CAP. XCII.

_Come il conte d’Avellino con dieci galee stette a Napoli, e Aversa

s’arrendè al re._

Stando l’assedio ad Aversa, la reina Giovanna non essendo bene del

re Luigi, perchè volea essere da lui più riverita che non le parea,

perocchè era donna e reina del reame, e il marito non era ancora re,

a sua ’stanza fece in Proenza al conte d’Avellino, capo e maggiore

della casa del Balzo, armare dieci galee, e all’uscita di giugno nel

detto anno giunse nel porto di Napoli colla detta armata, atteso

per soccorso, del quale aveano gran bisogno. Ma il conte pieno di

malizia, conoscendo il bisogno del re Luigi, e poco curandosi della

reina, mostrandosi di volere trattare suo vantaggio, colle sue galee

si teneva in alto sopra il porto di Napoli. E per trarre vantaggio e

mantenere l’armata, ordinò che ogni legno o barca che nel porto volesse

entrare o uscire pagasse certa quantità di danari, e per questo modo

aggravava i Napoletani, e faceva loro più grande la carestia della

vittuaglia. E stando in questo modo, trattava domandando vantaggio

al re Luigi, e il re gliel’otriava quanto sapea domandare, per avere

l’aiuto di quelle galee, aggiugnendo i prieghi della reina, mostrando

come con quelle galee poteano racquistare le terre di quella marina,

onde seguirebbe loro grande soccorso. Ma per cosa che fare sapesse

non potè smuovere il conte a dargli l’aiuto di quell’armata, anzi

si partì di là, e per potere agiare la ciurma in terra s’apportò

al castello dell’Uovo: e cominciò a trattare col re d’Ungheria di

volergli dare per moglie la sirocchia della reina, che fu moglie del

duca di Durazzo, e il re avvisato gli dava intendimento, per volere

quelle galee tenere in contumace de’ suoi avversari. E stando il conte

in trattati e di là e di qua, non si potea conoscere che facesse la

volontà della reina, nè che fosse ribello al re Luigi, o in che modo si

potesse giudicare essere col re d’Ungheria, tenendo colla sua malizia

ogni parte sospesa. Al re Luigi e ai Napoletani fece danno, alla reina

non accrebbe baldanza: ma al re d’Ungheria, per lo suo trattare, fece

piuttosto avere Aversa: che sentendo gli assediati i trattati del

conte, affaticati lungamente alla difesa d’Aversa, pensando che il re

d’Ungheria rimanesse nel Regno, benchè ancora si potessono difendere

alcun tempo, presono partito di trattare per loro. E messer Iacopo

Pignattaro loro capitano, essendo regnicolo, e di natura mobile alla

nuova signoria, tosto s’accordò col re, ed ebbe sotto titolo di loro

soldi moneta dal re d’Ungheria, e rendégli la città d’Aversa: il quale

incontanente v’entrò dentro con tutta sua cavalleria, e non lasciò

fare a’ cittadini alcuna violenza o ruberia. E questo fu del mese di

settembre del detto anno. Manifesto fu che questa vittoria venne agli

Ungheri a gran bisogno, perocchè già era sì stracca la gente, per lungo

disagio e per la carestia, che poco più vi poteano stare, e il partire

senza averla vinta tornava al re e alla sua grande cavalleria ontosa

vergogna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 99 / 190 题