

rimanere reina del detto regno. E il re d’Ungheria le dovea rendere

tutte le città, castella e baronaggi che vi tenea, riavendo da lei per

le spese fatte per lui fiorini trecentomila d’oro, per quello modo e

termine competente che ordinato fosse per la santa Chiesa; e per patto

catuno re si dovea partire personalmente, e la reina del reame. Per

la fermezza d’attenere l’uno all’altro questi patti non ebbe altro

legame, che la fe e la scrittura e la testimonianza de’ mezzani. Il re

d’Ungheria che avea d’uscire del reame maggior voglia, prese l’onesta

cagione d’andare in romeaggio a Roma al santo perdono; e in Puglia

alle terre della marina lasciò de’ suoi Ungheri alla guardia con loro

capitani, e fornì di buona guardia tutte le sue tenute in Terra di

Lavoro; e a Capova e Aversa, e per l’altre terre e castella circustanti

lasciò suo vicario messer fra Moriale cavaliere friere di san Giovanni

di Provenza, valente e ridottato cavaliere, con buone masnade di

Provenzali, di cui il detto re molto si confidava; e a Viglionese

e a Lanciano e nell’altre terre che tenea in Abruzzi lasciò vicario

messer Currado Lupo, franco cavaliere, con sue masnade di Tedeschi

a quella guardia. E ordinato ch’ebbe la guardia delle sue terre nel

Regno si mise a cammino per andare a Roma: e incontanente il re Luigi

per mostrare di volere uscire del Regno, e tenere i patti, si partì

da Napoli colla reina, e venne alla città di Gaeta in su’ confini del

reame, e ivi attendeva che il re d’Ungheria si partisse d’Italia e

tornasse in suo reame, com’era in convegna; e ciò fatto, il re Luigi

e la reina Giovanna doveano fuori del reame attendere la sentenza di

santa Chiesa. I Gaetani ricevettono il re Luigi e la reina Giovanna

in Gaeta con grande onore: e provviddongli di loro danari per aiuto

alle spese, che n’aveano grande bisogno. Ed ivi si fermarono con animo

e intenzione di non uscire del Regno, bene che promesso l’avessono,

parendo loro che il dilungamento da quello, al bisognoso e lieve stato

ch’aveano, fosse pericoloso al fatto loro. Il re d’Ungheria seguì a

Roma suo viaggio, e avuto il santo perdono senza soggiorno se ne tornò

in Ungheria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 100 / 190 题