_Come il conte d’Avellino con dieci galee stette a Napoli, e Aversa
s’arrendè al re._
Stando l’assedio ad Aversa, la reina Giovanna non essendo bene del
re Luigi, perchè volea essere da lui più riverita che non le parea,
perocchè era donna e reina del reame, e il marito non era ancora re,
a sua ’stanza fece in Proenza al conte d’Avellino, capo e maggiore
della casa del Balzo, armare dieci galee, e all’uscita di giugno nel
detto anno giunse nel porto di Napoli colla detta armata, atteso
per soccorso, del quale aveano gran bisogno. Ma il conte pieno di
malizia, conoscendo il bisogno del re Luigi, e poco curandosi della
reina, mostrandosi di volere trattare suo vantaggio, colle sue galee
si teneva in alto sopra il porto di Napoli. E per trarre vantaggio e
mantenere l’armata, ordinò che ogni legno o barca che nel porto volesse
entrare o uscire pagasse certa quantità di danari, e per questo modo
aggravava i Napoletani, e faceva loro più grande la carestia della
vittuaglia. E stando in questo modo, trattava domandando vantaggio
al re Luigi, e il re gliel’otriava quanto sapea domandare, per avere
l’aiuto di quelle galee, aggiugnendo i prieghi della reina, mostrando
come con quelle galee poteano racquistare le terre di quella marina,
onde seguirebbe loro grande soccorso. Ma per cosa che fare sapesse
non potè smuovere il conte a dargli l’aiuto di quell’armata, anzi
si partì di là, e per potere agiare la ciurma in terra s’apportò
al castello dell’Uovo: e cominciò a trattare col re d’Ungheria di
volergli dare per moglie la sirocchia della reina, che fu moglie del
duca di Durazzo, e il re avvisato gli dava intendimento, per volere
quelle galee tenere in contumace de’ suoi avversari. E stando il conte
in trattati e di là e di qua, non si potea conoscere che facesse la
volontà della reina, nè che fosse ribello al re Luigi, o in che modo si
potesse giudicare essere col re d’Ungheria, tenendo colla sua malizia
ogni parte sospesa. Al re Luigi e ai Napoletani fece danno, alla reina
non accrebbe baldanza: ma al re d’Ungheria, per lo suo trattare, fece
piuttosto avere Aversa: che sentendo gli assediati i trattati del
conte, affaticati lungamente alla difesa d’Aversa, pensando che il re
d’Ungheria rimanesse nel Regno, benchè ancora si potessono difendere
alcun tempo, presono partito di trattare per loro. E messer Iacopo
Pignattaro loro capitano, essendo regnicolo, e di natura mobile alla
nuova signoria, tosto s’accordò col re, ed ebbe sotto titolo di loro
soldi moneta dal re d’Ungheria, e rendégli la città d’Aversa: il quale
incontanente v’entrò dentro con tutta sua cavalleria, e non lasciò
fare a’ cittadini alcuna violenza o ruberia. E questo fu del mese di
settembre del detto anno. Manifesto fu che questa vittoria venne agli
Ungheri a gran bisogno, perocchè già era sì stracca la gente, per lungo
disagio e per la carestia, che poco più vi poteano stare, e il partire
senza averla vinta tornava al re e alla sua grande cavalleria ontosa
vergogna.