CAP. LXXXVIII.

_Come il re d’Ungheria ritornò in Puglia conquistando molte terre._

In questo anno, Lodovico re d’Ungheria sentendo che la sua gente avea

sconfitto a Meleto i baroni del re Luigi e i Napoletani, e aveano molti

a prigioni: essendo sollecitato per lettere e per ambasciadori da’

comuni e da’ baroni che teneano nel Regno la sua parte che ritornasse,

diliberò di farlo. E di presente mandò innanzi de’ suoi cavalieri

ungheri con certi capitani in Ischiavonia, perchè di là passassero

in Puglia. E quando gli sentì passati, subitamente con certi suoi

eletti baroni, con piccola compagnia, si mise a cammino, e prima fu

alla marina di Schiavonia che sapere si potesse della sua partita: e

trovando al porto le galee e i legni apparecchiati, vi montò suso; e

avendo il tempo buono, valicò in Puglia a salvamento, assai più tosto

che per i paesani non si stimava. E sentita la partita sua in Ungheria,

grande moltitudine d’Ungheri il seguitarono, valicando di Schiavonia

in Puglia in barche e in piccoli legni armati sì disordinatamente, che

se il re Luigi avesse avute due galee armate senza fallo gli avrebbono

rotti e impediti per modo, che non sarebbono potuti passare: ma come

furono passati, il re Luigi vi mandò tre galee armate che vi giunsono

invano. Ed essendo il re d’Ungheria in Puglia, ragunò la sua gente

insieme, e trovossi con diecimila cavalieri. In que’ dì il conte di

Minerbino, il quale s’era ribellato dal detto re, si racchiuse nella

città di Trani, alla quale il re andò ad assedio. E vedendosi il conte

senza speranza di soccorso e disperato di salute, col capestro in

collo e in camicia uscì della città, e gittossi ginocchione in terra

a piè del re domandandoli misericordia. Il re d’Ungheria dimenticati

i baratti e’ falli del conte benignamente gli perdonò, e rimiselo

nel suo stato: e lasciato nelle città e castella di Puglia quella

gente che volle, venne in Principato. La città di Salerno essendo

in cittadinesche discordie gli apersono le porte, e ricevettonlo a

onore: e ivi si riposò alquanti dì; e messo suo vicario nella città

e castellano nel castello, se ne venne a Nocera de’ cristiani; e in

quella se n’entrò senza contasto. Il castello era forte e bene fornito

alla difesa, ma invilito il castellano, per codardia l’abbandonò. Il

re il fece prendere e guardare alla sua gente. E partito di là venne a

Matalona, nella quale entrò senza contasto. E tutte le città e castella

di Terra di Lavoro feciono il suo comandamento, salvo la città di

Napoli ed Aversa. E poi il detto re con tutto suo sforzo se ne venne

ad Aversa, del mese di maggio nel detto anno, e credettelasi avere alla

prima giunta, ma trovossi ingannato, perocchè era città di mura cinta,

e bene che fossero basse, era imbertescata e fornita di legname alla

difesa; e dentro v’erano i cavalieri e i masnadieri che la difendevano

virtuosamente; e assaggiata per più volte dall’assalto degli Ungheri,

con loro dannaggio, il re conobbe che non la potea vincere per forza, e

però vi mise assedio, e strinsela con più campi per modo, che da niuna

parte vi si poteva entrare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 95 / 190 题