_Come il re d’Ungheria e il re Luigi vennono a certa tregua._
Avendo non ispedite guerre, ma piuttosto avviluppamenti di quelle
narrate de’ fatti del regno di Cicilia, seguita non meno incognito
e avviluppato processo nelle seguenti successioni di que’ fatti; ma
cotali chenti alla nostra materia s’offeriranno, con nostra scusa gli
racconteremo. Avuta il re d’Ungheria la città d’Aversa, alla quale
lungo tempo s’era dibattuto con tutta la sua grande oste, e non l’avea
potuta nè per forza nè per assedio acquistare, essendo debole città
di mura e da poca gente difesa, si pensò che l’altre maggiori e più
forti città che si teneano contro a lui sarebbono più malagevoli a
conquistare, e per esempio d’Aversa troverebbe maggiore resistenza; e i
suoi baroni aveano già compiuto con lui il termine del debito servigio,
e a volerli ritenere al conquisto del Regno bisognava che desse loro
danaro, che n’avea pochi, e del Regno non ne potea trarre, essendo in
guerra: vide che il re Luigi, i baroni, e quelli che si teneano dal
suo lato erano disposti di stare alla difesa delle mura: e però mutò
l’animo agevolmente disposto a trovare accordo, col quale con meno sua
vergogna si potesse partire del Regno. E dall’altra parte il re Luigi
era a tanto condotto, che non che potesse con arme resistere al nimico,
ma di mantenere bisognose e necessarie spese di sua vita era impotente;
e se non fosse che l’animo de’ Napoletani concorrea a lui e alla reina
alla loro difesa, non arebbono potuto sostenere. E per questa cagione
era atta la materia da catuna parte a venire alla concordia con piccolo
aiuto d’alcuni mezzani. Onde alcuno prelato di santa Chiesa, il quale
era dal papa mandato nel Regno, e il conte d’Avellino, che avea da
ogni parte puttaneggiato, coll’aiuto d’alcuno altro barone, movendosi
a cercare se potessono trovare via d’accordo, con piccola fatica vi
pervennono alla cavalleresca, in questo modo. Che triegue fossono
fatte infino a calen di aprile, gli anni _Domini_ 1351, con patto, che
chi avesse nel Regno dovesse sicuramente tenere sue città, castella
e ville in pace tutto il tempo detto. Che la questione che si faceva
contro alla reina Giovanna della morte del re Andreasso, si dovesse
commettere nel papa e ne’ cardinali: e dove fosse trovata colpevole,
dovesse perdere il reame, e tornasse libero al re d’Ungheria: e
dove ella non fosse giudicata colpevole della morte del marito, ma
liberatane per sentenza del papa e del collegio de’ cardinali dovesse
rimanere reina del detto regno. E il re d’Ungheria le dovea rendere
tutte le città, castella e baronaggi che vi tenea, riavendo da lei per
le spese fatte per lui fiorini trecentomila d’oro, per quello modo e
termine competente che ordinato fosse per la santa Chiesa; e per patto
catuno re si dovea partire personalmente, e la reina del reame. Per
la fermezza d’attenere l’uno all’altro questi patti non ebbe altro
legame, che la fe e la scrittura e la testimonianza de’ mezzani. Il re
d’Ungheria che avea d’uscire del reame maggior voglia, prese l’onesta
cagione d’andare in romeaggio a Roma al santo perdono; e in Puglia
alle terre della marina lasciò de’ suoi Ungheri alla guardia con loro
capitani, e fornì di buona guardia tutte le sue tenute in Terra di
Lavoro; e a Capova e Aversa, e per l’altre terre e castella circustanti
lasciò suo vicario messer fra Moriale cavaliere friere di san Giovanni
di Provenza, valente e ridottato cavaliere, con buone masnade di
Provenzali, di cui il detto re molto si confidava; e a Viglionese
e a Lanciano e nell’altre terre che tenea in Abruzzi lasciò vicario
messer Currado Lupo, franco cavaliere, con sue masnade di Tedeschi
a quella guardia. E ordinato ch’ebbe la guardia delle sue terre nel
Regno si mise a cammino per andare a Roma: e incontanente il re Luigi
per mostrare di volere uscire del Regno, e tenere i patti, si partì
da Napoli colla reina, e venne alla città di Gaeta in su’ confini del
reame, e ivi attendeva che il re d’Ungheria si partisse d’Italia e
tornasse in suo reame, com’era in convegna; e ciò fatto, il re Luigi
e la reina Giovanna doveano fuori del reame attendere la sentenza di
santa Chiesa. I Gaetani ricevettono il re Luigi e la reina Giovanna
in Gaeta con grande onore: e provviddongli di loro danari per aiuto
alle spese, che n’aveano grande bisogno. Ed ivi si fermarono con animo
e intenzione di non uscire del Regno, bene che promesso l’avessono,
parendo loro che il dilungamento da quello, al bisognoso e lieve stato
ch’aveano, fosse pericoloso al fatto loro. Il re d’Ungheria seguì a
Roma suo viaggio, e avuto il santo perdono senza soggiorno se ne tornò
in Ungheria.