CAP. LXXXIX.

_Come i Genovesi ebbono Ventimiglia._

In questo tempo dell’assedio d’Aversa, il doge di Genova e il suo

consiglio, conosciuto loro tempo, armarono dodici galee e mandaronle

nel porto di Napoli, e diedono il partito a prendere al re e a alla

reina, dicendo in questo modo: il doge di Genova e il suo consiglio

ci hanno mandati qui a essere in vostro aiuto, in quanto voi rendiate

liberamente al nostro comune la città di Ventimiglia, la quale è di

nostra riviera, avvegnachè di ragione fosse della contea di Provenza.

E se questo non fate, di presente abbiamo comandamento d’essere contro

a voi, e di servire il re d’Ungheria. Il re e la reina vedendosi

assediati per terra dalla grande cavalleria del re d’Ungheria, a cui

ubbidia tutta la Terra di Lavoro, e di mare convenia che venisse tutta

loro vittuaglia, e da loro non aveano solo una galea: pensarono che

se i Genovesi gli nimicassono in mare erano perduti, e però stretti

dalla necessità deliberarono di fare la volontà del doge e del comune

di Genova, avendo speranza dell’aiuto di quelle galee molto migliorasse

la loro condizione. E incontanente mandarono a far dare la tenuta

della città di Ventimiglia al comune di Genova. E le dodici galee non

si vollono muovere del porto di Napoli, nè fare alcuna novità infino a

tanto che la risposta non venne dal loro doge, come avessono la tenuta

della detta città. Avuta la novella, non tennono fede al re Luigi nè

alla reina di volere nimicare le terre che ubbidivano al re d’Ungheria,

nè essere contro a lui; anzi si partirono da Napoli, e presono altro

loro viaggio.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 96 / 190 题