CAP. XC.

_Come fu data l’ultima battaglia ad Aversa dal re d’Ungheria._

Stando l’assedio ad Aversa, il re d’Ungheria facea scorrere continovo

la sua gente fino a Napoli e per lo paese d’intorno d’ogni parte, e

tutti i casali e le vicinanze l’ubbidivano, e mandavano il mercato

all’oste. A Napoli per terra non entrava alcuna cosa da vivere, e però

avea soffratta d’ogni bene, salvo che di grechi e di vini latini. E

se il re d’Ungheria avesse avute galee in mare, avrebbe vinta la città

di Napoli per assedio più tosto che Aversa: perocchè non aveano d’onde

vivere, se per mare non veniva da Gaeta e di Roma con grande costo. Nel

cominciamento, l’oste del re d’Ungheria fu abbondevole d’ogni grascia,

per l’ubbidienza de’ paesani: ma soprastando l’assedio, il servigio

cominciò a rincrescere, e l’oste ad avere mancamento di molte cose,

e spezialmente di ferri di cavalli e di chiovi. E i nobili regnicoli

vedendo che il re in persona con diecimila cavalieri non poteva

prendere Aversa, debole di mura e di fortezza e con poca gente alla

difesa, cominciarono ad avere a vile gli Ungheri, e trarre le cose loro

de’ casali, e la vittuaglia non portavano al campo come erano usati. E

per questo le masnade degli Ungheri andavano a rubare oggi l’uno casale

e domane l’altro, e spaventati i paesani, la carestia e il disagio

montava nell’oste. Il re temendo che la vittuaglia non fallasse nel

soggiorno, deliberò di combattere la città con più ordine e con più

forza ch’altra volta non avea fatto, come appresso diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 97 / 190 题