_Come fu data l’ultima battaglia ad Aversa dal re d’Ungheria._
Stando l’assedio ad Aversa, il re d’Ungheria facea scorrere continovo
la sua gente fino a Napoli e per lo paese d’intorno d’ogni parte, e
tutti i casali e le vicinanze l’ubbidivano, e mandavano il mercato
all’oste. A Napoli per terra non entrava alcuna cosa da vivere, e però
avea soffratta d’ogni bene, salvo che di grechi e di vini latini. E
se il re d’Ungheria avesse avute galee in mare, avrebbe vinta la città
di Napoli per assedio più tosto che Aversa: perocchè non aveano d’onde
vivere, se per mare non veniva da Gaeta e di Roma con grande costo. Nel
cominciamento, l’oste del re d’Ungheria fu abbondevole d’ogni grascia,
per l’ubbidienza de’ paesani: ma soprastando l’assedio, il servigio
cominciò a rincrescere, e l’oste ad avere mancamento di molte cose,
e spezialmente di ferri di cavalli e di chiovi. E i nobili regnicoli
vedendo che il re in persona con diecimila cavalieri non poteva
prendere Aversa, debole di mura e di fortezza e con poca gente alla
difesa, cominciarono ad avere a vile gli Ungheri, e trarre le cose loro
de’ casali, e la vittuaglia non portavano al campo come erano usati. E
per questo le masnade degli Ungheri andavano a rubare oggi l’uno casale
e domane l’altro, e spaventati i paesani, la carestia e il disagio
montava nell’oste. Il re temendo che la vittuaglia non fallasse nel
soggiorno, deliberò di combattere la città con più ordine e con più
forza ch’altra volta non avea fatto, come appresso diviseremo.