CAP. XCI.

_Della materia medesima._

Vedendo il re d’Ungheria mancare la vittuaglia all’oste, ebbe i

capitani e’ conestabili de’ suoi Ungheri e Tedeschi che v’erano a

parlamento: e disse come grande vergogna era a lui e a loro essere

stati tanto tempo intorno a quella terra, abbandonata di soccorso e

imperfetta di mura, e non averla potuta prendere; e ora conoscea che

per lo mancamento della vittuaglia il soggiorno non gli tornasse a

vergogna; e però gli richiedeva e pregava ch’elli confortassono loro e

i loro cavalieri, ch’elli adoperassono per loro virtù, che combattendo

la terra si vincesse: ch’egli intendea di volere che la battaglia

da ogni parte vi si desse aspra e forte, sicch’ella si vincesse. I

capitani e’ conestabili di grande animo e di buono volere s’offersono

al re, e il re in persona disse loro d’essere alla detta battaglia.

Quelli d’entro che sentirono come doveano essere combattuti con tutta

la forza di quella gente barbara, non si sbigottirono, anzi presono

cuore e ardire e argomento alla loro difesa. Gli Ungheri e i Tedeschi

sprovveduti d’ingegni da coprirsi e da prendere aiuto all’assalto delle

mura, fidandosi negli archi e nelle saette, da ogni parte a uno segno

fatto assalirono le mura. E il re in persona fu all’assalto, per fare

da se, e per dare vigore agli altri. E data la battaglia, e rinfrescata

spesso, per stancare i difenditori, e fatto di loro saettamento ogni

prova, ed essendo da quelli della terra in ogni parte ribattuti,

coll’aiuto de’ balestrieri e delle pietre e della calcina gittata sopra

loro, e delle lanci e pali e d’altri argomenti, non ebbono podere di

prendere alcuna parte delle mura, ma molti di loro morti e più fediti,

e infino fedito il re, con acquisto d’onta e di vergogna si ritrassono

dalla battaglia. Que’ d’entro avendo combattuto francamente, confortati

e medicati di loro fedite, presono delle fatiche riposo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 98 / 190 题