CAP. LXXXVII.

_Come il legato del papa si partì del Regno, e il re riprese Aversa._

Tornando alle novità del regno di Cicilia di qua dal Faro, come è

narrato, fatto l’accordo dal re Luigi a Currado Lupo e agli altri

caporali ch’erano sotto il titolo del re d’Ungheria in Terra di Lavoro,

le città e le castella che teneano in quella furono assegnate alla

guardia del cardinale messer Annibaldo da Ceccano, salvo le torri

di Capova. Il cardinale non trovando tra le parti accordo, per dare

materia al re Luigi che si potesse riprendere le città e le castella

che a lui erano accomandate, si partì del Regno e andossene a Roma, ove

da’ Romani fu male veduto; perocchè dispensava e accorciava i termini

della vicitazione a’ romei, contro all’appetito della loro avarizia,

onde più volte standosi nel suo ostiere fu saettato da loro, e alla

sua famiglia fatta vergogna, e assaliti e fediti cavalcando per Roma.

Onde egli sdegnoso si partì, e andossone in Campagna; e nel cammino

morì di veleno con assai suoi famigliari. Dissesi che ad Aquino era

stato avvelenato vino nelle botti, del quale non ebbono guardia, e

bevvonsene: se per altro modo fu non si potè sapere. Rimasta la città

d’Aversa e la guardia del castello a certi famigliari del cardinale in

nome di santa Chiesa, il re Luigi vi cavalcò con poca gente, e fecesi

aprire le porte del castello senza contasto, e misevi fornimento o

gente d’arme alla guardia. E incontanente la città, ch’era troppo larga

e sparta da non potersi bene difendere, ristrinse, facendo disfare

tutte le case e’ palagi che fuori del cerchio che prese rimanieno;

e delle pietre fece cominciare a cignere quella di buone e grosse

mura: e a ciò fare mise grande sollecitudine, sicchè in poco tempo,

innanzi l’avvenimento del re d’Ungheria nel Regno, le mura erano alzate

per tutto sei braccia intorno alla terra. E fatto capitano messer

Iacopo Pignattaro di Gaeta, valente barone, di trecento cavalieri e

di seicento pedoni masnadieri, gli accomandò la guardia della città

d’Aversa e del castello; e nella terra fece mettere abbondanza di

vittuaglia, perocchè di quella terra, più che dell’altre, si dubitava

alla tornata del re d’Ungheria. In quel tempo Currado Lupo non

sentendosi forte di cavalieri, che s’erano partiti del Regno, s’era

ridotto a Viglionese in Abruzzi, e gli Ungheri in Puglia, e guardavano

il passo delle torri di Capova, aspettando il loro signore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 1 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 94 / 190 题